Servizio Prevenzione Protezione

Ultimo aggiornamento contenuto: 03.02.2015 10:50:36

Interviste

Qual è la differenza tra rischio e pericolo?

1)    Prossima domanda?

2)    Beh il rischio è una situazione di  incertezza, invece il pericolo è anche una situazione di incertezza

3)    Il rischio è qualcosa di più sostanziale quindi qualcosa che può essere che può avere una gravità maggiore mentre  il pericolo è qualcosa  di generico può essere anche un pericolo non intenso

4)    Beh allora immagino che il pericolo sia quando cioè sia qualcosa di concreto che lo studente sa che può succedere, che ci sono buone probabilità che succeda se fa  certe cose, quindi una cosa è pericolosa, il rischio… no ci sono! Allora il pericolo potrebbe essere una situazione in cui uno studente si può cacciare, trovare per una cosa che fa lui in un certo senso, sa che fare una cosa può essere pericoloso, il rischio può essere invece una situazione in cui una situazione pericolosa però non dipende da lui in un certo senso

5)    Ma, probabilmente perché alcuni sono di elevata importanza, nel senso che potrebbero coinvolgere anche, oltre alla persona sul suo luogo di lavoro, anche persone che stanno intorno a sé, cioè ad esempio se in un laboratorio chimico c’è uno spandimento o qualcosa del genere, questa cosa potrebbe  essere molto più pericolosa piuttosto di uno che sta lavorando sulla propria fresa e si taglia un dito, ecco sostanzialmente

6)    Allora ti risponderò nel modo seguente: secondo l’ideogramma cinese, la parola rischio equivale a due termini, al termine pericolo e al termine opportunità. Quindi in sostanza il rischio è una situazione di pericolo, dove diverse opportunità possono prevalere quindi la parola rischio è già inglobata, la parola pericolo è già inglobata dentro la parola rischio

7)    Ci sono pericoli più o meno probabili quindi è meglio affrontare prima quelli più probabili o comunque che  hanno maggiore frequenza, tendenzialmente, quindi direi che la priorità è data in base a questo

8)    Beh… allora, il rischio dovrebbe essere una… il rischio è l’eventualità, è la percentuale diciamo la percentuale di possibilità che avvenga una determinata situazione mentre il pericolo è il danno legato all’eventualità di questa situazione, all’accadimento di questa situazione

Rischio vs pericolo

10 pericoli in laboratorio:

1)    Inalazione di sostanze tossiche

2)    Incidente aereo

3)    Puntura di zanzara

4)    Incendio

5)    Contatto con acidi

6)    Folgorazione

7)    Palline da tennis

8)    Ingestione di sostanze chimiche

9)    Epidemia di raffreddore

10) Terremoto

Non tutti i pericoli rappresentano un rischio…

Giorgio Sclip, RSPP

Parliamo ora della differenza che c’è tra il concetto di pericolo e di rischio. Abitualmente forse nel nostro linguaggio quotidiano siamo abituati a utilizzare queste due parole come analoghe. La realtà non è così e forse è bene fare un momento di riflessione sui concetti diversi che queste due parole esprimono. Soprattutto da un punto di vista della sicurezza, la differenza questi due termini esprime concetti molto diversi tra di loro. Anche il decreto 81 dedica proprio una definizione per queste due parole che adesso leggo. Il pericolo, dal decreto 81, è definito come: “La proprietà o la qualità intrinseca di un’entità, di un agente, di una sostanza, di una situazione, di una condizione avente il potenziale di causare un danno”. In termini più semplici è la potenzialità di provocare un danno. D’altra parte il rischio è definito come: “La probabilità di raggiungimento del danno, che prima era solo potenzialmente considerato, nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore, agente, situazione, sostanza o loro combinazione”. Bene, questa è la definizione di legge che forse non ha aiutato a fare sufficientemente chiarezza. Cerchiamo di essere più chiari con esempi più vicini, che sicuramente ci capitano ogni giorno.

Un esempio molto banale per spiegare la differenza tra pericolo e rischio, che riguarda sicuramente tutti quanti, è il fatto di attraversare la strada. Banalmente attraversare una strada. Sicuramente è pericoloso di per sé, perché  tutto quello che avviene non è sotto controllo, sicuramente ci sono automobili che corrono, motorini e situazioni diverse ogni momento. Come sapete, molti incidenti avvengono sulla strada, quindi possiamo certamente affermare che la strada è una situazione, un ambiente pericoloso. Sulla strada possiamo avere dei rischi. Abbiamo un rischio ad esempio quando decidiamo di attraversare una strada. In questo momento ciascuno di voi mette in atto dei ragionamenti molto semplici, molti immediati, molto intuitivi, anche sovra pensiero possiamo dire, per cui immediatamente facciamo quella che viene chiamata una valutazione del rischio. E’ una valutazione di tutto quello che ci circonda, della situazione che ci circonda, di quello che dobbiamo fare, se automobili stanno o no sopraggiungendo, se siamo in prossimità delle strisce pedonali, se decidiamo di attraversare ad esempio lontano da un semaforo, a quale velocità arrivano le automobili che stanno sopraggiungendo, insomma, noi facciamo tutto questo nel giro di pochi secondi e quindi di fatto, ripeto, noi facciamo una valutazione del rischio e poi decidiamo di compiere la nostra azione, prendendoci i nostri rischi, che possono essere molto bassi se l’attraversamento pedonale avviene ad esempio sulle strisce pedonali con un semaforo, che con il rosso blocca le automobili dall’altra parte; quindi qua siamo in presenza di una situazione con rischio molto molto basso, quasi… il rischio zero non esiste, però insomma diciamo, rischio ridotto al minimo. Viceversa, se siamo in una via a tre corsie per ogni senso di marcia e noi decidiamo di attraversare comunque a parecchi metri dal semaforo o dalle righe pedonali, e quando le auto sono in pieno movimento, magari al buio, sicuramente il rischio, che corriamo aumenta. Tutta l’attività della safety non deve essere e non è assolutamente improntata a eliminare i pericoli. L’attività di chi si occupa di safety deve essere improntata a ridurre i rischi. I pericoli, abbiamo visto dalla definizione, essi sono situazioni presenti nelle varie attività, diceva la legge, “in maniera intrinseca”, quindi non sono eliminabili. Scopo di chi si occupa di sicurezza e comunque di ognuno di voi è conoscere questi pericoli e affrontarli in maniera da correre il numero minore di rischi possibili.

Faccio un altro esempio. Un altro esempio potrebbe essere un animale pericoloso, potremmo dire un coccodrillo, potremmo dire un leone. Allora, se qualcuno di voi ha mai visto un leone nel suo ambiente naturale, nella savannah, oppure se dovesse vederlo in un’escursione (è un animale riconosciuto come un animale pericoloso) sicuramente nel suo ambiente naturale, ripeto, tutti quanti noi avremmo una reazione di un certo tipo di fronte a questa situazione pericolosa perché sappiamo di essere quasi con le spalle al muro senza possibilità di mettere in atto granché misure per ridurre il rischio. Se vediamo però lo stesso animale pericoloso allo zoo, dietro le sbarre il nostro atteggiamento è completamente diverso perché l’animale rimane pericoloso, rimane certamente pericoloso, però le condizioni di contorno, cioè la gabbia, le sbarre, insomma tutto quello che viene messo a protezione ne riduce il rischio, per cui noi siamo relativamente, diciamo, tranquilli.

La stessa situazione potrebbe essere in un laboratorio, all’Università. Voi usate certamente ad esempio sostanze tossiche, che sicuramente sono sostanze appunto pericolose. La sostanza pericolosa può venir utilizzata, anzi deve essere utilizzata o è necessario utilizzarla, però essa deve essere utilizzata tentando di ridurre al minimo l’esposizione a quel rischio. Come viene fatto questo nella pratica? Viene fatto ad esempio utilizzando quella sostanza sotto una cappa chimica. In questa maniera i vapori tossici vengono aspirati, vengono filtrati, vengono portati via dall’ambiente, per cui l’operatore, cioè voi, o chi si trova a manipolare questa sostanza si trova esposto ad un rischio basso. Quindi, come vedete, il discorso "pericolo-rischio" è un discorso che coinvolge tutti quanti noi in un qualunque momento della nostra giornata.

Continuo con alcuni esempi che forse servono a semplificare le cose. Immaginiamo un aereo. Un aereo sicuramente è un qualcosa di pericoloso. Tutti quanti noi abbiamo la sensazione insomma che l’aereo è qualcosa di pericoloso. Pensiamo un attimo al fatto che un aereo possa cadere, un fatto statisticamente molto limitato. Sappiamo tutti che gli incidenti aerei sono statisticamente molto bassi rispetto agli incidenti automobilistici anche, per cui noi nella nostra mente abbiamo l’idea che l’aereo è pericoloso mentre in realtà è molto più pericoloso guidare un motorino, magari per venire all’Università. Però questo è un altro discorso. Facciamo l’ipotesi di un aereo che cade. Un aereo che cade in prossimità di un aeroporto (vi è la concreta possibilità che questo accada), nella zona dell’aeroporto dove ogni cinque minuti atterra o decolla un aereo, per cui ragionevolmente vi è una probabilità abbastanza elevata che un aereo possa cadere. Se un aereo cade su una zona abitata, certamente le conseguenze sono pesanti per l’abitato, per cui il danno è molto elevato. La probabilità che un aereo cada diminuisce man mano che ci si allontana da un aeroporto. Facciamo l’esempio della nostra Università che non è adiacente a un aeroporto, però gli aerei passano sopra Trieste, passano sopra la nostra testa quando siamo all’Università, per cui potenzialmente potrebbe anche accadere che, in conseguenza di un guasto, un aereo cada sopra il comprensorio di "square Europa". Facciamo pure gli scongiuri, ma serve giusto per capirci su questo punto. La probabilità che un aereo cada, sicuramente è molto ridotta perché un aereo volerà sopra l’Università vola una volta ogni ora per cui la probabilità sicuramente è molto ridotta. La conseguenza però rimarrà analoga perché un aereo che cade sicuramente avrebbe conseguenze devastanti. Esagerando, potremmo fare l’esempio di un meteorite che cade sulla nostra Università. La probabilità forse è ancora, anzi sicuramente è ancora più ridotta del fatto che un aereo possa cadere, però in questo caso i danni aumentano, cioè le conseguenze sarebbero ancora molto ma molto più importanti.

fiamma a sorpresa

Questo è un incidente occorso a un mio compagno di laboratorio che praticamente si è ustionato con un bagno ad ultrasuoni. La cosa potrà fare ridere, uno dice: “Come fai a bruciarti con gli ultrasuoni?”. Praticamente, avevamo un bagno ad ultrasuoni vecchio senza il timer, perché adesso quelli moderni hanno il timer e che doveva avere dei contatti elettrici scoperti. Inoltre, appunto per ridurre l’emissione sonora questo bagno ad ultrasuoni era contenuto in un cassone di compensato con il coperchio. Ora, l’operazione consisteva nel riempire un becker con acetone, mettere dentro il pezzo da lavare che poteva essere una valvola, un filtro o robe simili, metterlo poi dentro il bagno ad ultrasuoni e far partire l’apparecchiatura. E appunto dopo cinque minuti ci si ricordava di andare ad aprire il coperchio, bloccare lo strumento e prendere il pezzo pulito. Ora, l’acetone è una sostanza che bolle a temperature molto basse, intorno ai 50-56°C, quindi come tale, a quelle temperature, il bagno ad ultrasuoni ha un effetto riscaldante sull’acetone, quindi si sono formati dei vapori di acetone che hanno formato con l’aria una bella miscela infiammabile. I contatti elettrici scoperti hanno innescato e quindi come tale il mio compagno quando ha aperto il cassone ha praticamente ricevuto in volto una “bella” fiammata. L’ho dovuto accompagnare a Cattinara [ospedale di Trieste], dove è rimasto in Pronto Soccorso tutto il pomeriggio ed è uscito con una faccia fasciata tipo mummia egiziana; è rimasto poi una notte a Cattinara. Fortunatamente però le ustioni erano di primo e secondo grado quindi non ha avuto danni permanenti al volto.

 

Facciamo l’esempio adesso di una pallina da tennis. Voi state camminando nel campus dell'Università e dall’alto una pallina cade perché qualcuno stava giocando sul tetto di un edificio o in una terrazza. La pallina da tennis a differenza dell’aereo sicuramente è molto meno pericolosa per cui, anche se questo dovesse succedere, sicuramente le conseguenze sono molto molto limitate. Nel caso della caduta dell’aereo quindi la probabilità è bassa, però il danno è molto elevato, quindi il rischio sicuramente è importante. Nel caso della pallina da tennis il danno eventuale è basso e la probabilità è anche bassa.

Facciamo ora invece un esempio di un pericolo che potrebbe avere conseguenze importanti e cioè il caso dell’incendio. Tutti quanti noi abbiamo la sensazione, abbastanza evidente, che l’incendio è uno dei pericoli più temuti, perché? Per vari motivi, perché l’incendio normalmente si sviluppa in maniera molto veloce con conseguenze molto importanti. Allora, ad esempio in un laboratorio, che voi frequentate nel vostro percorso universitario, un laboratorio dove ci sono rischi anche alti, insomma, anche rispetto all’incendio, sicuramente vi è la probabilità elevata che un incendio all’interno dei laboratori si possa sviluppare. Dall’altra parte le conseguenze legate a un incendio sono sicuramente molto importanti, cioè i danni, la magnitudo è sicuramente elevata, quindi questo è uno dei casi peggiori in cui a fronte di una probabilità alta abbiamo anche conseguenze importanti, per cui il rischio sicuramente è alto.

sigarette nel cestino della carta

In tanti anni che io lavoro e studio all’università ho visto tutta una serie di incidenti ripetersi periodicamente. Uno è veramente quello che si ripete con più frequenza, anche se per fortuna negli ultimi anni per il divieto al fumo che è stato esteso a tutti i locali dell’Università, questa tipologia di sinistri accadono sempre meno. Sto parlando dei cestini pieni di carta che improvvisamente prendono fuoco, negli anni scorsi abbiamo avuto tante volte il caso del cestino che prendeva fuoco, per fortuna a volte i cestini erano isolati in un corridoio, a volte avevano dentro semplicemente la pelliccia della studentessa che l’ha persa, a volte erano dentro lo studio di un docente. Ma il caso più grave è stato quando in un sotterraneo, qualcuno,sconosciuto, ha buttato una cicca accesa in un contenitore per la carta straccia del nostro centro stampa. Lì veramente noi abbiamo rischiato l’incendio grosso, l’incendio era grosso, per fortuna l’università oltre ad aver messo il divieto di fumo ha anche una squadra di pronto intervento contro gli incendi. È stato solo grazie al loro intervento velocissimo che le fiamme sono state tenute sotto controllo, fino all’arrivo dei vigile del fuoco così i danni possono essere stati limitati a qualche decina di migliaia di euro, senza alcun ferito. Noi abbiamo semplicemente odorato puzza di fumo per alcuni giorni in tutto l’edificio principale .

Facciamo ora un esempio di tutt’altra tipologia, proprio perché fa da contrasto al caso dell’incendio: la possibilità di prendere un raffreddore. Allora, in certi periodi dell’anno potrebbe essere che  tutti i vostri colleghi di Università abbiano un raffreddore in quei giorni dovete stare tutti quanti assieme all’interno dell’aula oppure del vostro laboratorio. Il raffreddore non è particolarmente pericoloso, insomma, ci si ammala ma dopo anche si guarisce dal raffreddore, per cui possiamo dire che il raffreddore non è pericoloso. D’altra parte però è evidente che, nelle condizioni che ho descritto prima, quindi affollamenti, ambienti chiusi, ecc., è molto elevata la probabilità che si ammali anche l’unico di voi che è rimasto sano . E questo è il caso di un rischio elevato che però non ha grandi conseguenze.

Elisabetta Azzoni, SPP

E’ importante valutare i rischi per riuscire ad essere certi che le attività che vengono svolte siano fatte in modo che il rischio, nell’attività stessa, sia ad un livello accettabile, il minimo minore possibile. Quindi, è importante riuscire a dare un valore numerico al rischio di modo che ci sia un parametro oggettivo e ci siano dei criteri da applicare in base al numero che si ottiene. Se vogliamo fare per esempio una considerazione, si può pensare ad un’attività di laboratory nella quale si utilizzano fiamme, come il bunsen e si vuole calcolare il rischio per una ragazza di bruciarsi i capelli; quindi se noi volessimo dare una valutazione del rischio affrettata, non potremmo considerare in maniera soggettiva il rischio stesso perché  ognuno darebbe una sua valutazione. Per questo noi si decide di utilizzare un modello nel quale applicando una formula matematica molto semplice, cioè un prodotto, si riesce ad ottenere un indice numerico del rischio. Questo prodotto è dato da due fattori; viene presa in considerazione la probabilità che accada un evento e l’intensità del danno che questo evento può causare, quindi anche questi due fattori devono essere considerati su una scala numerica, anche qui quindi bisogna attribuire dei valori numerici a questi fattori.

Per essere quindi più oggettivi possibile, noi si usano dei criteri per definire questi fattori, in particolare la probability che avvenga un evento: se sappiamo già per esperienza pregressa che questo evento accade oppure non ci stupirebbe che questo potesse avvenire allora gli diamo un valore 3, quindi una probabilità alta. Se invece non abbiamo certezza che sia già successo oppure è successo raramente, non abbiamo proprio uno stupore nell’immaginare che questo possa avvenire gli possiamo dare un valore 2. Infine se non è mai successo e ci stupirebbe molto che accadesse gli diamo un valore 1.

D’altra parte dobbiamo considerare il danno quindi anche in questo caso se abbiamo un danno molto grave che può essere mortale o comunque che dia un invalidità permanente diamo un valore molto alto che è 3, se invece il danno è un danno reversibile ma in lungo tempo gli diamo un valore 2, se invece è rapidamente reversibile gli diamo un valore 1.

Quindi, per tornare al nostro esempio, consideriamo la probabilità che una ragazza con i capelli sciolti possa inavvertitamente passare i capelli sopra una fiamma libera come il bunsen: possiamo considerarla pari a 2 o anche 3 perché comunque con capelli sciolti è facile che i capelli, che sono molto infiammabili ,prendono fuoco mentre il danno in questo caso possiamo considerarlo pari a 2 perché diciamo che si possono infiammare i capelli rapidamente e ustionare anche il volto quindi magari il danno potrebbe essere abbastanza importante. Quindi in questo caso il rischio, che è dato proprio dal prodotto dei due fattori, viene ad essere, se consideriamo un'altra probabilità diciamo come abbiamo detto prima pari a 3, 3 per 2: il rischio è uguale a 6 che è molto alto. Quindi noi bisogna subito  intervenire con delle misure che ci possono consentire di ridurre il rischio perché anche il rischio viene suddiviso in una scala e in base a questa scala poi si ristabiliranno degli interventi da eseguire.

In particolare, se il rischio è superiore a 6 si considera il rischio molto alto, se il rischio è compreso tra 4 e 6 è un rischio medio, se il rischio è inferiore a 4 è un rischio basso. Si vedono quindi, in base a questi rischi, le misure che devono essere attuate, cioè delle misure prioritarie se il rischio è superiore a 6 quindi è alto, delle misure importanti se il rischio è compreso tra 4 and 6 quindi è medio, oppure delle misure facoltative qualora sia inferiore a 4. Nel nostro caso parliamo di un rischio pari a 6, quindi ci sono delle misure prioritarie da attuare immediatamente. Già il fatto per esempio di legare i capelli, e quindi ridurre la probability che i capelli prendano fuoco perché sono legati e quindi difficilmente raggiungono la fiamma, ci consente di ridurre la probabilità da 3 a 1; in questo caso quindi avremmo che il prodotto diventerà: 1 la probability, 2 come abbiamo detto prima il danno, quindi 2 per 1 un rischio pari a 2 e siamo passati da un rischio alto quindi da 6 a un rischio basso di 2. Questo, ci ha permesso di ritrovarci in una situazione in cui l’activity è fattibile e con un rischio accettabile. Se però invece prendiamo in considerazione le animazioni che avete visto prima possiamo di nuovo fare degli esercizi di calcolo di rischio. Per esempio, un aereo che cade sopra l’università. Abbiamo anche in questo caso bisogno di dare due valori, alla probabilità e al danno, in questo caso la probabilità che l’aereo cada sopra l’università di Trieste è molto bassa quindi pari a 1 mentre il danno in questo caso potrebbe essere elevato pari a 3, il prodotto 3 per 1 sarà uguale a 3 quindi il rischio è pari a 3. Questo ci consente di dire che anche in questo caso le misure sono facoltative quindi non è necessario procedere con una anti-aircraft  per gli aerei di Ronchi. Altro caso è, invece, quello della puntura di zanzara dove ovviamente la probabilità della puntura di zanzara è molto elevata mentre il danno è molto basso quindi avremmo una probabilità di 3 e un danno pari a 1, quindi anche in questo caso il rischio è pari a 3 e abbiamo delle misure facoltative.

Per esempio, invece nel caso di un ustione da bunsen senza considerare il caso dei capelli ma quello di un ustione ad una mano, per esempio lavorando su una fiamma libera, noi abbiamo una probabilità che possiamo considerare anche pari a 2 perché comunque sicuramente, da esperienze pregresse, possiamo dire che sono eventi che accadono e un danno anche in questo caso pari a 2 quindi anche in questa situazione un rischio che consideriamo uguale a 4  a cui applicheremo comunque delle misure importanti per evitare e per ridurre il rischio.

Nel caso invece di un taglio con bisturi quando si maneggiano ovviamente delle lame, anche in questo caso possiamo dire che la probabilità possono essere circa di un valore di 2 e il danno anche il questo caso può essere 2 perché comunque un taglio può essere, è sicuramente una situazione reversibile ma può anche essere invalidante per un periodo quindi anche in questo caso applicheremmo misure importanti perché il rischio è uguale a 4.

Per prendere invece un esempio intermedio, consideriamo  il maneggiare una sostanza infiammabile vicino a delle fiamme libere: in questo caso dobbiamo sempre scomporre i due fattori quindi determinare la probabilità e il danno, sicuramente maneggiare una sostanza infiammabile vicino ad una fiamma libera può avere una probabilità di incendiare la sostanza pari a 3, il danno quindi l’ustione che si può ricavare può essere  almeno di pari a 2 quindi in questo caso il rischio sarà 3 per 2 quindi 6 e in questo caso anche ci saranno delle misure prioritarie da attuare.


Informazioni aggiornate al: 25.11.2014 alle ore 12:52