Peace Ride to Sarajevo - 1999

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Alla fine del racconto troverete il vero e proprio Diario di bordo dal quale il racconto e' stato preso.

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La fine della guerra in Kosovo e Serbia, pochi giorni prima della partenza del Peace Ride to Sarajevo, mi ha fatto prendere la decisione di partecipare anche io a questo evento. Era da 6 mesi - ossia dall'Elefantentreffen - , che non facevo qualcosa che meritasse di essere scritto. Avevo così voglia di partire che in pratica venerdi' ero gia' pronto, mentre sarei partito solo domenica. Ad ogni modo anche il sabato è passato velocemente, c'erano ugualmente tante cose da fare. Le notizie raccolte sulla Bosnia Erzegovina (BiH) erano contraddittorie ed ero alquanto emozionato. Il sabato sera e' trascorso con gli amici, che avevo invitato per i saluti prima della partenza: tra le persone che conoscevo sarei stato il primo a varcare il confine con la BiH.

La domenica mattina ero pronto a partire alle 08:00. Anche se la partenza ufficiale era alle 12. Alle 10 ho appuntamento con una ragazza che volevo salutare, che non era potuta passare sabato. La aspetto quasi un'ora in strada, seduto sul marciapiede ascoltando musica (meno male che la mia moto ha la motoradio!) ...ad un certo punto mi telefona e dice che si e' addormenatata e che non si e' svegliata in tempo. Dice di essere mortificata. Chissa' se lo e'. Iniziamo bene.

Alle 14 (2 ore dopo la prevista partenza...) riesco a mettermi in contatto con Antonio che mi dice che e' ancora a Padova. Non arrivera' a Trieste prima delle 17 passate. Nel frattempo Riccardo e Ottorino arrivano. Finalmente poco prima delle 19 entriamo in Slovenia - con quasi 7 ore di ritardo sulla rabella di marcia - non prima di aver comprato un carico di palloni (pensate di dover sistemare quasi 40 palloni su una moto gia' carica...OK... non erano di dimensioni regolamentari, pero'...) da regalare ai bambini dell'orfanotrofio di Mostar, una delle tappe del Peace Ride.

Fa freddo e c'e' vento. Sono felice...finalmente si parte! Sia per il tipo di moto che di strada non riusciamo a tenere medie elevate. Passo senza particolare emozione la costa croata fino a Senj (160 km in 4 ore, tra una cosa e l'altra). Li ci fermiamo a mangiare un panino. In tutta la motovacanza cibo decente e soste regolari per dormire saranno un sogno. Un po' per i ritmi davvero "elevati" delle nostre tappe, un po' per le mie condizioni economiche disastrose (non che quelle atmosferiche saranno migliori...).

Da Senj svoltiamo all'interno: tornanti e strada male asfaltata ci portano fino a 800 m.s.l.m., piove, fa freddo (molto freddo per giugno) e c'e' nebbia. Ovviamente buio pesto. In queste condizioni passa la mezzanotte di domenica, ma non il nostro viaggio, che prosegue senza sosta nelle prime ore di lunedi'. Dopo un controllo della polizia (all'una di notte!) e una sosta poiche' il sonno ci impedisce di andare...dritti, giungiamo all'albergo a Plitvice alle 2 e mezza di notte. I miei tre amici si fiondano in letto in albergo. Io ho bisogno di ancora un'ora abbondante per trovare un posto (abusivo) per montare la tenda e infilarmi in sacco a pelo. Ogni movimento e' difficile e lento, mi serve tanto tempo per ogni cosa. Inoltre sono senza colazione e senza pranzo, solo con quello stupido panino. Manca poco alle 4 di mattina che mi addormento.

Mi sveglio alle 6 di mattina, assonnato e stanco. Smonto tutto, ricarico la moto. Passo un'oretta ad ascoltare la motoradio che miracolosamente trasmette composizioni per "organo solo" del mio autore preferito, Johann Sebastian Bach. Alle 8 il gruppone (...arrivato in albergo nel pomeriggio, non come noi alle 3 di notte...) e' in partenza. Mancano i miei 3 compagni nottambuli. Senza tanti complimenti il gruppone parte, e li lascia nel mondo dei sogni nell'albergo. La cosa non mi pare molto giusta, ma dopo 8 ore di moto e 2 di sonno....e' gia' tanto che mi ricordi chi sono, e non penso molto a battagliare per la causa. Raggiungiamo il confine con la BiH. Tutti lo passano allegramente. Io - che guarda caso sono l'ultimo in fila - sono spedito indietro poiche' privo di passaporto. "Che imbecille..." stara' pensado qualche lettore. Vero... solo che secondo la legge la carta di identita' sarebbe sufficiente, il problema e' che qualche guardia confinaria di cattivo umore spesso e volentieri (nelle zone non di etnia croata) si inventa la faccenda del passaporto... BoH...anzi...BiH.

Senza troppi complimenti il grupppone mi saluta e mi lascia li'. Meno male che non sono una persona che si abbatte facilmente. Torno in albergo e (la cosa mi fa piacere!) trovo i 3 compari "abbandonati". Meglio pochi ma buoni. Ci mettiamo in viaggio di nuovo noi quattro, stiamo creando un gruppetto affiatato. Riccardo e Ottorino sono due vecchie volpi del mototurismo, Antonio e' il piu' "nuovo" a quest'arte, io sono il piu' giovane ma nel mio piccolo ho un curriculum "non male", conquistato in 3 anni e 100.000 km di strada. Scenderemo a sud per la Croazia e cercheremo di entrare in Bosnia Herzegovina dalla parte di etnia croata.

Lungo la strada verso Knin (vicino a Sebenico) ci fermiamo in un paese alquanto martoriato dalla guerra con i serbi. Vediamo un paio di bambini e pensiamo di regalare loro un paio dei palloni destinati ai bambini di Mostar. Poi come per magia...spuntano bambini da tulle le parti e in breve tutti i palloni sono nelle loro mani. Sono contenti, siamo un evento un po' fuori del comune. Parliamo anche con i vecchi del paese. Ad eccezione di una signora - che non capisco bene poiche' parla inglese molto poco - nessuno pare contrariato di vedere degli italiani, anzi sembrano contenti.

Proseguiamo verso sud, lungo il confine croato-bosniaco. A sud sicuramente ci lasceranno entrare in BiH con la sola carta di identita' (a proposito...nemmeno Ottorino ce l'ha il passaporto). Notiamo (a dire la verita' si vedono anche prima di Plitvice) i segni della guerra, e i cartelli che segnalano possibili campi minati, o qualcosa del genere. Piove sempre e fa freddo. Ci fermiano in una trattoria (in lingua locale: Gostilna) molto povera, dove sono senza luce (non sara' l'unico posto) e beviamo caffe' alla turca (non l'ho mai bevuto prima...e mi bevo anche i resti sul fondo...bleah...devo proprio imparare tutto...).

Raggiunguamo Sinj, vicino al confine con la BiH. Potremmo entrare da qui, ma siamo stanchissimi e decidiamo di raggiungere una localita' sulla costa dalmata e dormire li. A proposito...complice stanchezza e tuta antipioggia senza tasche...dimentico il portafoglio su un tavolino in strada di un paese dove ci fermiamo a mangiare qualcosa e me ne vado. Dopo pochi minuti (non mi ero nemmeno accorto di averlo perso...) un ragazzo mi raggiunge correndo e me lo riporta. Non ho parole. Avevo tutti i soldi (cash...in BiH le carte di credito non esistono) e i documenti! Offro da bere a lui e a tutti i suoi amici. Pago il doppio del dovuto e dico che il resto e' per un'altra bevuta quando avranno voglia. Quandi ci ripenso non ci credo ancora! Magia della moto, oltre che della onesta' di quel ragazzo (dico questo poiche' mentre mi stavo mettendo la tuta lui ci ha addocchiato e ha detto "mototiristi italianski,k dovro!" era contendo di vedere dei motociclisti italiani.

Scendiamo sulla costa alla sera. Finalmente smette di piovere. Conosciamo - in questo paese della costa croata - Cojo (leggasi Cogio), un biker squattrinato di Mostar. E' gentilissimo e - dopo avergli raccontato le nostre disavventure al confine - ci scrive un biglietto da consegnare ad un suo amico motociclista a Metkovic (dove attraverseremo in confine) che in caso di bisogno ci aiutera'. Qui i motociclisti sono rarissimi (sia i locali che ancor di piu' i turisti...) e cosi' la solidarierta' e l'amicizia sono sviluppare al massimo grado, una sensazione veramente di trovarsi in una grande famiglia, mai "sentito" nulla di simile da altre parti, forse qualcosa di simile all'Elefantentreffen.

Ceniamo in ristorante: primo e ultimo pasto decente. Non perche' i croati non cucinino bene...ci sono leccornie squisite ma non abbiamo tempo (e io nemmeno soldi). All'una di lunedi' andiamo a dormire. Alle 4 mi sveglio...il mio vicino Antonio russa... Alle 08 di martedi' mi alzo. Gli altri dormono ancora. Alle 10 riesco a svegliare tutti e a convincerli di andare fino a Sarajevo (Riccardo escluso...vuole andare fino a Mostar e in giornata, per tornare in questa pensione alla sera). OK.

Commento sul tempo: come siamo pronti a partire si alza (o meglio si intensifica) un vento tremendo e una bufera di pioggia come non ne ho mai viste. Ho serissime difficolta' a riuscire a procedere, non c'e' nulla da fare...si viene spostati da una corsia all'altra (a sinistra ci vengono incontro camion, a destra c'e' il mare...molto sotto di noi). Mai vista una cosa simile. Rimpiango (non scherzo!) le strade innevate di questo incredibile Elefantentreffen 1999. Chi lo ha fatto sappia che non scherzo. In 2 ore facciamo meno di 40 km e fatico non poco a convincere Antonio a non tornare indietro, lui che e' veramente prossimo al proprio limite (non che al mio mancasse tanto...).

Alle 14 superiamo senza troppe peripezie il confine con la Bosnia Erzegovina. Dado, l'amico di Cojo, lo sentiamo solo telefonicamente. La strada che da Metkovic porta a Mostar e' molto battuta da mezzi militari della SFOR di ogni tipo. Si lavora alla ricorstruzione. Vediamo tra le casa distrutte al lato della strada un campo circondato da nastro giallo con la scritta "MINE !". Non fa un bell'effetto. Giungiamo a Mostar alle 15. La citta' non offre particolari attrattive, il bellissimo e famosissimo ponte e' completamente distrutto. Conosciamo, nella parte musulmana, due farmaciste. Sono bellissime, come il 90% o piu' delle ragazze di queste zone (e della dalmazia, specialmente). Le case della periferia di Mostar (case popolari in perfetto stile comunista) sono molto malridotte dalle mitragliate e dagli incendi causati dalle bombe. Molto tristi. Sarebbero tristi anche appena finite di costruire...pensate ora.

Il tempo e' sempre nuvoloso e scuro...perfetto per queste tristi rovine, alle quali male si adatterebbe un bel sole estivo. Ripartiamo per Sarajevo. Sulla strada ancora tanti mezzi militari delle peace-keeping forces, e un check-point con tanto di mezzi anfibi da guerra nascosti da muri di sacchi di sabbia e circondati da giovani soldati in assetto di combattimento (mitra spianato, mimetica e coltello legato sul petto su una specie di giubbetto antiproiettile). Ci salutano festosi e sorridenti: di motociclisti qui ne passa uno ogni chissa' quanto tempo. Giungiamo al tramonto a Sarajevo, e l'atmosfera si fa ancora piu' cupa. Certo non e' una "vacanza" (dal latino "vuoto"...) ma e' un viaggio (molto intenso e pesante) utile a conoscere anche una parte sfortunata di questo mondo, che spesso vediamo solo in TV e rischia di diventare solo un "film" nelle nostre menti. Qui invece siamo a pochi metri dai palazzi bombardati e distrutti, resti tristemente famosi dalle riprese televisive della CNN di qualche anno fa. Percorriamo tutta la via principale ("via dei cecchini"...nome molto esplicativo). Affianchiamo un fuoristrada dei Carabinieri, che sono qui nell'ambito della missione di pace SFOR. Sono alquanto stupiti di vederci arrivare dall'Italia a Sarajevo in moto. Sono veramente cordiali e gentili e si offrono si scortarci fino all'albergo. Poi e' naturale andare a mangiare la pizza isieme e passiamo una bella serata imparando tante cose su Sarajevo e sulla situazione attuale. Ci dicono anche dove andare e dove non andare. Inoltre tramite la loro presenza otteniamo delle informazioni molto utili per "sostiutire" l'albergo (260.000 la doppia...) con una pensione bella e pulita (standard teutonici...non balcanici) da "solo" 120.000 la doppia.

Andiamo a dormire alla 1 di notte e alle 7 ci alziamo. 6 ore di sonno... 12 in totale dall'inizio del viaggio. Non so come mai in questo viaggio si dorma cosi' poco...in fondo i km fatti non sono tantissimi, ma forse poiche' le strade non sono certo "austriache" e piove quasi sempre, tutto richiede molto piu' tempo che "sulla carta". Dalla mattina di mercoledi' a Sarajevo per me inizia una "tirata" lunga, ma veramente lunga (almeno per i miei standards...). Si inizia.

La mattina ci ricongiungiamo per pochi minuti al gruppone che ci aveva "abbandonato" a Plitvice. Conosciamo Tarik, del Moto Club Walter di Sarajevo. Loro proseguono per Mostar (che non hanno ancora visto). Noi 3 (io, Antonio e Ottorino) andiamo a visitare Sarajevo. Riccardo ieri e' tornato da Mostar alla costa dalmata.

Sarajevo nel suo centro e' ben tenuta e ben ricostruita. La gente e' abbastanza cordiale (ma come al solito piu' si va in posti sperduti e piccoli piu' la cordialita' aumenta) e il mercatino turco e' fin troppo ordinato e silenzioso. Poi visitiamo (fuori Sarajevo, vicino all'aereoporto) la strada dedicata alla vendita di CD masterizzati provenienti (si dice) dalla Bulgaria. Qualunque cosa esista in CD (rom e non) la trovate qui a 8 marchi tedeschi. E quando dico qualunque dico qualunque. Da Windows 98 a Office 2000 e a tutti i CD di musica (ok...non classica) e di Playstation. Tutto alla luce del sole e tutto tollerato. Hanno altri problemi qui che non il copyright. Il tutto si trova nella Repubblica Srpska, parte serba della confederazione BiH. Fa un certo effetto...

All'ora di pranzo inziamo il viaggio di ritorno verso Mostar. Alle 16 pranziamo - cucinando con pentole e fornello da campeggio (che mi sono portato) - e siamo attorniati da una dozzina di bambini, pesti simpaticissime e tremende che toccano tutto, un'ora con loro equivale a 1/2 esaurimento nervoso per una qualunque baby sitter anche navigata. Lascio incustodito 3 secondi il coltello (mica in posizione troppo visibile, ovviamente !!!) e due bambini lo prendono e iniziano a giocare a sbudellarsi....mi viene un colpo. Riceviamo qualche insulto (ma poi la faccenda si calma) da un abitante adulto del luogo...non gli sono simpatico in quanto si e' fatto 3 mesi di prigione nella mia citta' (e io sulla moto ho ancora la targa con la citta'...la moto ha 17 anni...). Per la cronaca siamo fermi tra le case dei quartieri poveri della circonvallazione di Mostar.

La sera passiamo per Metkovic (lasciando definitivamente la Bosnia Herzegovina) e conosciamo finalmente Dado, l'amico di Cojo. E' una persona veramente gentile e disponibile. Ovviamente e' anche lui un motociclista. Ci offre la pizza e dopo averci scambiato indirizzi e abbracci fraterni, ci rimettiamo in viaggio. Sono quasi le 8 di sera.

In tre ore siamo di nuovo nel paese dove e' rimasto Riccardo. Antonio e' rimasto a Mostar con il gruppone, che passava anche di la' ma poi pernottava li'. Riccardo e Antonio vanno a dormire nella pensione di due giorni prima. Prenderanno il traghetto a Spalato, per Ancona. Io che ho da risalire tutta la costa della Dalmazia decido di proseguire, di solo e di notte. La cosa ha un certo fascino anche se si rivela da subito alquando pesante. Ho gia' percorso piu' di 200 km e sono svelgio da 11 ore. Alle ore 1 di notte (inizio del giovedi') devo assolutamente fermarni. Sono 50 km a sud di Sebenico. Butto il sacco a pelo su una panca trovata al lato della strada e mi riposo un'oretta guardando il cielo e la luna che si sposta. Fa molto freddo e c'e' vento. Tanto per cambiare. Due anni fa ero in queste zone con la mia (ora ex) ragazza. E i ricordi non aiutano certo a passare due ore rilassanti.

Alle 02:20 mi rimetto in viaggio. Mi aiuta la motoradio che suona a tutto volume del buon rock'n'roll. Viaggio nell'oscurita' e solitudine assoluta. Ogni tanto qualche camion. Ho sonno e talvolta le braccia sembrano volersi staccare dal manubrio e cadere verso il basso. Una sensazine spiacevolissima e insolita (di solito sono solo gli occhi che vogliono chiudersi che mi danno fastidio...).

Alle 03 la polizia mi ferma ma poi riparto senza problemi. Viaggio avanti. Alle 4 e mezza meno male che arrivo a Zara e riesco a trovare un bar aperto. Tutti sono molto incurisiti da me e dal mio aspetto. Mi offrono una cioccolata calda poiche' non ho piu' soldi croati per pagarla. Mi chiedono dove vado. A casa. Solo che sono partito da Sarajevo la mattina precedente!

Mi rimetto in moto. Oramai non e' piu' tanto buio. Percorro ancora un bel po' di km ma a Karlovac (ore 06:30) sono costretto a fermarmi...una nottata in moto non e' nulla, solo che se hai accululato altre 4 notti in bianco o quasi nei giorni precedenti...si rischia ad ogni curva di trasformare il tutto in un gioco molto pericoloso. Cosi' quando vedo che veramente sono al limite, mi fermo - non mi interessa dove sono - e mi metto a dormire. Il fatto e' che questa benedetta strada e' piena di curve piu' o meno cieche a picco sul mare. E i camionisti locali (pochi per fortuna) di notte qui vanno allegri. C'e' sempre vento. Ad un certo punto diventa cosi' forte che stare in sacco a pelo e' da esaurimento nervoso, tutto che sbatte. Mi alzo alle 08:30...delle varie soste questa e' l'unica nella quale ho dormito....non pensavo di avere dormito tanto, ne che fosse cosi' comodo dormire per terra al lato della strata. Dev'essere la stanchezza che rende l'asfalto morbido. Riparto. Arrivo a Senj, poi a Fiume (Rijeka) e infine - attraverso il Tunnel del monte Maggiore (Ucka) - a Rovigno. Qui considero finita la trasferta ufficiale, anche se mancano piu' di 100 km a casa mia. Ma ho voluto allungare io questo ultimo tratto. E' quasi l'una di pomeriggio.

Ho percorso piu' di 700 km in circa 23 ore. Ho riposato 3 ore scarse. Sono sveglio da circa 30 ore. E' la prima volta che mi capita una trasferta cosi'. Tutto il giro da Trieste a Sarajevo a Trieste e' stato di 1700 km circa.

Mi riposo fino alle 16 in campeggio, poi - piano piano (la stanchezza mica e' passata...) riparto.

h. 18:30, strada per Capodistria. C'e' traffico. Sono stanchissimo, l'adrenalina cala: dopo 36 ore che sono sveglio sono quasi a casa! Davanti a me si sta formando una fila, le prime macchine (posso quasi vederle, la strada e' in discesa) stanno rallentando. Le supero, arrivo all'inizio della fila. C'e' un camion azzurro, di quelli usati nei lavori edili, fermo di traverso sulla nostra corsia. Veniva in direzione contraria alla mia e si stava immettendo in una piccola trasversale sterrata alla sua sinistra. Una moto stava superando - temo molto velocemente - la fila di auto dalla quale il camion ha pensato di "uscire" .

L'impatto e' stato inevitabile e tremendo, anche se non l'ho visto, per fortuna. E'accaduto uno o due minuti fa. Il pilota della moto e la sua passeggera sono morti. Lei ha i capelli lunghi castano rossi ed e' molto bella. Lui ha ancora il casco. Mi trovo ad un paio di metri da loro. La ragazza e' morta sul colpo; il corpo di lui ha avuto delle contrazioni per un breve periodo; neanche un minuto. Come sarebbe vissuto sapendo che il suo amore era morto?

Sono abbastanza distrutto fisicamente e questo spettacolo di morte mi squassa la mente. Mi metto a piangere in silenzio. Tra tutta la gente che sta li' sono l'unico che piange, e sono vestito da motociclista anche io. Lei ha una vecchia tuta Dainese "anni 70" come la mia. Allora qualcuno mi chiede se li conoscevo. Dico che e' come se li conoscessi, non so se capiscono il senso. Altri due motociclisti che poche centinaia di metri prima mi avevano superato "in tromba" su super-sportive fanno commenti indioti e bestemmiano. Si informano su strade alternative per aggirare l'"ostacolo". Non si rendono conto che l' "ostacolo" sono due loro fratelli che sono appena morti. Non vedono o non vogliono vedere, forse hanno piu' paura di me, non saprei come decifrare il loro comportamento assurdo. Ho pregato. E' la prima volta che vedo questo ed ero contento di essere da solo in moto. Ho pensato a quante volte ho superato io colonne di auto con la mia ragazza dietro, andando in vacanza come andavano loro. E ho pensato a tutte le cose belle che avrebbero fatto in vacanza in campeggio in moto, come facevo io una volta. E invece e' tutto finito. Sono li' ma non sono piu' li'. La polizia apre il bauletto. Cercano qualcosa, forse i documenti. Hanno le pentole Ferrino come le mie.

Ora stanno ammassando le loro valige e i sacchi a pelo e le altre cose, erano ben carichi. Arriva l'ambulanza. Tolgono il casco al pilota. Chiudono gli occhi a tutti e due e mettono un lenzuolo bianco, uno solo grande per tutti e due. E' strano ma nonostante il fortissimo urto i due corpi sono vicinissimi uno all'altro, pare siano ancora abbracciati. I caschi sono insanguinati. Nulla e' facile. Che Dio li prenda con se'.

La polizia finisce i rilievi. Non mi rendo conto che sono stato li' piu' di un'ora. Riaprono la strada. I velocisti di prima hanno trovato la loro scorciatoia e se ne sono andati da un pezzo. Sono l'unico motociclista rimasto, e dietro di me ho una colonna di auto di kilometri. Non riesco a trovare i guanti. Li ho in tasca.

Devo essere il primo a ripartire. Metto in moto, tengo la frizione tirata poiche' il motore e' in prima. Cerco la folle ma non riesco a trovarla. Lascio la prima e parto. La strada rimasta libera e' poca e passo vicino ai due motociclisti.

Davanti a me sull'altra corsia ho una colonna di auto di vari kilometri.

Vado avanti piano e lungo tutta la fila di auto tengo le dita della mano sinistra a V.

Anche se non c'e' nessuna moto.

fm

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Trieste - Sarajevo - Trieste

DIARIO di BORDO

Introduzione: Questo diario ha una particolarità. Dove uso i verbi al passato (come vedrete quasi mai) significa che la sera scrivo il diario di avvenimenti trascorsi durante la giornata. Dove uso i verbi al presente o NON uso alcun verbo e scrivo in forma di appunto significa che scrivo immediatamente dopo o prima di un evento, in "tempo reale". Inoltre: ho deciso di ricopiare il diario senza aggiungere o togliere nulla. Scrivero' forse poi un racconto più approfondito; che sarà complementare al diario.

Domenica 20.06.99 Il contakm. segna 147.000 km. Valico confinario Italia-Slovenia di Fernetti.

h. 18:45. Benzina + carta geografica (acquisto). Nuvole e fresco.

h. 19:45 sosta. Sereno ma fresco. h. 22:15, manca poco a Senj (HR). 7.5 litri consumati per 138 km. Pioggia e nebbia su e dopo il passo a quasi 800 m.s.l.m.

Lunedi' 21.06.99

h. 00:15 la polizia ci ferma. Vede che siamo italiani e ci lasciano andare senza nemmeno controllare i documenti.

h. 00:45 sosta perchè siamo stanchi, nel "nulla" piu' assoluto.

h. 02:30 arrivo a Plitvice. h. 03:40 ho finito di montare la tenda abusivamente al lato della strada. Speriamo bene. Sono solo e scrivo alla luce della lampada a gas. Ho il materassino e il poliuretano di Fulvia. Mi manchi amore. Franz. Vado a dormire.

h. 06:00 mi sveglio (dopo 2 ore di sonno...). Nebbia e umido. Smonto la tenda. Sono molto stanco e ho bisogno di una doccia.

h. 08:20 confine con la Bosnia Herzegovina (BiH). Caldissimo, pianura.

h. 08:45 la zona e' a maggioranza musulmana e vogliono il passaporto (ho solo la carta di identita'). Sono respinto, tutti gli altri proseguono. Torno in Croazia (HR) e vedro' cosa fare. Saluto glorioso con fari e clacson. Fuck'em. In HR ho conferma che avevo ragione io: la richiesta del passaporto e' un sopruso. Passero' da solo il confine sotto Knin. Speriamo bene.

h. 09:10, ritrovo i 3 compagni di viaggio dell'andata, che non avevano seguito gli altri (dormivano e non li hanno chiamati...). Scendiamo insieme verso sud. Poi si vedra'. Palloni regalati ai bambini a Udbina (HR).

h. 14:30 direzione Gracac. Sosta caffe': ho sonno e mi manca Fulvia !!!

h. 16:00 siamo a 20 km da Knin. Diluvia come sempre e stiamo in una Gostilna (trattoria) alquanto casereccia con 2 uomini e 2 donne e 1 bambino al quale regaliamo il penultimo pallone rimastoci. Concentrato di umanita' in tutti. Caffe' alla turca fortissimo per rimanere svegli. In un paese vicino al confine con la BiH ho dimenticato il portafoglio in strada (la tuta antipioggia non ha tasche...) su un tavolino, avevo circa 400.000 lire e i documenti. Ho offerto da bere al ragazzo benefattore che mi e' corso dietro a riportarmelo, e ai suoi amici. Abbiamo conosciuto Cristina (Sinj, mitico posto). Ora andiamo sulla costa. Domani Mostar e Sarajevo? Piove spesso e tanto. La sera a Markarska conosciamo Cojo, motociclista di Mostar, e la sua bella ragazza-biker, di HR. Ci dicono che conoscono il nostro amico a Sarajevo, Tarik, del MotoClub Walter. Ci scrivono un messaggio da consegnare a Dado, un tale vicino al confine che ci aiutera' ad entrare in BiH. Pare tutto un film!

23:00 Mangiamo in un ristorante.

Martedi' 22.06.99

h. 02:00 andiamo a dormire in una pensione a Markarska.

h. 04:00 sono sveglio (il mio vicino russa...)

h. 08:00 mi alzo. Siamo tutti molto stanchi, pioggia vento e molto freddo.

h. 10:00 decidiamo di raggiungere comunque Sarajevo.

h. 12:00 partenza, vento molto sopra ai 100 km/h e tempesta di pioggia. Facciamo 40 km in piu' di due ore.

h. 14:00 frontiera con la Bosnia Herzegovina

h. 15:00 Mostar. Visita. Conosciamo due farmaciste, musulmane e stupende. h. 21:00 Sarajevo. Molti blindati e jeed SFOR sulla strada. 1 Check-point militare e molta "miliza". Incontriamo 2 soldati italiani (carabinieri delle unita' speciali) e 1 argentino. Pizza insieme.

Mercoledi' 23.06.99

h. 01:00 pensione Skorpion. Sarajevo e' bella e ricosruita abbastanza. No problems. Solo penso spesso a Fulvia. Ci indicano i posti "veri" di Sarajevo, la "via dei cecchini", i negozi clandestini ("CD Alley") in Republika Srpska (parte serba della BiH) e il mercatino turco in citta'. Sono simpaticissimi. Piove sempre e fa tanto freddo. Ciao Fuvia!

07:30 sveglia. Conosiamo Tarik. Visita al mercatino di Sarajevo, visita a CD Alley. 13:00 Viaggio di ritorno a Mostar. Cevapcici e coca-cola con un mucchio di bambini tremendiiiiii, nei sobborghi poveri di Mostar. Conosciamo un ragazzo che e' stato in prigione nella mia citta'...non gli sono molto simpatico, forse. Torniamo in HR. A Metkovic (sul confine) finalmente incontriamo di persona Dado, moglie e figlie. Ci offre la pizza.

23:00 siamo di nuovo a Markarska. Ottorino e Riccardo vanno a dormire nella locanda di due martedi'. Prenderanno a Spalato in traghetto per Ancona. Antonio e' rimasto col grosso del gruppo a Mostar (quelli che avevamo "perso" il primo giorno dopo Plitvice). Ora sonon veramente solo. Mi manca Fulvia. Mi riposo un po' alla stazione di servizio. Io continuero' il viaggio iniziato alle 13:00 a Sarajevo: inizia il lungo ritorno a casa.

Giovedi' 24.06.99

h. 01:00 Sto scrivendo al chiaro di luna in una piazzola di sosta vicino a Spalato (50 km da Sibenik). Sibenik mi ricorda l'albergo rosso e Fulvia. Ho molto sonno e fa molto freddo. Il vento per fortuna e' cessato. Luna a 3/4. Cuore-Fuvia.

h. 02:20 mi rimetto in viaggio dopo aver dormito un'oretta perterra in sacco a pelo. Good rock'n'roll alla motoradio, tenuta "a palla". Fredddddddo !

h. 04:32 In questo momento sono in un bar trovato aperto a Zara. Ho viaggiato tutta la notte, ora e' quasi l'alba. Alle 03:00 la polizia mi ha fermato e controllato. Sono stanco ma felice. Sono in moto da 16 ore e sveglio da 21. Penso che cerchero' un campeggio per dormire un po' la mattina di oggi.

h. 06:30 mi sono fermato a Karlovac. Un'altra cioccolata calda (a Zara me l'ha offerta gentilmente un cliente poiche' ero senza soldi croati). Ho parlato con una famiglia di Desenzano che e' partita a mezzanotte e che sta' scendento: vanno a Selve (la moglie e' di li'). Hanno tre figlie belle. Avevo iniziato a parlare con loro quando i genitori non c'erano. Avevano paura, si vedeva. Poi ho chiacchierato con loro papa' e andandosene la piu' piccola (17?) mi ha salutato e mi ha sorriso e mi ha augurato buon viaggio. Ora vado in sacco a pelo a dormire ancora un po'...sono stanco.

h. 08:30 il vento e' diventato troppo forte per stare in sacco a pelo. Riparto. Inizia la riserva di benzina: 335 km. 19.42 liter x 378 km. By the way, la moto "va da Dio". Un benzinaio croato voleva sapere come fare per averne una uguale! Sono a Senj.

h. 10:00 molto stanco !!! Voglio FUVIAAAAAA

h. 12:30 sono arrivato a Rovigno. Considerato che la faccenda della trata (traversata notturna...non riesco piu' a scrivere correttamente, sono molto stanco) non era da dire ai miei, mi aspettano per cena. Cosi' ho 7 ore di...riposo.

Dati tecnici: Partenza da Sarajevo alle 13:00 del 23.06. Arrivo a Rovigno alle 13:00 del 24.06 Ore passate a riposare: circa 3. Km Sarajevo-Roviglo: ? boh, circa 700; in, circa 23 ore. Km totali raid: 149.010-147300 = 1710 km. Dobro. Ora vado a riposare. Sao Fuvia. fm

h. 18:30, strada per Capodistria. Non avrei voluto che ci fosse questa pagina nel diario. Un paio di minuti fa un ragazzo e una ragazza in moto sono morti. Lei ha i capelli lunghi castano rossi ed e' molto bella. Lui ha ancora il casco. Sono a un paio di metri da loro; appoggiato al guard-rail. Superavano la colonna di auto e un camion dalla colonna ha svoltato e loro gli si sono infilati sotto. Lei e' morta sul colpo; lui si e' mosso per qualche secondo; forse un minuto. Come sarebbe vissuto sapendo che il suo amore era morto?

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