Servizio Prevenzione Protezione

Ultimo aggiornamento contenuto: 12.05.2017 18:04:40

Movimentazione pazienti, Nivia Rinaldi ASUITs

Nell’ambito delle professioni sanitarie, la possibilità di insorgenza di malattie muscoloscheletriche è da considerarsi rilevante. La maggior parte delle movimentazioni avviene per la gestione clinica del paziente, cioè per la mobilizzazione del paziente all’interno del letto. Le regole da rispettare sono le stesse che abbiamo visto per la movimentazione di carichi inanimati. Però, bisogna cercare di capire il grado di collaborazione del paziente, in maniera da poter scegliere gli ausili per la movimentazione, che riducano il carico di lavoro sul rachide dell’operatore.

Paziente parzialmente collaborante: movimentazione senza ausili

 Un paziente in grado di sfruttare una residua capacità di un parte del suo corpo, come nei pazienti emiplegici, paraplegici o post intervento chirurgico, viene definito “parzialmente collaborante”. In questo caso la movimentazione su e dal letto, letto-poltrona, può esser eseguita da un unico operatore, manualmente. Ovviamente, diremo, l’operatore dovrà assicurarsi: di mantenere la sua schiena in asse; di non eseguire movimenti in torsione o in inclinazione del rachide cervicale; lui dovrà regolare il pianale del letto ad altezza giusta; e dovrà assicurarsi una buona base d’appoggio, che gli permetta lo spostamento del peso del corpo da un piede all’altro, per sfruttare la potenzialità del suo corpo nell’eseguire la movimentazione. E’ importante anche garantirsi una buona comunicazione con il paziente, spiegarli esattamente quello che si pretende da lui, e quello che gli succederà dopo un po’, per cui spiegargli la manovra che va a subire.

Movimento laterale nel letto:

“Buongiorno!”

“Buongiorno”

“Possiamo spostarci un pochino sul letto?”

“Sì, grazie!”

Dopo aver regolato l’altezza del letto, la manovra di spostamento verso il bordo del letto può essere effettuata, scomponendo la manovra in tre fasi: per prima cosa sposterà la parte superiore, ponendo le mani dietro la schiena del paziente, mentre gli arti inferiori di l'operatore saranno uno in avanti e uno indietro, per cui eseguirà lo spostamento, sfruttando lo spostamento del suo peso del corpo nella sua base d’appoggio.

"Punti questa gamba!"

"Uhm, uhm"

"sul mio tre! Uno, due, tre "

Dopo aver regolato l’altezza del letto, la manovra di spostamento verso il bordo del letto può essere effettuata, scomponendo la manovra in tre fasi: per prima cosa sposterà la parte superiore, ponendo le mani dietro la schiena del paziente, mentre gli arti inferiori di l'operatore saranno uno in avanti e uno indietro, per cui eseguirà lo spostamento, sfruttando lo spostamento del suo peso del corpo nella sua base d’appoggio.

Spostamento verso la testiera:

I pazienti spesso scivolano verso il fondo del letto, è necessario riposizionarli verso la testiera.

“Buongiorno!”

“Buongiorno”

“Possiamo tirarci un po' in alto? “

“Sì, per favore”

“Alzo il letto per regolarlo su di me”

“Mi dai una mano, pieghiamo le ginocchia, si punta con i piedi e conto a tre, noi andiamo verso la testiera del letto, va bene? “

“Perfetto”

“Miri sulla tastiera del letto! Al mio tre: 1, 2, 3!”

“Distenda pure le gambe”

Come avete visto nel filmato l’operatore si è posto all’altezza delle spalle del paziente, ha richiesto la sua collaborazione facendogli piegare l’arto inferiore, mentre lui ha posto un ginocchio sul letto. In questa maniera è riuscito a sfruttare lo spostamento del suo peso del corpo nella base d’appoggio, per evitare un sovraccarico a livello della schiena e delle spalle.

Spostamento da disteso a seduto a bordo del letto

Per spostare il paziente dal supino sdraiato, sedendosi sul bordo del letto, cerchi di sfruttare appieno il potenziale del paziente, quindi dobbiamo prima trasformare il paziente sul lato perché questo ci permetterà di fare il meglio Delle leve del paziente. Per ruotare il paziente sul lato, le modalità sono diverse, a seconda che il paziente sia girato dalla parte sana o malata.

“Ci metteremo seduti al bordo del letto”

“Ok, grazie!”

“Per ruotare sul tuo fianco dammi una mano piegando il ginocchio e puntando il piede sul materasso”

“Adesso, spingendo con questa mano, mi aiuti ad andare su”

Come avete visto dalle immagini, il paziente collabora ruotando il capo e allungando l’arto superiore verso il bordo del letto; piega l’arto inferiore (anche questo lo direziona verso il pianale del letto). A questo punto gli arti inferiori del paziente vengono spostati fuori dal bordo del letto, in modo che possano fare da contrappeso al peso del tronco. Il paziente potrà collaborare puntando la sua mano sul pianale del letto, mentre l’operatore dovrà sfruttare l’estensione delle sue ginocchia, partendo da una posizione di flessione e arrivando alla fine del movimento (quando il paziente si ritroverà seduto) con le ginocchia estese.

“Buongiorno!”

“Buongiorno”

“Ci metteremo seduti sul bordo del letto”

Per prima cosa, ovviamente, l’operatore si regolerà l’altezza del letto, dopodiché, visto che il paziente non è in grado di collaborare, accavallerà l’arto inferiore plegico sull’arto inferiore sano. La manovra poi procede come dall’altro lato, per cui gli arti inferiori vengono spostati in fuori, per sfruttare il contrappeso per sollevamento del tronco. Il paziente collabora puntando gomito e mano, e l’operatore sfrutta l’estensione dei suoi arti inferiori, per cui passa da una posizione di flessione, all’inizio del movimento, a una posizione di estensione, alla fine del movimento.

Trasferimento letto-poltrona

“Buongiorno! possiamo metterti in poltrona?”

“Buongiorno. Ok!”

La poltrona viene messa dalla parte sana o più forte del paziente. La poltrona viene ovviamente liberata da tutti gli intralci e frenata. Per prima cosa l’operatore, che si pone davanti al paziente, sposta il tronco del paziente verso di sé e va ad agganciare il paziente al livello del bacino; lui sposta il peso del paziente nella sua base d’appoggio, giocando un po’ su quelle che sono le sue leve nel tirare il paziente verso di sé. Quando il paziente non è più tanto pesante, l’operatore può aiutare il paziente a raggiungere la posizione eretta; a quel punto aggancia una scapola, per cui lui sposta una mano sulla parte superiore del tronco, in modo tale che lui controlla meglio l’equilibrio del tronco; ruota con il paziente di 90 gradi, spostando i piedi e, sempre bilanciando il proprio peso del corpo con il corpo del paziente, lo impone seduto sulla poltrona. Il paziente può collaborare, ovviamente, caricando il peso del corpo maggiormente sull’arto inferiore sano, ruotando con quell’arto inferiore di 90 gradi e ponendo il suo arto superiore sano sul bracciolo della poltrona, in modo da alleggerire il peso del suo corpo in discesa.

Paziente non collaborante: movimentazione con ausili

Viene definito “non collaborante” un paziente che non è in grado di aiutare, né con gli arti superiori né con gli arti inferiori. In questo caso tutti gli spostamenti, sia nell’ambito del letto, che lo spostamento letto-barella, letto-letto oppure letto-poltrona, vengono eseguiti con l’uso di ausili per il movimentazione.

Telini di scivolamento

“Buongiorno!”

“Buongiorno”

“Possiamo tirarci un po’ verso su, così regoliamo la tua testa”

“Ok!”

I telini di scivolamento con maniglie vanno usati sempre accoppiati. Servono per il riposizionamento del paziente verso la testiera del letto, oppure per lo spostamento laterale del paziente a letto. Sono necessari due operatori: la prima operazione che devono fare è, ovviamente, regolare l’altezza del letto all’altezza del bacino dell’operatore più basso, che non ha nessuna possibilità di regolare il suo corpo, se il letto dovesse essere troppo alto. Il pianale del letto deve essere perfettamente orizzontale. I telini vanno inseriti come per l’igiene del letto, per cui, come per il cambio lenzuola, bisogna: ruotare il paziente sul fianco; inserire i telini lungo il corpo del paziente; poi ripetere l’operazione dall’altro lato. Bisogna ricordare che, per questa operazione di rotazione del paziente sul fianco, i punti di presa sul paziente sono spalle e bacino e che gli operatori devono lavorare con lo spostamento del peso del corpo sui loro arti inferiori, per cui gli arti inferiori saranno posti divaricati in senso Antero-posteriore; chi tira il paziente verso di sé sposta il peso dall’arto inferiore vicino al letto a quello distante dal letto; chi sposta il paziente allontanandolo dal proprio corpo farà la movimentazione opposta, per cui partirà col peso del corpo distante dal letto e arriverà col peso del corpo vicino al letto. Come andiamo a movimentare i pazienti? Per quanto riguarda lo spostamento verso la testiera del letto, gli operatori si pongono uno di fronte all’altro. Le mani saranno sulle maniglie poste al livello del bordo, e della spalla del paziente, con il palmo della mano rivolto verso il basso; gli arti inferiori degli operatori saranno divaricati in senso latero-laterale. L'operatore i si pone più o meno davanti alla pancia del paziente e si sposta il peso del corpo dal piede che sta più vicino al piede del paziente, al piede che sta più vicino alla testa del paziente. I gomiti sono aderenti e lo spostamento, appunto, viene attraverso lo spostamento del peso del corpo e non attraverso l’inclinazione della schiena. paziente, al piede che sta più vicino alla testa del paziente. I gomiti sono aderenti e lo spostamento, appunto, viene attraverso lo spostamento del peso del corpo e non attraverso l’inclinazione della schiena. La schiena deve essere mantenuta dritta, e bisogna anche evitare un sovraccarico degli arti superiori. Per quanto riguarda il riposizionamento laterale, con il telino le posizioni delle mani dell'operatore sul paziente saranno diverse. Saranno diverse a seconda della funzione che ha l’operatore. Se l’operatore deve tirare il paziente verso di sé, la presa sarà uguale all’altra, per cui i palmi delle mani rivolte verso il basso, sulle spalle e bacino, gli arti inferiori saranno divaricati in senso antero-posteriore e l’operatore sposterà il peso del corpo dall’arto posto vicino al letto all’arto posto distante dal letto. L’operatore che spinge modificherà la sua presa, per cui posizionerà il suo palmo della mano sulla spalla e sul bacino del paziente, mettendo il telino fra il corpo del paziente e il palmo dell’altra mano, e in questo caso la sua spinta sarà sempre agendo sugli arti inferiori, partendo con il peso del corpo sul piede distante dal letto e lo sposterà in direzione verso il letto. Per togliere i telini non occorre girare il paziente, si può mantenere il paziente in posizione supina. Gli operatori stanno al lato del letto, vanno ad afferrare ciascuno l’angolo superiore opposto del telino ruotandolo sotto il telino e tirandolo verso di sé e quindi, passandosi il telino di mano in mano, sfilano il telino da sotto il corpo del paziente. È opportuno che si mettano di fianco e che eseguono questa operazione retrocedendo con il corpo, allontanandosi sempre più dalla testa del letto.

Tavola di scivolamento

La tavola di scivolamento viene utilizzata per lo spostamento orizzontale del paziente, da letto a letto,o da un letto a una barella. Per ridurre al minimo gli attriti, è opportuno infilare la tavola di scivolamento in un telino tubolare. Per fare questa manovra sono necessari due operatori. La prima cosa che gli operatori devono fare, una volta entrati nella stanza, è verificare che tutte le linee di passaggio siano sgombre, per cui che non ci sia nessun intralcio nelle manovre che eseguiranno in futuro; poi regoleranno l’altezza del letto sull’altezza dell’operatore più basso. A questo punto bisogna infilare la tavola di scivolamento sotto il paziente, per cui il paziente viene ruotato sul fianco con le solite modalità; le strette saranno spalle-bacino, gli arti inferiori degli operatori saranno divaricati in senso antero-posteriore, per sfruttare lo spostamento del loro peso nella loro base d’appoggio, per spingere o tirare il paziente. Quando il paziente è arrivato sul fianco, un operatore lo trattiene, mentre l’altro va a prendere la tavola di scivolamento, la infila sotto il lenzuolo traverso, in maniera che sia parzialmente sotto il corpo del paziente e parzialmente sporga dalla struttura di partenza. Poi il paziente viene riposizionato supino, si va a prendere la struttura di accoglimento, la si accosta e si regola l’altezza in maniera che due pianali siano allineati o che ci sia una differenza minima di altezza tra le due strutture. Lo spostamento viene effettuato con la trazione del traverso su cui è posto il paziente, da una struttura all’altra; se gli operatori usano il palmo della mano verso il basso preservano anche il loro tunnel carpale. Quando le strutture di accoglienza-partenza sono molto larghe, è opportuno che gli operatori pongano un ginocchio sul letto, in maniera da avvicinarsi al paziente e da evitare flessioni con il rachide. Anche in questo caso, comunque, verrà usato lo spostamento del peso del corpo sugli arti inferiori degli operatori, per generare lo spostamento del paziente. Una volta che il paziente arriva sulla struttura di accoglienza, ovviamente, la tavola viene tolta e si procede con il riordino della stanza.

Sollevatore

“Buongiorno!”

“Buongiorno”

“Buongiorno! Oggi ti mettiamo in poltrona”

“Regolo la poltrona alla tua altezza, no?”

“Sì, grazie”

“Posizioniamo l’imbraco del sollevatore per metterti in poltrona, va bene? “

“Va bene!”

Lo spostamento del paziente dal letto alla poltrona e viceversa, è una manovra che determina un sovraccarico notevole a livello dei dischi intervertebrali dell’operatore sanitario; per questo, quando ci troviamo in presenza di un paziente non collaborante, vuoi che sia per problemi cognitivi, per problemi motori oppure per un’obesità, è opportuno che l’operatore adoperi un solleva-pazienti per eseguire questa manovra. Ce ne sono di diversi tipi, anche in ambito s anitario, alcuni sono completamente elettrici, alcuni hanno alcune funzioni manuali. In alcuni casi abbiamo anche l’opportunità di cambiare il bilancino con un bilancino barella per procedere ad altri tipi di manovre. In ambito sanitario il solleva-pazienti, genericamente, viene usato da due operatori, anche se, in realtà, è possibile usare il sollevatore con un solo operatore. Ci sono più taglie del fascia di tracolla, che devono essere perfettamente congruenti alla taglia del paziente, l’importante è soprattutto l’altezza del paziente, perché ovviamente i sollevatori hanno i cosciali più o meno lunghi e la schiena dell’imbracatura è più o meno lunga a seconda, appunto, della taglia del paziente. Quando gli operatori entrano nella stanza, la prima cosa che devono controllare, ovviamente, è l’ambiente, in maniera che non ci siano delle linee di intralcio, delle cose che intralciano nelle linee di manovra, e, dopodiché, scelgono la taglia dell’imbracatura e adeguano l’altezza del pianale del letto sempre sull’operatore più basso. Per infilare l’imbracatura, bisogna ruotare il paziente sul fianco, per cui le modalità sono le solite. Le strette sul paziente sono spalle e bacino. Gli operatori per eseguire la manovra si mettono uno di fronte all’altro, dai due lati del letto, e sfruttano lo spostamento del loro peso del corpo sugli arti inferiori, per cui, in questo caso, gli arti inferiori saranno divaricati in senso antero-posteriore. Una volta girato il paziente sul fianco, si procede con l’immissione dell’imbracatura. La prima cosa da fare è far aderire la parte alta della spalla, sulla spalla che sta sopra; si fa scorrere l’imbracatura sul corpo del paziente, e l’imbracatura viene fatta scivolare verticalmente, dietro la schiena del paziente. Il paziente viene rimesso in posizione supina, viene spostato leggermente sull’altro fianco, in modo da tendere bene l’imbracatura affinché sia posizionata perfettamente, che gli agganci delle spalle siano esattamente al loro posto. A quel punto è possibile recuperare il sollevatore, accostarlo al letto, abbassare il bilancino in maniera da poter agganciare la parte superiore dell’imbracatura, quella delle spalle, senza alcuna fatica. È opportuno, per agganciare la parte inferiore, modificare il bilancino, l’assetto del bilancino in maniera da metterlo in posizione leggermente più verticale. In questo modo gli agganci inferiori risulteranno più bassi e sarà più facile agganciare i ganci delle fasce sotto le cosce. Una volta messo in imbracatura, il paziente (agganciato al sollevatore) viene sollevato dal pianale del letto e viene spostato via dal pianale. Quando il suo corpo è perfettamente libero viene utilizzata la modalità di messa in verticale del paziente, per cui il paziente praticamente viene posto seduto e poi fatto ruotare, in maniera da essere allineato con il sollevatore. Il sollevatore viene fatto ruotare di 90 gradi, in modo da direzionarsi verso la carrozzina/poltrona. Quando il paziente è vicino alla poltrona vengono allargate le basi di appoggio del sollevatore, in maniera da fare un accostamento perfetto. Nel momento in cui il paziente è perfettamente verticale sopra, la poltrona, il sollevatore (il bilancino) viene abbassato, in maniera da far sì che gli agganci alla fine risultino un po’ morbidi, per evitare di fare fatica per sganciarli. Una volta sganciati, il sollevatore o la poltrona si sposta via, dipende un po’ dalle dimensioni della stanza. L’imbracatura dovrà essere tolta da dietro il corpo del paziente: per prima cosa bisognerà togliere le fasce che stanno sotto le cosce; poi l’operatore si pone davanti al paziente, sposta il tronco del paziente verso di sé, e sfila, tirando verso l’alto, l’imbracatura.

Quando è il momento di rimettere il paziente a letto, si procede con le manovre inverse: per prima cosa, ovviamente, mettiamo l’imbracatura, l’operatore si pone davanti al corpo del paziente, sposta verso di sé il tronco, in maniera da far scendere verticalmente l’imbracatura dietro il corpo del paziente. È importante, in questa fase, che l’incavo dell’imbracatura tocchi perfettamente il pianale della poltrona, in maniera che, poi, sia possibile infilare le fasce sotto le cosce senza alcuna fatica. Poi si procede all’aggancio dei quattro ganci sul bilancino, e si procede con la sequenza inversa (quella che l’abbiamo vista posizionare il paziente in poltrona).

Traino-spinta letto

“Buongiorno!”

“Buongiorno”

"Ora andremo in radiologia per fare un’esame, d'accordo? “

“Ok, va bene”

Il trasporto dei letti deve essere eseguito sempre da due persone. La prima cosa da fare è modificare l’altezza del pianale del letto, in maniera che l’operatore che sta dalla parte dietro del letto abbia il punto di presa più o meno al livello del suo baricentro (per cui di solito sull’addome). Per quanto riguarda il sistema di sblocco delle ruote, bisogna sapere che ci sono due sistemi di sblocco: un sistema permette alle quattro ruote di essere tutti e quattro piroettanti, per cui viene usato in spazi ridotti (per uscire della stanza per esempio); mentre esiste anche la possibilità di avere due ruote monodirezionali. Quest’ultimo viene usato quando il letto deve percorrere dei percorsi lineari più lunghi e determina una buona stabilità del letto, ma anche lascia la possibilità di far cambiare direzione il letto, per cui portarlo in rotazione, con un buon ampio margine/spazio di manovra, un raggio di manovra buono. L’operatore, che si pone dalla parte anteriore, deve stare sempre a fianco al letto, in maniera da evitare l’estensione del suo arto superiore. Quando si eseguono manovre in spazi ridotti, di solito gli operatori si mettono uno dalla parte dei piedi del paziente, e uno dalla parte della testa del letto, in maniera da potersi guardare e avere anche possibilità di manovra in senso laterale. Le spinte del letto devono essere generate, prevalentemente, dalla forza propulsiva sugli arti inferiori, evitando un sovraccarico al livello del comparto spalle-braccia ed evitando l’inarcamento della schiena. Per quanto riguarda le manovre di spostamento di direzione del letto (cioè di cambio direzione del letto), devono essere eseguite modificando la base d’appoggio, per cui evitando assolutamente quella che è la rotazione al livello del rachide.

Ergonomia nelle rilevazioni dei parametri e nelle visite a letto

“Buongiorno!”

“Buongiorno”

“Mi hanno detto che non ti senti tanto bene, ti misuro la pressione? “

“Sì, infatti, grazie!”

È importante che l’operatore sanitario mantenga un buon controllo posturale anche durante l’esecuzione di quelle manovre, sul paziente, che vengono definite poco pesanti. Perché sì, diremo, le azioni del movimento del paziente sono quelle che determinano un carico maggiore al livello della colona vertebrale, ma anche il mantenimento di posture errate per più tempo, può determinare un sovraccarico, per accumulo, al livello dei dischi intervertebrali e della colonna.

“Ora ti visito!”

“Ok”

Anche per qualsiasi altro tipo di manovra che andiamo a fare, più semplice, dobbiamo pensare di regolare l’altezza del letto all’altezza del nostro bacino, di sfruttare quelli che sono i comandi del pianale del letto, per modificare la posizione del paziente, anche per permettere al paziente di sfruttare le sue capacità motorie residue. Nei video vediamo l’esecuzione di una misurazione di pressione, e di una auscultazione del torace, ma dobbiamo tener presente che le manovre, che vengono fatte, possono essere usate anche quando andiamo a fare un prelievo ematico, una terapia infusiva o andiamo, banalmente, a imboccare un paziente.


Informazioni aggiornate al: 25.11.2014 alle ore 12:53