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Editoria elettronica, Open Archives e comunità digitali
Convegno sui nuovi scenari dell'editoria internazionale

Trieste, SISSA
13 maggio 2004


 

Comunicazione telematica di risorse scientifiche in ambito umanistico

Guido Abbattista
(DISSA-Università di Trieste)

 

È evidente che l'uso della tecnologia di rete ha immediate ricadute positive sui modi della produzione e circolazione della letteratura scientifica anche in campo umanistico. Esiste però un insieme di problemi propri della produzione scientifica di argomento umanistico, per esempio in filologia, archeologia, storia, ed è qualcosa che ha a che fare con la disponibilità in formato digitale della fonte – archivio, testo, serie, immagine – e con il modo in cui il valore informativo della fonte può cambiare a seconda del supporto mediante cui è presentata. Altri problemi riguardano la forma e  la costruzione del testo e dell'argomento, che possono subire mutamenti anche profondi a seguito dell'adozione di tecniche espositive di tipo ipermediale. Ma, se lasciamo da parte questi aspetti, che riguardano la metodologia della ricerca e la tecnica argomentativa, i problemi strutturali legati ai modi della raccolta e disseminazione dei prodotti della ricerca sono pressoché analoghi per qualsiasi campo di ricerca. Questo non significa affatto, come pure è stato sostenuto, che la rete telematica "per la prima volta in assoluto" permetta all'autore di essere editore e distributore di se stesso: una condizione che chiunque sa come sia esistita fin dall'inizio dell'èra Gutenberg e che è venuta meno solo a partire dal '700 in poi, con l'emergere delle figure del libraio-editore professionale e dell'autore indipendente. Semmai, perciò, la rete riporta il rapporto autore-lettore e il meccanismo produzione-distribuzione a come per lungo tempo essi si sono configurati a partire dalle origini della stampa a caratteri mobili. Per i prodotti della ricerca in campo umanistico, va aggiunto, la transizione digitale è forse ancora più importante che nei settori cosiddetti "scientifici". Se per alcuni di questi la rapidità di circolazione e la facile accessibilità costituiscono requisiti indispensabili per l'avanzamento delle conoscenze, in campo umanistico la velocità con cui un prodotto è messo a disposizione della comunità non è così importante. Si tratta di prodotti con tempi di produzione e assimilazione molto più lenti, che si misurano spesso in anni e i cui contenuti è indifferente – dal punto di vista della circolazione delle conoscenze – che siano disponibili al pubblico entro un mese o sei mesi: semmai sono i tempi delle valutazioni concorsuali o dell'avanzamento dei progetti a stabilire il maggior o minore grado di urgenza della pubblicazione. Se non sussiste un'immediata necessità di immissione nel circuito della pubblicazione, in compenso esiste uno specifico problema di costi di stampa. Dato che il prodotto tipico della ricerca scientifica in campo umanistico è la monografia, il libro, è chiaro il vantaggio di disporre di una tecnologia che permette di risparmiare anche l'80 % dei costi di pubblicazione. Va ricordato che le prime prese di posizione significative a favore della pubblicazione elettronica all'interno della comunità internazionale degli storici sono derivate proprio dalla constatazione della crisi delle university presses americane, sempre meno in grado di sostenere i costi di produzione delle monografie accademiche.

Quando si ragiona di prospettive di pubblicazione elettronica online della produzione accademica bisogna distinguere almeno due livelli, ciascuno di grande importanza nel proprio ambito e con un sotto-livello correlato. Il primo è quello che riguarda la produzione e valutazione ex ante del prodotto scientifico; il livello correlato concerne l'utilità e dunque l'identificabilità della pubblicazione digitale a fini concorsuali e di carriera, ossia la sua valutazione ex post. Il secondo è quello dei modi e delle forme della circolazione, con il livello correlato della uniforme descrizione con metadata a fini di archiviazione e recupero. La transizione al digitale implica problemi diversi, anche se strettamente legati, per i due livelli, introducendo elementi profondi di discontinuità rispetto a prassi e rapporti gerarchici consolidati sia negli ambienti accademici sia in quelli editoriali. La transizione ha dunque enormi potenzialità in termini di riassetto degli equilibri tradizionali. Lasciamo da parte per il momento il problema, pure centrale, della selezione di qualità dei materiali da pubblicare e concentriamoci sull'aspetto della pubblicazione/archiviazione

Le scelte operate dal mondo della grande editoria tradizionale di fronte alle tecnologie di rete sono state esitanti, contraddittorie e sostanzialmente incapaci di adottare idee nuove, nemmeno in forma sperimentale. In tali scelte rientrano certe timide sperimentazioni da parte di grandi editori di formati di e-book, che possono aver consentito un certo risparmio di costi garantendo la copertura offerta dal prestigio dell'editore, ma che perlopiù si presentano  come microcosmi chiusi, impermeabili a nuovi linguaggi e di fatto legati all'impostazione delle monografie tradizionali: in altre parole, sono spesso solo false partenze sul piano dell'uso del mezzo informatico o telematico. L'idea stessa dell'open access ne è sempre rimasta estranea (comprensibilmente, per strutture operative come le case editrici tradizionali). Altri esempi sono quelli offerti dai periodici elettronici tradizionali, la cui migrazione sulla rete è avvenuta in forme diverse, ma con un risultato paradossale, ossia l'enorme aumento dei costi per l'utenza e la minore disponibilità del pregresso, con un vantaggio derivante dall'impiego delle tecnologie di rete tutto sommato limitato e comunque di molto inferiore alle potenzialità.

Decisamente più significativa appare perciò la strada intrapresa da altre esperienze di pubblicazione accademica digitale in rete in campo umanistico, nelle quali il concetto dell'open access è stato fin dall'inizio il principio-guida. Mi riferisco a quelle esperienze, sviluppate fin dai primi anni '90, che per certi versi hanno posto  l'Italia di fatto all'avanguardia mondiale nella ricerca e nello sviluppo del mezzo telematico come strumento di comunicazione scientifica (Arachnion, Cromohs-Eliohs, Reti medievali, Scrineum, operanti su base disciplinare nell'ambito rispettivamente delle scienze filologico-antichistiche, storico-moderne, storico-medievali e diplomatistiche). Si tratta di iniziative che, in Italia e all'estero, anche se in forma disordinata e volontaristica, hanno decisamente precorso il movimento per gli open archives (la OAI è nata nel 1999), creandone anzi il presupposto. Ricordo a questo proposito che il primo open archive nato nel 1991 a Los Alamos è stato il frutto di un bisogno avvertito dagli scienziati di quella comunità e che solo ben dieci anni dopo si è trasferito all'interno di un open archive istituzionale come quello di Cornell (2001). Le iniziative italiane appena citate sono scaturite da esigenze tra le quali ha certamente prevalso il desiderio di sperimentazione delle nuove tecnologie nel lavoro di ricerca e di scrittura, più che non l'aspirazione a sottrarsi alle logiche gerarchiche dei processi di pubblicazione. Si tratta di esperienze tra loro molto diverse: riviste, biblioteche digitali, contenitori dalla struttura e funzionalità molto composite e che si sono sviluppate con strategie differenziate. Pur nel loro destino emblematicamente dissimile – la prima, Arachnion, ha chiuso dopo 4 numeri e poco più di un anno di vita (maggio 1995-maggio 1996), le altre due si sono molto sviluppate in quantità e qualità, ma con una differenza di ritmo dipesa da diverse scelte strategiche –, esse hanno avuto e continuano ad avere un ruolo importantissimo di battistrada, sia per la ricerca di soluzioni sempre più avanzate rispetto al lentissimo adattamento del quadro normativo, sia per la spinta verso traguardi nuovi rispetto ai quali è stato possibile realizzare convergenze molto efficaci con il mondo dell'editoria e della biblioteconomia universitaria, sia per l'effetto-traino che in una certa misura ne è derivato e che è attestato dalla nascita di nuove iniziative online dal carattere affine. Al momento presente si può dire che la loro continuità di presenza in rete e la validità delle successive soluzioni via via adottate a tutela del valore di pubblicazione – la registrazione legale e l'assegnazione di ISSN, la prassi del deposito legale secondo le modalità tradizionali, in seguito il deposito volontario presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e infine l'attivazione di rapporti contrattuali con la Firenze University Press che prevedono sia le prassi di deposito a cura dell'editore sia il print on demand a pagamento su richiesta dell'autore a cui il contratto lascia interamente la proprietà intellettuale del prodotto – ne garantiscono, insieme alle procedure di peer review a garanzia di qualità del materiale pubblicato, l'autorevolezza e la solidità come strumenti di pubblicazione e comunicazione del prodotto scientifico. Tutto questo è avvenuto nel più rigoroso rispetto del principio del free access, che ha sempre costituito un fondamentale elemento di ispirazione, tale da configurare, tra l'altro, oggettiva coincidenza con le idee-guida della OAI.

ll vivace dibattito contemporaneo intorno alla realizzabilità di uno spazio di open archive nelle varie forme possibili dovrebbe portare all'avvio di una sinergia tra le esigenze del mondo della ricerca accademica e quello del mondo bibliotecario accademico a partire dal comune riconoscimento dei principi contenuti nelle dichiarazioni di Budapest del febbraio 2002 (prima versione: dicembre 2001) e di Berlino dell'ottobre 2003. Da questo punto di vista, un momento molto importante è stato offerto dal convegno di Firenze «L'Archivio E-Prints dell'Università di Firenze: prospettive locali e nazionali» (10 febbraio 2004). L'impressione è che l'affermazione di open archives nella loro complessa articolazione possa dispiegare le proprie enormi potenzialità solo attraverso il rafforzamento di queste sinergie, con attenzione a salvaguardarle da possibili contrasti settoriali (bibliotecari, informatici, accademici), e la loro estensione a più ampi ambiti istituzionali (livello d'ateneo) e concettuali-operativi (dalla disseminazione all'archiviazione e alla valutazione). Si tratta probabilmente di saper trasformare i passaggi di vita istituzionale, pur in presenza di vincoli economici pesanti, in altrettante occasioni per sviluppare prospettive di forte contenuto innovatore. E di creare e mantenere la cooperazione tra almeno tre agenzie: governance d'ateneo, servizi bibliotecari e informatici, circuito produzione-distribuzione dei prodotti della ricerca (dal dipartimento all'editoria d'ateneo).

In questo modo, sulla base delle esperienze di Firenze, Bologna e Trento, non sarebbe difficile immaginare un'architettura in grado di unificare materiali di varia origine (ricerca, didattica, organizzazione) all'interno di una unica modalità di accesso, archiviazione e reperimento. Probabilmente tale architettura potrebbe essere facilmente integrata all'interno di un sistema di anagrafe della ricerca (intesa nel senso più ampio dell'espressione) e costituire uno strumento fondamentale non solo per la comunicazione scientifica o l'efficienza della didattica, ma anche per quell'attività divenuta ormai essenziale come la valutazione interna ed esterna. Addirittura, l'occasione offerta dalla creazione di un sistema di  anagrafe della ricerca potrebbe costituire l'occasione ideale per attivare l'impianto di un sistema istituzionale di e-prints d'ateneo e di open archive.

A questo punto non può non ripresentarsi il problema che sopra abbiamo indicato e subito messo da parte, ossia quello delle procedure di valutazione di qualità ex ante, altrimenti note come peer review. L'esistenza di un open archive, in altre parole, non dovrebbe affatto far passare in secondo piano o, peggio, cancellare l'esigenza di preliminari valutazioni di qualità dei prodotti della ricerca, esattamente come questo non  deve avvenire nell'ambito delle procedure tradizionali di pubblicazione all'interno di riviste o collane di monografie gestite dai dipartimenti. Una soluzione potrebbe essere l'attivazione di sezioni dell'archivio di pubblicazioni elettroniche, ciascuna connotata da procedure particolari di selezione (pre-prints, edizioni online, post-prints, reports e papers, materiali didattici, strumenti di lavoro per didattica e ricerca, particolari strumenti di e-learning) o anche – come è avvenuto a Firenze – l'assorbimento entro l'open archive di iniziative online preesistenti e autonome, con proprie procedure consolidate di peer reviewing. Evidentemente l'articolazione disciplinare dell'open archive consentirebbe anche di mettere in atto ulteriori differenziazioni metodologiche nei processi di valutazione/inclusione dei prodotti della ricerca. Il vantaggio sarebbe evidente: uniformazione delle procedure di accesso, standardizzazione delle modalità descrittive, unificazione di risorse scientifiche o didattiche altrimenti disperse in server dipartimentali non comunicanti entro un medesimo ambiente informativo, conferimento di responsabilità scientifica a responsabili d'area scientifico-disciplinare e di settore dell'archivio.

Per concludere, infine, sarebbe indispensabile contestualizzare il problema di un open archive rispetto ad una terza finalità implicata entro questo ambito di riflessione, ossia quella della valutazione della ricerca ex post da parte del Nucleo di Valutazione o di appositi organi interni o esterni di valutazione. In questo senso, l'accesso alle pubblicazioni prodotte dalle varie realtà di un ateneo – progetti, convegni, gruppi di studio, singoli ricercatori, ma anche dottorati di ricerca, lauree specialistiche, master, scuole di specializzazione, centri interdipartimentali o interuniversitari, scuole estive, workshops – potrebbero ottenere non solo visibilità immediata in quanto pure e semplici entries di un database bibliografico, ma soprattutto in quanto contenuti resi disponibili mediante il sistema di data e service provider costituito proprio dall'open archive.

Le analisi di esperienze in corso, come quella avviata dalla fine del 2003 all'università di Trento, tendono a sottolineare la scarsa disponibilità dei ricercatori di settore umanistico ad avvalersi di sistemi di self-archiving e open archive. Ciò corrisponde probabilmente non solo a motivi strutturali connaturati con le tipicità proprie della comunicazione del prodotto di ricerca umanistica, ma semmai alla stessa maggiore difficoltà con cui il web publishing ha preso piede in seno alle discipline umanistiche, a sua volta dipendente forse da un più forte senso di incertezza circa l'effettivo riconoscimento del valore delle pubblicazioni. L'esistenza di un sistema d'ateneo collegato a diverse esigenze (valutazione, avanzamento, finanziamento) potrebbe d'altra parte funzionare da incentivo sufficientemente efficace da spingere in primis chi si orienta alla pubblicazione su periodici o in collane dipartimentali a optare per l'open archive, non foss'altro per l'ovvio e immediato risparmio di fondi.

In definitiva, esperienze consolidate di pubblicazioni online, esigenze di risparmio in seno a strutture accademiche, necessità di realizzare sistemi di anagrafe e valutazione della ricerca potrebbero ragionevolmente costituire, se adeguatamente recepite dalle istituzioni universitarie, altrettanti impulsi alla creazione di un ambiente di libera pubblicazione e circolazione dei prodotti della ricerca, consentendo al tempo stesso di superare i vincoli economici, gli ostacoli creati dall'editoria commerciale e le fondate riserve intorno a discutibili e in fondo inadeguati parametri di valutazione quale l'IF. "La speranza – ha scritto recentemente Alessandro Figà Talamanca – è che l'avvento dell'editoria elettronica, per sua natura poco costosa e direttamente gestibile dai ricercatori, finisca per mettere fine all'oligopolio dei grandi editori commerciali mediato dall'ISI. Anche per questo non bisogna dare troppo credito all'ISI o all'IF" (A. Figà Talamanca, L'Impact factor, in «Università notizie», n. 2, marzo-aprile 2004, pp. 5-11, v. p. 6).

ultima versione: venerdì 14 maggio 2004 11.20

 

   Siti, collegamenti e materiali:

   1)

   Firenze University Press Firenze University Press

   Monografie, Periodici. Archivio e-prints:

   2)

   Archivio e-prints Università di Firenze Institutional archives of the University of Florence electronic documents

L'archivio e-prints è l’archivio istituzionale dei documenti elettronici dell’Università degli studi di Firenze, e contiene i lavori per la didattica e la ricerca prodotti da docenti e ricercatori dell’Ateneo.
Gli autori, previa registrazione, depositano direttamente i propri documenti nell’archivio.
L'accesso alle informazioni ed ai documenti è libero
L’Università di Firenze è stato uno dei primi Atenei italiani a costituire un archivio dei pre-prints e
post-prints degli articoli, dei documenti e rapporti tecnici e del materiale didattico, destinato a
diventare il repository istituzionale contenente la produzione scientifica e accademica dell’Ateneo.
La sperimentazione dell’archivio ha avuto inizio nell’anno 2001 nell’ambito della costituenda
Firenze University Press che attualmente ne governa il contenuto.
L’archivio utilizza il sofware open source eprints.org sviluppato dall’Università di Southampton che
è uno degli strumenti più usati per implementare questo tipo di servizio. La diffusione dei contenuti
dell’archivio è facilitata dalla possibilità di esportare i metadati che descrivono i documenti
attraverso il Protocol for Metadata Harvesting,(PMH) definito nell’ambito della Open Archives
Iniziative (OAI). Il modello OAI si sta rapidamente diffondendo come schema di riferimento per
l’interoperabilità tra le biblioteche digitali.
Gli archivi e-prints accademici devono essere integrati con le altre risorse locali attraverso lo
sviluppo dei portali di Ateneo, devono evolvere nell’ambito degli scenari internazionali e nazionali
che stanno trasformando il contesto dell’editoria accademica e scientifica e sono una delle risorse
principali per lo sviluppo delle biblioteche digitali.
Per ora sono accessibili prevalentemente le tipologie di e-prints definite course notes, conference papers, atti di convegni, ma non le monografie e altre pubblicazioni per le quali è previsto un sistema di distribuzione a pagamento attraverso l'intermediazione di un distributore online

   3) Periodici Firenze University Press

Cromohs-Cyber Review of Modern Historiography (1996) Reti Medievali (1998) (Rivista: 2000 -)
Scrineum (1999) - Saggi e materiali on line di scienze del documento e del libro medievali (Scrineum Rivista, 2003 -)  Storia di Venezia (2002) (Rivista, 2003 -)

   4) Contratto FUP-Cromohs

   5) Biblioteca Digitale dell'Università di Bologna

   6) UniTn-E-prints: archivio digitale di documenti elettronici dell'Università di Trento

   7) Open Archive Initiative

   8) Berlin Declaration on Open Access to Knowledge in the Sciences and Humanities (ottobre  2003)

   9) Budapest Open Access Initiative (Open Society Institute [OSI], dicembre 2001, rev. febbraio 2002)

   10) Public library of science  "The Public Library of Science (PLoS) is a non-profit organization of scientists and physicians committed to making the world's scientific and medical literature a freely available public resource"

   11) Materiali di riferimento scelti

Titolo Contenuto
   
Pasqui, Valdo (2004) Archivi e-prints & Open Archives Initiative in Cotoneschi, Patrizia, Ed., Proceedings L'Archivio E-Prints dell'Università di Firenze: prospettive locali e nazionali, Firenze.

 

In alcuni settori della ricerca scientifica e accademica da molti anni sono disponibili servizi che consentono l’archiviazione e la consultazione dei pre-print e post-print di articoli, di tesi, dissertazioni, rapporti, documenti tecnici e materiale didattico. Alcuni di questi archivi rivestono una particolare rilevanza, oltre che per il contenuto, per gli approcci organizzativi e tecnici seguiti.
Nella primavera del 2000 l’Università di Firenze, nell’ambito del Progetto Editoria elettronica ha svolto un’indagine per valutare i modelli organizzativo, normativo, economico e tecnologico della costituenda Firenze University Press (FUP). In tale contesto emerse la necessità di attivare dei servizi per la pubblicazione di documenti in formato elettronico, in particolare la creazione di archivi e-prints dell’Ateneo, alimentati dai docenti e ricercatori e liberamente accessibili in rete.
Contestualmente fu individuato nella Open Archives Iniziative il modello tecnico-organizzativo di riferimento e fu selezionato il software “eprints.org” per realizzare il prototipo dell’archivio istituzionale dell’Università di Firenze. Il software eprints.org sviluppato dalla University of Southampton presenta una serie di caratteristiche di estremo interesse.

Maraviglia, Giulia (2004) L’Archivio E-Prints nella Biblioteca digitale dell’Università di Firenze. In Cotoneschi, Patrizia, Eds. Proceedings L'Archivio E-Prints dell'Università di Firenze: Prospettive locali e nazionali, Firenze. La Biblioteca digitale dell’ateneo fiorentino è formata da periodici elettronici, e-books, banche dati, e-prints, risorse web selezionate. Queste risorse documentarie costituiscono la collezione. Parimenti formano la Biblioteca digitale gli strumenti per l’accesso alle risorse nonché l’infrastruttura tecnologica.
Cotoneschi, Patrizia (2004) La Firenze University Press fra distribuzione tradizionale e libero accesso. In Cotoneschi, Patrizia, Eds. Proceedings L'Archivio E-Prints dell'Università di Firenze: prospettive locali e nazionali, Firenze Negli anni Novanta negli Stati Uniti ha cominciato a diffondersi la consapevolezzala che il delegare il controllo dell’informazione scientifica al di fuori delle università poteva portare ad effetti pericolosi per la stessa circolazione del sapere. Le università, infatti, comiciavano a non essere più in grado di ricomprare l'informazione che i ricercatori avevano ceduto agli editori commerciali. Il fenomeno dell'aumento dei prezzi delle riviste è divenuto così il casus belli per la nascita di un movimento che rivendica e promuove l’ "open access" per la comunicazione scientifica. Attraverso lo studio di modelli economici che non prevedano costi per i lettori e l’utilizzo di standard aperti quali quelli dell'Open Archive Initiative, tale movimento ha cercato e cerca di creare un circuito alternativo a quello commerciale.
Valentini, Francesca and Bellini, Paolo (2004) UNITN-EPRINTS: Risultati di utilizzo, prospettive di sviluppo. In Cotoneschi, Patrizia, Eds. Proceedings L'Archivio E-Prints dell'Università di Firenze: prospettive locali e nazionali, Firenze. La creazione di un archivio digitale di documenti prodotti dalla comunità accademica dell’Ateneo trentino risale all’anno 2002, in accordo all’articolo 2, comma 1 dello Statuto dell’Università di Trento, che “ha per scopo lo sviluppo e la diffusione del sapere mediante il libero esercizio della ricerca, dell’insegnamento e dello studio”. I documenti prodotti dall’Università di Trento in forma cartacea e, in numero sempre crescente, in formato elettronico appartengono per lo più all’ambito della ricerca, della didattica, dell’informazione/comunicazione e dell’amministrazione. Gli autori di tali documenti sono i 13 Dipartimenti, le 6 Facoltà e i 4 centri di ricerca, ma anche gli uffici dell’Amministrazione centrale.
Spinelli, Serafina (2004) Gli archivi e-prints dell'Università di Bologna. In Cotoneschi, Patrizia, Eds. Proceedings L'Archivio E-Prints dell'Università di Firenze: prospettive locali e nazionali, Firenze. Alma-DL si prefigge fra i suoi scopi quello di integrare funzionalmente risorse digitali di varia natura e provenienza, di armonizzarle attraverso una politica di sviluppo scientificamente fondata, e di coinvolgere e incentivare come luoghi di produzione del digitale le varie strutture scientifiche e didattiche dell'Ateneo [...] il progetto definisce come suoi obiettivi di fondo: - la valorizzazione e la diffusione della produzione interna - la garanzia di una disponibilità senza limiti dei materiali di studio per gli studenti - la predisposizione di soluzioni per contrastare problemi come la cosiddetta crisi della comunicazione scientifica, la ridotta capacità di acquisto delle biblioteche, la cessione dei diritti di proprietà intellettuale sulle opere derivanti dalle attività istituzionali condotte entro l'Ateneo
Mornati, Susanna (2004) Progetto AEPIC: gli Archivi aperti italiani su una piattaforma nazionale. In Cotoneschi, Patrizia, Eds. Proceedings L'Archivio E-Prints dell'Università di Firenze: prospettive locali e nazionali, Firenze. I repositories istituzionali di e-prints, i documenti elettronici prodotti nell’ambito delle attività di atenei ed enti di ricerca, costituiscono una risorsa fondamentale per la comunicazione scientifica. Nell’architettura prevista dall’OAI-PMH essi rappresentano il lato Data Provider, e necessitano dello sviluppo di Service Provider per garantire una partecipazione estesa all’iniziativa degli Archivi aperti. La comunità internazionale si sta interrogando sui servizi necessari per la valorizzazione del contenuto degli archivi, mentre il loro numero è ancora scarso e l’implementazione richiede investimenti non trascurabili e un ambiente collaborativo avanzato.
CILEA e CASPUR, due fra i maggiori consorzi italiani che forniscono servizi ad alto valore tecnologico alle università e agli enti di ricerca, si sono associati per la realizzazione di una piattaforma nazionale di accesso agli Archivi aperti italiani, una costellazione di Service Provider al servizio dei repositories già implementati e compatibili con il protocollo standard. Inoltre è in corso un’attività di supporto per l’installazione e la gestione di nuovi Data Provider al servizio delle istituzioni che volessero dotarsi un archivio aperto senza sostenere investimenti locali in termini di risorse umane e tecnologiche, consentendo ai propri ricercatori di aumentare l’impatto dei propri risultati di ricerca e migliorando la visibilità della produzione scientifica dell’ente nel contesto nazionale ed internazionale

 

 

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