Servizio Prevenzione Protezione

Ultimo aggiornamento contenuto: 09.06.2014 13:55:48

Amianto, Renzo Simoni, ASS Trieste

Ciao ragazzi, buongiorno, oggi volevo parlavi di un problema che a Trieste è particolarmente sentito e molto importante per i suoi trascorsi, soprattutto portuali. Il problema provoca oltre 60 vittime all’anno nelle province di Gorizia e Trieste. Pensiamo a quando c’è un morto sul lavoro in Italia, gli articoli sui giornali, agli interventions dei vari ministri e del Presidente della Repubblica. Questo problema si chiama amianto. Che cos’è l’amianto? L’amianto è sostanzialmente un minerale naturale dall'aspetto fibroso ed in Italia sotto this nome classifichiamo una serie di minerali delle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli. It is un minerale che ha caratteristiche assolutamente eccezionali, di elevata resistenza agli aggressivi chimici, di elevata resistenza al calore, al fuoco, fonoassorbente; it viene utilizzato come anticondensa, e per le sue caratteristiche di fibrosità, ha soprattutto la capacità di essere tessuto e ha anche un’altra grande capacità: quella di legarsi molto facilmente con calce, cemento e materie plastiche.

Quindi è stato utilizzato in tantissimi prodotti, contiamo oltre 3000 prodotti in cui abbiamo ritrovato l’amianto. Mi hanno detto che hanno allungato anche il borotalco con le fibre d’amianto. L’amianto è stato utilizzato nei farmaci fino agli anni ’60, ma soprattutto nei nostri mezzi di locomozione, nei treni, sulle navi, sulle macchine, sulle moto; i freni fino agli anni ’80 contenevano amianto.

L'amianto è stato quindi ampiamente utilizzato. L’Italia era uno dei principali produttori a livello mondiale; una delle più grandi miniere d’Europa si trovava in Val di Susa in Piemonte e quindi abbiamo acquisito un’enorme confidenza con questo materiale senza sapere poi i danni che it avrebbe arrecato alla nostra salute. Perché è così pericoloso questo materiale? Le fibre dell’amianto sono estremamente sottili, pensiamo che dove ci sono 250 capelli,ci sono più di 300 mila fibre d’amianto. E ogni fibra è costituita da una moltitudine di fibre, assolutamente e incredibilmente addensate, una vicina all’altra, e quindi ogni fibra ha la capacità di scomporsi longitudinalmente in fibre via via più sottili. Ovviamente man mano che diventa più sottile, la fibra si accorcia, si spezza, e quindi si originano fibre che hanno delle dimensioni dell’ordine dei decimi, se non addirittura dei centesimi di micronLe fibre quindi sono visibili soltanto al microscopio elettronico e non riusciamo più a vederle al microscopio optical. Questa caratteristica le rende facilmente respirabili, inalabili, attraverso le nostre vie aeree. Le fibre, essendo resistenti agli acidi, si fissano nei nostri alveoli polmonari e lì rimangono indistruttibili da qualunque macrofago, da qualunque altro sistema del nostro corpo che tenderebbe a distruggerle e ad eliminarle. Esse rimangono lì, tranquille, silenti per decine di anni (20, 30, anche 40 anni), possono non provocare nulla, esse possono però provocare delle patologie assolutamente gravi, terribili, mortali. Questo materiale ha più di 3000 usi; ancora oggi ne abbiamo tantissimo. Dal ’92, con la legge 257 noi non possiamo più fare nulla con questo materiale, non possiamo extract it, non possiamo più lavorarlo, non possiamo più venderlo, esportarlo, importarlo, non si può fare più nulla. Noi possiamo soltanto controllare quello che è in opera. L'amianto è sotto gli occhi di tutti oggi; è sui nostri tetti, sulle facciate delle nostre case, soprattutto qui nelle nostre provincie di Trieste e Gorizia, è nelle nostre centrali termiche come rivestimento e come coibentazione delle tubazioni che portano l’acqua calda in giro nei nostri appartamenti, è nelle chimney, è in the scarichi dei nostri bagni e delle nostre cucine, è un po’ dappertutto. E quindi cosa vuol dire occuparsi del materiale in opera? Vuol dire verificare le sue condizioni di manutenzione, sottoporlo a manutenzione, intervenire soprattutto per rimuoverlo, cioè fare una remediation. I metodi di bonifica di questo materiale sono diversi a seconda della friabilità del materiale. Tanto più il materiale è friable, tanto più è pericoloso perché è più capace di liberare fibre in aria che noi possiamo respirare. Quindi la bonifica di un materiale compatto come l’ethernit ad esempio, è un qualche cosa di abbastanza semplice, it is sufficiente incapsulare il materiale con quel prodotto vinilico e confezionarlo in appositi sacchi chiamati big-bags, che sono grandi sacchi bianchi con delle segnalazioni ben evidenti di pericolo. I materiali friabili possono liberare un gran numero di fibre in aria, il building site dev’essere allestito in modo molto particolare: il cantiere dev’essere a tenuta stagna, it non deve permettere alle fibre di uscire facilmente e pertanto deve essere tenuto in depressione mediante una serie di extractors fan con filtri, attraverso i quali l’aria estratta dal building site viene filtrata e se ne esce assolutamente pulita. Le persone ovviamente che lavorano in questi cantieri devono ovviamente essere dotate di dispositivi di protezione individuali molto particolari: coverall in Tyvek, (coverall bianche, che comprendono sovrascarpe e cappuccio), ai guanti in lattice per impedire il contatto con queste fibre, e soprattutto buone difese per le nostre vie aeree, cioè  mascherine che nei casi più semplici possono essere mascherine usa e getta oppure dei respiratori come quelli usati dai  sommozzatori, che isolano la persona completamente dall’ambiente esterno e li fanno respirare un’aria assolutamente pulita.

Il materiale rimosso, dev’essere  poi confezionato in quei grandi sacchi bianchi e deve poi essere portato nelle discariche. In Italia il problema delle discariche è un problema enorme: nessuno le vuole, sono in esaurimento, esse si  riempiono, man mano che le bonifiche sono effettuate. Ci sono ancora milioni di metri quadrati e milioni di tonnellate di amianto da bonificare, quindi man mano che ogni giorno vengono effettuate le bonifiche, le discariche sono destinate prima o poi a riempirsi. Nessuno le vuole vicino a casa, quindi il discorso delle remediation è legato strettamente al discorso delle discariche. Nella nostra regione c’è una discarica, che è una discarica modello in Italia, si trova in provincia di Pordenone in comune di Porcia; è una discarica realizzata nel 2006, it è entrata in produzione nel 2008, è una discarica fatta assolutamente in conformità alle più recenti e moderne tecniche e di legge, che però purtroppo entro il 2014 sarà completamente riempita. Attualmente l’Italia guarda alla Germania e all’Austria dove ci sono delle enormi miniere di carbone oramai esaurite, che i tedeschi utilizzano come discariche  per materiali pericolosi. Quindi la gran parte del nostro materiale, proveniente dalle remediations, va in queste discariche con ovviamente costi molto elevati, soprattutto per quanto riguarda il trasporto.

Oggi ci sono anche metodologie alternative alla discarica. Io ricordo soltanto che negli anni ’90 proprio all’Università di Trieste alla facoltà di ingegneria è stato verificato che una fibra di amianto a 700-800°C inertizza completamente, essa perde le molecole d’acqua del reticolo cristallino e si origina praticamente un nuovo materiale che non ha più la struttura fibrosa, quindi non presenta più quella caratteristica di pericolosità che aveva l’amianto. Negli anni 2000  l’Università di Modena-Reggio Emilia ha continuato questa sperimentazione, studiando che cosa succede ad una serie di lastre di ethernit sovrapposte. L’ethernit è un buonissimo isolante per la temperatura, quindi bisogna studiare anche il problema della temperatura all’interno delle lastre prima di verificare se effettivamente tutto l’amianto contenuto nelle lastre era inertizzato. Si è visto che mantenendo per almeno 24 ore a una temperatura tra i 1200 e i 1300°C una serie di lastre di ethernit, esse diventano completamente inerti. Nulla si brucia, semplicemente viene riscaldato a delle temperatura che oggi sono piuttosto comuni soprattutto nell’industria della ceramica che appunto nella zona di Modena-Reggio Emilia ha una grossa importanza. Per cui oggi le soluzioni alternative ci sono per la protezione dai pericoli che possono derivare da questo materiale. Il materiale che esce da questi forni di cottura è un materiale riutilizzabile, diventa una materia prima secondaria riutilizzabile, rivendibile per vari scopi. Per cui il problema tecnico potrebbe essere superabile, dove stanno i problemi ? I problemi stanno nell’informazione che dev’essere data alla popolazione, che dev’essere assolutamente competente, corretta e data soprattutto nei tempi giusti, ma è soprattutto un problema politico. Al giorno d’oggi questo è un argomento piuttosto “scomodo” per la politica che difficilmente affronta it e con grande ritardo. Quindi finché questo blocco psicologico nei confronti di questo materiale e delle nuove tecnologie non sarà superato, noi ci ritroveremo sempre ad avere a che fare con discariche, più o meno autorizzate, discariche abusive nei greti dei torrenti, come ad esempio il greto del Cellina-Meduna fortemente inquinato da materiali contenenti amianto, vedi le nostre doline sul Carso, dove ammassi di ethernit sono piuttosto comuni. Soltanto quando noi  riusciremo a superare questo ostacolo, allora potremmo dire che ci stiamo avviando ad una risoluzione del problema.

Giuliano Zabucchi, docente

Oggi vi parlo della tossicità delle fibre di amianto. L’amianto è un composto contenente silicati e diversi altri elementi. Le fibre si dividono in vari tipi, alcune in particolare sono molto pericolose. La loro pericolosità è correlata con la quantità di ioni ferro che queste fibre contengono Quindi, le fibre di amianto che contengono ferro sono considerate le più pericolose. Un esempio è il crocidolite. Il crocidolite è un tipo di amianto contenente ferro che è considerato tra i vari tipi di fibre il più pericoloso. Il contenuto di ferro dà alle fibre stesse un forte potere pro-infiammatorio e di tossicità nei confronti delle cellule. Quindi it uccide le cellule, quindi stimola dei processi infiammatori. Molto probabilmente, e così ritengono i vari ricercatori che si occupano di questo argomento, queste attività delle fibre di amianto, in particolare del crocidolite, sono legate alla capacità di indurre la produzione di radicali liberi, radicali liberi prodotti sia spontaneamente dalle fibre, una volta arrivate nei tessuti, sia come induzione indiretta da parte delle cellule, cioè le fibre inducono anche la produzione di radicali liberi nelle cellule. I radicali liberi prodotti in questi due modi (direttamente, e spontaneamente, indirettamente) causano vari danni alle cellule, tra cui un danno diretto che può comportare la morte immediata delle cellule oppure anche un danno al patrimonio genetico, quindi l’induzione di una trasformazione neoplastica, cioè la comparsa di cellule tumorali. Il risultato di questa attività sono le patologie cosiddette amianto-correlate e appunto sono patologie molto importanti, alcune gravissime e altre meno gravi, però sempre abbastanza serie. In genere, ma non esclusivamente, nella stragrande maggioranza dei casi queste patologie riguardano le vie respiratorie perché appunto le fibre inalate è lì che vanno a depositarsi. Quindi possiamo avere patologie infiammatorie e patologie tumorali. Anche tra le patologie infiammatorie there ci sono delle situazioni molto severe e altre meno. Diciamo che la più grave è la cosiddetta asbestosi, che è una patologia cronica delle vie respiratorie, in particolare dei polmoni . Generalmente l’asbestosi non comporta gravi danni, non è mortale, è una situazione pesante, ma consente una vita abbastanza buona.  Invece le patologie neoplastiche, che possono essere anche qui di tipi diversi, sono molto gravi. In particolare, il più grave in assoluto è un tumore del tessuto pleurico, delle membrane pleuriche, che prende il nome di mesotelioma. Il mesotelioma è un tumore considerato generalmente raro, e la sua incidenza aumenta moltissimo nelle zone dove viene impiegato l’amianto, generalmente a scopo di lavoro in particolare cantieri. Il mesotelioma è un tumore gravissimo, con una capacità di sopravvivenza piuttosto bassa  con un tempo di latenza piuttosto lungo. E' is attualmente argomento di studio molto intenso da parte di diversi laboratori capire come mai su 100 esposti nella stessa situazione, soltanto una piccola percentuale di queste persone si ammala di mesotelioma. Molti possono ammalarsi per esempio, possono presentare infiammazioni o fibrosi di lieve entità, alcuni possono presentare l’asbestosi, e possono continuare a svolgere il loro lavoro, sebbene con certa difficoltà, altri invece, ma un piccolo numero soltanto, possono sviluppare il mesotelioma.

Quindi è ritenuto generalmente che il mesotelioma abbia una base di predisposizione genetica e questo è un argomento di studio intenso in tanti laboratori.

Un altro tumore che può colpire i soggetti esposti è il carcinoma polmonare. C’è una differenza tuttavia tra il carcinoma polmonare, che colpisce il tessuto polmonare proprio come dice il nome, e il mesotelioma pleurico che colpisce particolarmente il tessuto pleurico. Nel caso del mesotelioma si ritiene che la causa principale sia l’esposizione all’amianto e su questo ci sono pochissimi dubbi, solo in caso molto rari il mesotelioma può dipendere da cause non riconducibili all’esposizione all’amianto; mentre invece il carcinoma polmonare può associarsi a cause molto diverse per esempio ovviamente l’abitudine di fumare: il fumo di sigarette e dei sigari è un’importante causa di carcinoma polmonare. Anche qui there ci sono basi di predisposizione genetica e naturalmente anche le fibre di amianto possono contribuire a questa patologia. Tuttavia, il carcinoma polmonare è un tumore che non si ritrova soltanto nelle zone dove c’è stata l’esposizione all’amianto. Quindi non è possibile incolpare sempre l’amianto of carcinoma polmonare, mentre invece è abbastanza ritenuto, anzi altamente probabile, per quanto riguarda il mesotelioma.

Roberto Vergine, technician

Ci troviamo davanti ad uno dei vari ingressi alla rete di cunicoli che si sviluppa sotto il comprensorio universitario di "place Europa". Come possiamo vedere, il rischio amianto è chiaramente identificato da questo cartello, quindi l’accesso a questa rete di cunicoli è interdetto all’utenza universitaria, ma è consentito esclusivamente al personale della ditta che effettua la manutenzione, previo impiego dei dispositivi di protezione individuale. L’amianto presente nella rete di cunicoli è l’amianto residuale; infatti in tutta l’università nelle zone di vita l’amianto è stato completamente remedied nel corso degli anni. Anche la rete di cunicoli sarà remedied nella prossima estate del 2013.

Radon, Saro Giberna, consulente

Il gas radon è un gas radioattivo di origine naturale che si forma per decadimento dell’uranio. It is un gas i cui effetti non sono ancora stati sufficientemente appurati, tuttavia si ha abbastanza certezza che possa provocare il cancro al polmone. L’effetto del gas radon si verifica soprattutto per quei lavoratori che si trovano a lavorare in ambienti chiusi e a contatto con il suolo. Infatti il gas, essendo prodotto dal decadimento dell’uranio, si sprigiona solitamente dal sottosuolo e può originarsi anche in ambienti termali.

Sono fissati dei limiti di legge di esposizione annua compresi sui 500 Bq/m3, Il Bq è l’unità di misura della radioattività. La soglia di attenzione corrisponde all’80% del livello di Bq; quindi arrivati alla soglia di 400 Bq/m3 i lavoratori e il datore di lavoro devono prestare attenzione all’ambiente. In caso di valori di esposizione al gas radon superiori ai 500 Bq/m3 è necessario attuare delle misure di prevenzione. Tre sono le metodologie: la prima è la depressurizzazione del suolo, successivamente la pressurizzazione dell’edificio e poi la ventilazione dell’edificio, per creare dei condotti tali da sviluppare delle correnti d’aria per fare uscire il radon dall’ambiente interrato e quindi propagarsi in atmosfera. Il gas radon ha comunque un tempo di decadimento molto rapido, si parla di tre giorni, e quindi nel momento in cui viene rilasciato nell’atmosfera, it non ha effetti gravi sulla salute. Per quanto riguarda la tipologia di aree dove è più facile trovare il gas radon, facciamo riferimento per esempio a zone geologiche a carbonati, in particolare zone a carsismo e dolomitiche. Gli ambienti di lavoro che possono quindi essere interessati ad esposizione di gas radon sono principalmente aree interrate e semi interrate; è importante in questo caso prestare particolare attenzione alla presenza di crepe sulle pareti, alla presenza magari di spifferi e di emissioni dal suolo. E’ importante arieggiare gli ambienti, ed è fondamentale poi tenere conto della zona geografica e delle caratteristiche dei materiali presenti in situ. E’ importante anche prestare attenzione per i lavoratori che si trovano a lavorare in aree termali in quanto queste zone sono spesso soggette a emissioni abbastanza elevate di gas radon.

Sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL), Valentino Patussi, ASS Trieste

Quello che posso descrivere è un’esperienza importante, che ha anticipato gli attuali sistemi di gestione of sicurezza sul lavoro nell’industria e gli stessi dettami poi previsti nel decreto legislativo 81 all’articolo 30. Io Sto parlando di una grossa industria, che in Veneto produce forni da incasso per elettrodomestici. In questa industria ad un certo punto alla fine degli anni ’90 c’è stato un importante boom per quanto riguarda la produzione.

Era un periodo di particolare ricchezza ma it è stato anche il periodo in cui è stata sempre maggiore la presenza di lavoratori extracomunitari nelle nostre industrie. In questa industria siamo intervenuti per un progetto di ricerca of ISPESL che era interessato particolarmente a valutare il rischio da vibrazioni per gli strumenti, gli utensili vibranti, tanto che poi questa azienda è stata finanziata per quanto riguarda la sua valutazione anche per produrre gli standard nazionali. In questo sistema noi abbiamo messo in piedi un modello, un primo diciamo abbozzo informatico di registrazione degli injury, delle dinamiche degli stessi e dei punti essenziali della evaluation dei rischi. E’ stato un successo notevole, nel senso che nel giro di un anno siamo riusciti ad abbattere – stiamo parlando della fine degli anni ’90 – del 30% gli injury sul lavoro. Eravamo contentissimi, abbiamo prodotto una prima publication e ci sembrava una cosa strepitosa. L’anno dopo tuttavia gli infortuni sono di nuovo aumentati in maniera significativa. Questo sistema di analisi in continuo degli eventi ci ha permesso di capire una cosa: gli infortuni accadevano a soggetti extracomunitari tutti provenienti dal Bangladesh e essi avevano determinato l’eccesso di infortuni nell’anno successivo. Tutte queste persone avevano ricevuto una education assolutamente identica ai lavoratori italiani, che aveva ridotto gli infortuni per i lavoratori italiani, ma che per i lavoratori del Bangladesh non aveva avuto alcuna efficacia. Cosa abbiamo fatto? Abbiamo cambiato completamente la nostra logica. Assieme all’ISPESL e assieme ad un sociologo che adesso insegna ad Harvard (è diventato famoso, lui era un ragazzino allora) abbiamo impostato un percorso di education che è partito dalla discussione, dalla conoscenza con questi lavoratori extracomunitari, in particolare i due soggetti più anziani, che poi sono diventati coautori della pubblicazione. Abbiamo chiesto a loro com’è che possiamo educate i loro lavoratori, perché non riusciamo a dare efficacia alla nostra education anche se loro capiscono l’italiano e essi sono persone molto brave, preparate e intelligenti con la voglia di affermarsi. Essi molto semplicemente ci hanno spiegato che quattro slide, una education, due libricini, forse non era una education adeguata per loro, non c’era una cultura, non c’era un’attenzione e per loro era più importante produrre più velocemente per dimostrare che erano bravi. Allora con noi e con il nostro sociologo, loro hanno preso i loro compagni e essi hanno visitato l’azienda (in piccoli gruppi), hanno esaminato macchina per macchina, per vedere come erano avvenuti gli injury precedenti, quali erano le attenzioni , poi siamo andati tutti in aula, loro hanno parlato nella lingua del Bangladesh, (noi non capivamo niente!) però con le fotografie che avevano raccolto e con le fotografie degli infortuni, hanno parlato con i loro operatori. Alla fine di questo percorso, che è stato pesante anche per noi come coinvolgimento, l’anno successivo gli infortuni sono nuovamente calati, al pari dell’anno precedente e dell’inizio progetto, e cosa abbiamo scoperto? Che i lavoratori italiani avevano infortuni sempre in the same manner, mentre gli infortuni tra gli extracomunitari – del Bangladesh ripeto – erano diminuiti al livello precedente. E questo ci ha reso molto felici dicendo: “Benissimo, abbiamo trovato il punto di debolezza, cioè la cultura, la recente immigrazione, la percezione del rischio, abbiamo individuato i soggetti che ci sono e ci possono aiutare in questa education!” Essi  sono i soggetti pari, cioè gli extracomunitari più anziani, che come mediatori culturali e che ci aiutano a fare una education più efficace. Dopodiché abbiamo fatto questa education con i criteri che loro ritenevano più efficaci e abbiamo visto che funzionava. Negli anni successivi, a partire dall’anno dopo, gli indici di frequenza e di gravità degli injuries dei lavoratori extracomunitari sono sempre stati della metà rispetto a quelli dei lavoratori italiani e ancora adesso è così, e questo è diventato un esempio importante che è andato su tutte le reti televisive, su tutti i giornali in Italia con l’approccio alla prevenzione, ai sistemi di gestione della sicurezza sul lavoro parte da soggetti con culture diverse come il sociologo e lo stesso lavoratore extracomunitario, che insegna ai suoi compagni com’è la sicurezza nelle fabbriche italiane.

Rumore

Il “rumore” è un suono, che provoca un effetto sgradevole sull’udito. Il range di rumore è compreso tra una frequenza di 20 and 20 mila hertz. Al disotto dei 20 Hz si parla di “infrasuoni”, al di sotto dei 20.000 Hz si parla di “ultrasuoni”. Tra i 20 e i 20 mila hertz quindi entriamo nel campo dell’udito. Gli effetti del rumore possono essere molteplici. L’effetto più grave, che colpisce circa il 40% della popolazione sottoposta a rumore, è quello dell’ipoacusia, che alla lunga riduce anche notevolmente le capacità uditive. Ma ci sono anche altri effetti, magari meno gravi, che però essi possono comunque comportare degli effetti sulla salute dei lavoratori. Per esempio l’effetto stress causato da un rumore che continua magari per lungo periodo, la difficoltà di comunicazione che in alcuni casi può provocare anche delle situazioni pericolose. Pensiamo ad esempio alla mancata possibilità di segnalare un pericolo. Il rumore quindi può provocare anche altri effetti a livello di stress per la persona, affaticamento, scarse capacità di concentrazione e anche dei pericoli dovuti alla difficoltà di comunicazione. Per quanto riguarda i valori limite, solitamente noi utilizziamo tre valori di riferimento: 80 dB, 85 dB, 87 dB. E’ is importante segnalare come l’incremento di un dB corrisponde ad un raddoppio del rumore che viene percepito dall’orecchio umano. Per farsi un’idea, 70 dB corrispondono più o meno al rumore presente in ufficio, 80 dB corrispondono al rumore presente in una strada abbastanza trafficata, mentre valori sopra di 87 dB corrispondono magari ai rumori provocati da un martello pneumatico o da altre attrezzature di lavoro. Al di sopra degli 80 dB il datore di lavoro ha l’obbligo di fornire ai lavoratori i dispositivi di protezione individuale, c'è l’obbligo di utilizzo them per valori al di sopra degli 85 dB. Sopra 87dB, teoricamente il rumore non dovrebbe essere considerato in quanto devono essere utilizzati appunto gli otoprotettori in modo da proteggere il lavoratore. Ci sono tre tipi di otoprotettori: tappi, cuffie e caschi. Ogni otoprotettore ha un’efficienza; è importante che l’efficienza dell’otoprotettore sia in qualche modo rapportata all’effettivo rumore. It is quindi necessario evitare otoprotettori che non proteggono a sufficienza l’operatore, ma anche quegli otoprotettori, che insonorizzano eccessivamente l’ambiente e in questo modo distolgono il lavoratore dall’ambiente di lavoro in cui sta operando.

Vibrazioni

La vibrazione è l’oscillazione di un corpo attraverso un punto di equilibrio. Le vibrazioni vengono trasmesse al corpo in due metodi diversi: vibrazioni trasmesse al corpo intero e vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio. Gli effetti causati dalle vibrazioni che vengono trasmesse al corpo intero possono causare problemi ed effetti sul sistema muscolo-scheletrico, in particolare possiamo andare incontro a traumi al rachide ed alla zona lombare. Per quanto riguarda invece le vibrazioni che vengono trasmesse al sistema mano-braccio la sindrome che si origina con più frequenza è la così detta “sindrome del sistema mano-braccio” per l’appunto. Questa qua può portare a conseguenze vascolari, neurologiche e muscolari. Per quanto riguarda la vibrazioni trasmesse al sistema corpo per esempio possiamo fare riferimento ad una posizione seduta su un sedile. In questo caso, se le vibrazioni vanno al disopra del limite di legge – i limiti di legge sono di 1,25 m/s2 per quanto riguarda l’esposizione massima giornaliera – in questo caso è necessario attuare delle misure di prevenzione e protezione. Quindi andiamo prima ad agire sul sistema di seduta e successivamente andiamo magari a sistemare il sedile rendendolo imbottito.

Per quanto riguarda invece le vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio (tenere in mano uno strumento genera delle vibrazioni), i sistemi di protezione individuali più utilizzati sono i guanti anti vibrazionali. Per quanto riguarda i limiti di esposizione alle vibrazioni, noi abbiamo dei limiti differenti a seconda di che si tratti della trasmissione della vibrazione al sistema mano-braccio o al corpo intero. Le vibrazioni trasmesse al corpo intero hanno dei limiti di legge e dei limiti precauzionali più bassi.


Informazioni aggiornate al: 25.11.2014 alle ore 12:53