Servizio Prevenzione Protezione

Ultimo aggiornamento contenuto: 18.11.2015 10:28:12

Interviste

-Laboratorio? Non so, spandere qualche beuta non credo incidenti così gravi, quelli che succedono più spesso almeno.

-Penso che di incidenti, penso che ne siano successi mi auguro pochi. Potrebbe essere legati tipo ad inciamparsi sui gradini.

-Suppongo lievi lesione alle persone o piccole lesioni alle cose, in generale. Persona che siano appunto scivolate cadute, cose così.

-Bè per esempio potrebbe essere qualche incidente nel laboratorio di meccanica, in C6 mi pare. Nella quale si usano dei torni o comunque dei macchinari non sempre molto correttamente. Quindi lì, poi magari anche in qualche laboratorio chimico, in cui appunto anche lì non si rispettano tutte le disposizioni. In qualche altro laboratorio o in qualche altro centro servizi d'Ateneo che non conosco che comunque utilizza dei macchinari, quindi soprattutto macchinari e contatto con agenti chimici.

-Non so un qualche incendio, incendio a un laboratorio o il danneggiamento che è caduto qualche pezzo di muro, di intonaco da qualche edificio. Il danneggiamento di qualche laboratorio, chimico e giù di lì.

-Probabilmente incidenti in laboratorio io penso. Tipo non lo so strane sostanze che potrebbero venire a contatto con la pelle o ancora peggio con gli occhi, gente che si scotta nei laboratori. Gente che si scotta gente che si fa male usando certi attrezzi. Oppure lavorando in ambienti senza protezione senza mascherina.

-Bè, gli incidenti più frequenti in ateneo potrebbero essere inalazione di sostanze nocive in qualche laboratorio. Oppure gli studenti che vanno di fretta per le scale si slogano una caviglia. Oppure posso darvi anche un terzo esempio: camminando, spesso gli studenti sono distratti, magari sbattano la testa da qualche parte e si procurano anche un trauma.

-Che hanno a che fare con sostanze che effettivamente sono tossiche i rischi potrebbero essere elevati per la loro vita quindi in genere si fa molta attenzione mentre anche quando li si vede   maneggiare queste cose. Gli direi di stare attenti perché tante cose che noi usiamo è vero che sono pericolose però se si sanno usare come vanno usate non hanno conseguenze. Non ha senso rischiare quando si può evitare tutte le conseguenze del caso, lavorare con cautela

Febe Vecchione, ASPP UniTS

La percezione del rischio, ovvero perché non adottare comportamenti sicuri? Cominciamo con qualche numero, con qualche statistica, allora da un report effettuato nell’anno 2012 in differenti regioni italiane, in un’intervista ai lavoratori praticamente alla domanda com’è la tua percezione di subire un infortunio sul lavoro? La maggior parte dei lavoratori si è dimostrata ottimista, nel senso che soltanto una percentuale bassa intorno al 25%-26% ha detto sì la percezione di subire un infortunio sul lavoro è alta o addirittura molto alta e il comparto diciamo più sensibile a questo è stato l’edilizia. Inoltre continuando sempre appunto con i numeri, alla domanda: com’è la tua percezione di contrarre una malattia professionale? Anche in questo caso la maggior parte dei lavoratori si è dimostrata ottimista perché soltanto una percentuale molto bassa intorno al 20%- 21%, sì la percezione di poter contrarre una malattia professionale è alta o addirittura molto alta, in questo caso il comparto più sensibile è stato la sanità. Diciamo che parliamo di percezione del rischio quindi rivediamo un attimo il concetto di rischio, rischio è un concetto probabilistico ovvero probabilità che si verifichi il danno in seguito all’esposizione ad un pericolo. Quindi praticamente la nozione di rischio a sua volta è legata a quella di prendere una decisione in una condizione di incertezza e la presa di decisone è un atto che riguarda la persona quindi: volontario e individuale. Dato un input quindi in questo caso il nostro input è un pericolo, una situazione di pericolo di fronte alla quale bisogna prendere una decisione quindi un comportamento il nostro cervello appunto lo deve elaborare, come lo elabora? Voi sapete che il nostro cervello ha due emisferi, l’emisfero destro e l’emisfero sinistro l’emisfero destro è quello che è la cd. sfera razionale l’emisfero sinistro è invece la sfera emozionale, quindi dato l’input sarà elaborato in percentuali più o meno diverse dai due emisferi. In poche parole la percezione del rischio praticamente è governata da quella che è la sfera razionale, la percezione del rischio è praticamente la capacità individuale di individuare il prima possibile una fonte di pericolo viceversa la sfera emozionale governa quella che è la propensione al rischio che è l’atteggiamento dell’individuo, individuale di fronte al pericolo. Vediamo intanto la percezione del rischio. La percezione del rischio è individuale quindi praticamente è il modo con cui la persona, l’individuo si pone di fronte al pericolo, quindi persone diverse reagiranno in maniera diversa di fronte al pericolo quindi ognuno di noi avrà una diversa percezione dato uno stesso rischio ma di solito praticamente si tende a valutare a percepire come più rischiose situazioni che hanno una maggiore gravità come conseguenza, però una bassa probabilità, pensiamo per esempio a un esplosione, un terremoto. Quindi praticamente la percezione del rischio dipende da noi e soltanto da noi, lo riepeto è soggettiva. E faccio un richiamo alla normativa sulla sicurezza sul lavoro: l’81. Che ha praticamente completamente rivoluzionato la preesistente normativa della sicurezza sul lavoro ponendo proprio l’individuo, il soggetto al centro dell’attenzione con delle appunto capacità decisionali. Diciamo che la percezione del rischio può essere influenzata da varie cose intanto dal nostro livello di conoscenza, le abitudini ed esperienze pregresse faccio un esempio in pratica che il lavoratore tende a sottovalutare quelli che sono i rischi connessi alle abitudini di lavoro, classico esempio il mancato utilizzo dei meccanismi di protezione individuale indicati con l’acronimo di PI, i rischi che invece che si possono presentare quotidianamente facciamo l’esempio dell’edilizia dell’allestimento di un ponteggio e quelli a bassa probabilità, sempre con riferimento all’edilizia il crollo del ponteggio. C’è poi il livello di attenzione che sicuramente è dimostrato che è sempre più basso nei giovani e torneremo più avanti.

testata sulla cappa

Uno degli incidenti un po’ banali e un po’ “stupidi” che sono successi mentre si lavorava sotto cappa: una studentessa un po’ più alta ha deciso di appoggiare la testa sul vetro. Per guardare meglio non lo so, e il vetro ovviamente era sporco perché non era una di quelle pulizie che venivano fatte (e non credo che vengano neanche fatte tuttora) e si è bruciacchiata un po’ la fonte perché il vetro era sporco di qualcosa, e poi la patacca rosa per un paio di giorni. Però, ripeto, anche questo era in fondo un incidente su cui al momento ci si preoccupa soprattutto perché essendo uno studente non sempre è coperto, non sai poi poverino se prende paura, come va avanti questa cosa, poi in realtà appunto dopo qualche giorno non c’era né la macchia rossa né alcun segno di cicatrice, di conseguenza ci si può comunque ridere sopra.

La percezione del rischio poi è influenzata da quella che è la propria esperienza e molto spesso si tende, soprattutto se si è persone di esperienza, si tende a fare il proprio lavoro come un lavoro di routine e ad abbassare la soglia di attenzione ed ecco che appunto può capitare l’incidente. La percezione del rischio dipende anche da quanto si osservano i comportamenti degli altri ovviamente bisogna cercare di prendere il più possibile esempio da quelli che sono i comportamenti giusti ed evitare i comportamenti sbagliati e anche dipende da quella che è la conoscenza dei pericoli poi dall’immediatezza del danno.

carta volata sul bunsen

Un’altra cosa molto classica che succede in laboratorio (soprattutto biologico) dove si lavora molto con i becchi bunsen, e quindi con la fiamma libera, è il fatto che vicino alla fiamma c’è di solito anche la carta che serve per pulire il bancone o proprio anche come appoggio per le provette. Basta una minima folata di vento e la carta vola sulla fiamma. Cosa che è accaduta ed è rimasta contenuta all’incendio della carta, poteva però essere molto più pericolosa.

Dipende poi, sempre la percezione del rischio dalla libertà dell’assunzione del rischio da quella che può essere la concentrazione chiamiamola del danno nel tempo, dalla dannosità dei pericolo presenti e dalla loro frequenza, dall’esposizione pressionale e da quella che è la valutazione soggettiva costi, benefici. Qui facciamo un esempio: molto spesso si tende ad adottare un comportamento seppure sbagliato perché si percepisce il rischio associato al comportamento sbagliato con le sue conseguenze in maniera minore rispetto ai benefici che si possono avere temporaneamente nell’adottare il comportamento sbagliato. Vi faccio l’esempio: un operaio deve lavorare su una pressa, logicamente il lavoro sarà più velocizzato non è dotata delle opportune protezioni e quindi praticamente l’operaio finirà il suo lavoro prima e andrà prima a casa. Quindi praticamente l’operaio percepisce in maniera minore il rischio di schiacciarsi, di farsi male con la pressa, piuttosto che finire prima il lavoro. E sentite un po’ che cos’è successo per voler far prima, velocizzare il lavoro in un laboratorio di chimica.

schizzo negli occhi

Quella volta avevo messo il mantello riscaldante e ho provato a scaldare. Non succedeva niente, perché il liquido era fortemente trattenuto dalla tensione di vapore superficiale e non distillava. Quindi io che cosa ho fatto? Per facilitare la distillazione si buttano dentro il pallone delle palline di vetro, allora ho tolto la colonna di distillazione ho guardato nel pallone, ho buttato una pallina e ovviamente si è rotta la tensione superficiale e tutto il liquido è venuto fuori. Stavo distillando alcool isopropilico e mi è venuto tutto sugli occhi. Per fortuna non è successo niente di grave però sono piccoli incidenti stupidi che possono succedere in laboratorio e questo significa che dobbiamo stare sempre attenti ed usare la massima allerta quando lavoriamo.

 

Viceversa la propensione al rischio è quello che è l’atteggiamento individuale della persona come io mi pongo di fronte al pericolo e possiamo dire che la propensione decresce se gli eventi sono ritenuti incontrollabili dal soggetto e dipendenti possiamo dire da forze e avvenimenti esterni.

reazione violenta e incontrollata

Un altro evento, che è capitato e per cui forse abbiamo veramente avuto fortuna a non aver coinvolto nessuno del personale, è stata una prova che un ricercatore ha chiesto di poter fare alla direzione ed era un esperimento fatto proprio per la prima volta in cui bisognava mettere in una muffola, che arrivava fino alla temperatura massima di 800 gradi, un cilindro con delle sostanze all’interno che dovevano reagire e portare alla produzione di una nuova sostanza. La metodica che questo ricercatore ha usato portava effettivamente già su alcuni testi dei rischi, ma sembrava che questi rischi fossero molto bassi, quindi si è scelto un laboratorio di ricerca in cui lavora un ricercatore e l’uso di questa muffola. La muffola viene portata a 800 gradi con le sostanze all’interno e viene lasciata lì. Viene lasciata lì durante la notte, apposta per evitare pericoli, e la mattina dopo abbiamo trovato la porta della muffola completamente sfondata; il cilindro di reazione aveva quindi divelto la porta che aveva uno spessore molto grosso perché le muffole che vanno a 800 gradi sono strumentazione che hanno delle pareti molto grosse e, divelta la porta, il cilindro ha sfondato la parete del banco da laboratorio. Per fortuna appunto non ci sono stati incidenti da parte del personale, però anche sperimentazioni senza controllo non vanno fatte insomma, almeno finché non si è sicuri dell’ambiente in cui si lavora. Però è un evento che ci ha fatto molto pensare e soprattutto i ricercatori che un po’ ad estro vanno a fare le loro reazioni, non è proprio il caso!

Viceversa la propensione al rischio cresce se invece gli eventi sono ritenuti controllabili dal soggetto e anche se dipendenti da forze esterne. E qua possiamo fare l’esempio dell’automobilista che ovviamente percepisce meno il rischio di avere un incidente d’auto se è lui che guida.

Viceversa la propensione al rischio cresce se invece gli eventi sono ritenuti controllabili dal soggetto e anche se dipendenti da forze esterne. E qua possiamo fare l’esempio dell’automobilista che ovviamente percepisce meno il rischio di avere un incidente d’auto se è lui che guida.

mai annusare un reagente chimico

 

Eravamo in un laboratorio ed eravamo solo dei ragazzi, non c’erano ragazze. Nonostante tutto il mio compagno di corso ha voluto fare il gradasso, non per farsi vedere dalle ragazze. Ha così preso il primo reagente che ha trovato sulla scansia lo ha aperto e ci ha dato una sniffata. Mimando forse l’attore famoso che sniffa qualcos’altro. Non aveva letto però quale fosse il contenuto, non c’era una polverina bianca all’interno. C’era un reagente molto volatile che ha fatto subito una reazione potente nel suo naso. È svenuto immediatamente cadendo a terra per fortuna il vaso del reagente non si è rotto, altrimenti sarebbe rovesciato per tutto il laboratorio; è stato accompagnato immediatamente al pronto soccorso ed è rimasto a casa una settimana con dei mal di testa atroci.

La propensione al rischio può essere appunto influenzata poi da tutta una serie di fattori che possono essere dei vantaggi secondari o ovvero fare meglio risparmiare tempo, risparmiare energia. Inclinazione ad un ottimismo ingiustificato e questo apre una parentesi che riguarda soprattutto voi giovani, andate per esempio con riferimento ai laboratori universitari entrate in un laboratorio come dire con il concetto: cosa mai mi potrà capitare? Tanto qui non ci sono pericoli non mi può succedere niente questo è quello che si pensa a vent’ anni. La propensione al rischio poi dipende anche da quello che è il così detto “locus of control” e qua ritorno sempre all’automobilista ovviamente una persona tende ad essere meno preoccupata se è lei che guida l’automobile rispetto a se la guida un amico.

Uso lametta improprio

Esistono poi degli incidenti, veramente non solo imprevedibili, ma a volte inconcepibili, come è accaduto sicuramente per, non posso dire follia, ma insomma quasi. uno studente  doveva eseguire un esperimento che prevedeva un minimo prelievo di sangue da se stesso usando una penna con ago per diabetici e poiché doveva attendere il suo turno e la fila era piuttosto lunga, avendo trovato una lametta in laboratorio, ha deciso che poteva essere una buona idea farsi una piccola incisione che lo ha poi portato invece in ospedale in quanto l’incisione è risultata piuttosto profonda. In questo caso in effetti è difficile pensare che delle procedure di sicurezza possano prevedere questi gesti in quanto è difficile che qualcuno ti dica: “non tagliarti le vene in laboratorio!”, però forse poteva essere una buona idea!

La propensione al rischio dipende poi dalla percezione di essere poi adeguati alle richieste che ci vengono effettuate da tutta una serie di fattori sociali soprattutto per i giovani è molto importante identificarsi, appartenere a un gruppo. In sintesi percepiamo negativo il rischio quando: non è legato ad un obiettivo importante, non promette vantaggi immediati e richiama evidentemente una perdita. Viceversa il rischio si percepisce positivo quando è associato ad una motivazione rilevante, promette vantaggi immediati e ovviamente gli svantaggi non sono immediatamente evidenti.

Mai saltare la colazione

È capitato che nel corso di un laboratorio studenti una ragazza che aveva viaggiato tutta la notte e non aveva fatto colazione fosse svenuta, che è una stupidaggine nel senso che può succedere comunemente. Ma in un laboratorio chimico questo può presentare un rischio particolarmente importante se uno sta reggendo in mano qualcosa di caustico o particolarmente aggressivo, come un acido. Nel caso specifico non è successo assolutamente nulla, la ragazza non era sola in laboratorio si è accasciata, è stata soccorsa, ha mangiato ed è tornata a lavorare.

 

Uso errato di un cutter

Una delle operazioni che devono essere fatte comunemente in laboratorio è quella di tagliare le lastrine che sono dei fogli di alluminio che vengono venduti venti per venti, per fare correre l’ETLC, devono essere invece molto più piccoli. (…..) Ma anche questo tipo di operazione deve essere fatta con attenzione, pur essendo una cosa diciamo così casalinga, in effetti è capitato nel nostro laboratorio che in passato una ragazza si fosse tagliata un dito e fosse dovuta andare in ospedale, proprio nell’eseguire questo tipo di operazione.

 

 

Diciamo che tornando alla percezione del rischio dipende da tutta una serie di fattori. Intanto cominciamo dal tipo di contratto, si può dimostrare che i lavoratori che hanno un contratto di lavoro diciamo regolare a tempo indeterminato sono quelli che percepiscono di più il rischio rispetto a quello che per esempio può essere un lavoratore atipico. Oppure chi ha delle maggiori responsabilità è quello che percepisce di più il rischio rispetto chi fa un lavoro di minore responsabilità. C’è poi la differenza di cultura, adesso la sicurezza è qualcosa che si comincia a insegnare già a scuola, diciamo in questi ultimi vent’anni, quindi come tale uno cresce con quella che è già la cultura della sicurezza, cosa che purtroppo negli anni passati non era così ovvio e così scontato. C’è poi il fattore sesso nel senso che le donne sono quelle che percepiscono molto di più rispetto agli uomini il rischio, sono più sensibili praticamente ai rischi. C’è poi il fattore età e torno a voi ventenni: è dimostrato che i giovani sono quelli che percepiscono di meno il rischio, hanno una minore percezione del rischio, non soltanto in quella che può essere l’attività lavorativa quindi magari lavorare in laboratorio senza le dovute protezioni non essere coscienti dei rischi a cui si va incontro che è la primissima cosa da fare quando si entra in un ambiente disseminato di pericoli, ma anche nella vita quotidiana. Facciamo degli esempi: purtroppo si sente di tanti giovani morti facendo degli sport estremi parlo di arrampicata in roccia, di speleologia, sono degli sport dove basta una distrazione fatale un comportamento errato che appunto la persona che li praticava non è più con noi a raccontarcela. Ma anche ci sono degli atteggiamenti della vita quotidiana come per esempio quando camminate in giro per la città con le cuffiette ad alto volume. é bello camminare ascoltando la musica, fa tanta compagnia però se la musica ha un volume troppo elevato intanto siete isolati da tutto il mondo circostante quindi magari non sentite un automobile che vi suona con il clacson o peggio un’ambulanza che passa a tutta velocità o un automezzo dei vigli del fuoco poi peggio di tutto sono i danni che riporterete all’udito sapete benissimo che livelli elevati di rumore provocano con il tempo sordità. Quindi, concludendo questo discorso sulla percezione del rischio come possiamo fare ad aumentare la percezione del rischio e invece a diminuire la propensione del rischio? Gioca un fattore importantissimo la formazione, il ruolo della formazione al di là di insegnare le misure di sicurezza sul rischio chimico, sul rischio biologico, sul rischio meccanico in un’officina, sul rischio incendio, sui compartamenti giusti ed errati che si possono presentare al di là di tutto questo si deve incrementare quella che è la così detta cultura della sicurezza cioè renderci sensibili e consapevoli dei rischi che possiamo andare a incontrare nel nostro ambiente lavorativo. Dobbiamo agire sia noi lavoratori ma anche dall’alto, quelli che sono il nostro datore di lavoro, il nostro dirigente il nostro preposto ovvero i ruoli chiamiamoli direttivi devono osservare quello che fanno praticamente i lavoratori chiedere se c’è qualche cosa che non va se c’è qualche situazione di pericolo e soprattutto giocare sui tre fattori: informazione, formazione ed addestramento ed eventualmente bacchettare o sanzionare chi non rispetta le misure di sicurezza. Viceversa per voi lavoratori è importante praticamente la consapevolezza, osservare se c’è qualche situazione di pericolo e immediatamente segnalarla e acquisire coscienza e consapevolezza dei rischi nella vostra futura attività lavorativa.

l’errore umano

Francesca Cosmi, docente UniTS

Buongiorno, quello che vi racconto è un caso accaduto ad una collega ed è proprio emblematico di quello che può succedere in un ente pubblico, dove magari uno studente può pensare di essere più protetto rispetto a una situazione di un ambiente privato, mentre invece, proprio per le carenze di fondi endemiche nella scuola, negli enti pubblici, ecc. molto spesso questi si trovano ad essere più indietro per quanto riguarda l’adeguamento delle strutture alla sicurezza, alle norme di sicurezza. Quindi, nell’ufficio, nel laboratorio di questa persona c’era un serramento che già da anni era stato segnalato essere in condizioni precarie di funzionamento con difficoltà nell’apertura e nella chiusura. Invece di provvedere alla sostituzione, appunto per carenze di fondi, è stato deciso di ricorrere ad un dispositivo alquanto “rudimentale” e un po’ così, messo su sul momento che alla fine si è rivelato più pericoloso che non la situazione originale. Infatti, in una giornata particolarmente calda, in cui la persona era un po’ più stanca del solito, il dispositivo è crollato, è “schizzato” via, tagliando la mano, tagliandola praticamente provocando dei danni neurologici importanti, che solo adesso, dopo più di un anno, cominciano a migliorare. Abbiamo anche calcolato che la forza con cui il serramento ha colpito la mano della vittima: era praticamente più di trenta volte il massimo carico sopportabile dai tessuti, in queste condizioni. Quindi, anche una cosa apparentemente poco pericolosa come una finestra può rivelarsi un oggetto estremamente pericoloso. Quali sono le lezioni che impariamo da questa cosa? Allora appunto, la prima è che per carenze croniche di fondi gli enti pubblici sono abbastanza indietro, in generale senza voler puntare il dito contro nessuno, con l’adeguamento alle norme di sicurezza, quindi molto spesso bisogna stare attenti, non pensare che perché si è nel pubblico, quindi come in un’università dove state voi, si è più protetti rispetto ad una situazione esterna. La seconda cosa, molto importante, è che non bisogna mai fidarsi di se stessi, soprattutto quando si compie uno stesso compito più volte. Quando si opera in una situazione che si sa essere pericolosa per molto tempo è umano che ci sia un cedimento dell’attenzione. Ecco, è questa è la cosa alla quale bisogna stare maggiormente attenti e voi qui avete i laboratori e quindi sarete a contatto nel corso degli studi spesso con macchine che sono potenzialmente pericolose, acquisirete maggiore familiarità con queste; non è un buon motivo per distrarsi, quindi usate la testa e non sfidate il destino. Questo è anche formalizzato dal punto di vista dell’affidabilità: questa tendenza da parte dell’essere umano a distrarsi in condizioni anche di stress e di pericolo è proprio formalizzata ed è studiata nell’ambito per esempio dei corsi di affidabilità e ci sono proprio tabelle che spiegano come anche per compiti che sono routinari, in condizioni di pericolo si possa arrivare a tassi di inaffidabilità, quindi a probabilità di errore molto elevati.

Ecco, alcuni esempi delle stime della probabilità di errore umano per quantificare quanto in effetti siamo fallibili anche quando operiamo in condizioni ottimali. Allora per esempio, una volta su 1000 viene selezionato un interruttore diverso per forma o posizione diversa da quello desiderato. E questo senza che ci sia una decisione in merito da parte dell’operatore, non un atto volontario, ma per puro errore. Una cosa che riguarda più da vicino gli studenti: un semplice errore aritmetico controllato dalla stessa persona che ha fatto il calcolo senza ripetere il calcolo su un foglio diverso, ha una probabilità di errore di 3 volte su 100. E man mano che aumenta lo stress legato all’operazione, aumenta la probabilità di errore fino ad arrivare a casi estremi in cui per esempio quando viene eseguito un primo errore su un interruttore e viene eseguito un secondo intervento su un interruttore diverso a seguito dell’errore sul primo, c’è una probabilità praticamente uno, quindi del 100% di sbagliare. E anche nei casi degli incidenti più terribili che possono succedere come per esempio il “local loss of cooling accident” che sarebbe la perdita di liquido refrigerante da parte di un impianto nucleare, quindi uno degli incidenti più gravi che possono succedere, è praticamente stimato che la probabilità che l’operatore non agisca correttamente nei primi 60 secondi dall’inizio della situazione è praticamente del 100%.


Informazioni aggiornate al: 25.11.2014 alle ore 12:51