Servizio Prevenzione Protezione

Ultimo aggiornamento contenuto: 18.11.2015 10:24:52

qual è la differenza tra prevenzione e protezione?

  1. Non lo so, io non so quale potrebbe essere la differenza.
  2. Prevenzione vuol dire che prevedo prima che succeda un danno, protezione ormai il danno è fatto!
  3. Mah per me non so. Forse sono la stessa cosa, però non saprei dire esattamente quale è la differenza. Potrei dire che prevenzione vuol dire “prevenire è meglio che curare”. Quindi penso che prevenzione, non so, sia una cosa che si fa a monte di un incidente. Per quanto riguarda la protezione, mah, anche là scaturisce la prevenzione, forse guarda, non saprei proprio essere preciso su questo.
  4. La prevenzione è cercare di prevenire il rischio, quindi il fatto che il rischio non si verifichi, e la protezione è il minimizzare i danni che possono essere causati dal verificarsi di un pericolo, di un evento…
  5. Prevenire il pericolo significa informare o comunque dare le conoscenze affinché questo pericolo possa essere evitato, mentre la protezione, è più una barriera fisica che comunque protegga la persona da un pericolo, protezione non vuol dire per forza evitare di provocare un danno…
  6. Beh la prevenzione è una misura che si prende sicuramente a priori e che riguarda l’informazione e la education, mentre la protezione è l’utilizzo di misure di sicurezza, che nel corso d’opera prevengano l’accadere di fatti non piacevoli.
  7. La prevenzione è per evitare il più possibile che avvenga un incidente e la protezione è per limitare i danni nel caso questo incidente dovesse avvenire.
  8. Con la prevenzione si cerca di non far accadere un determinato atto o fatto, mentre con la protezione si cerca infatti di proteggere gli individui quando questo atto o fatto è già avvenuto.

Febe Vecchione, SPP

Che cosa sono le misure di prevenzione e protezione? Ovvero cosa vuol dire la parola prevenzione? Cosa vuol dire la parola protezione? Soprattutto che differenza intercorre tra questi due concetti? Per trovare una spiegazione analizzeremo un articolo del Decreto Legislativo. 81/2008, che è l’articolo 15, ossia le misure generali di tutela, che io definirei molto simpaticamente come il cuore del Decreto 81. è una specie di falsariga su cui individuato il rischio possiamo elaborare tutte le misure di prevenzione e protezione per eliminarlo o comunque ridurlo a dei valori tollerabili. Vi ricordo, brevemente, che il rischio è il prodotto di due fattori R=PxD. P probabilità che si verifichi l’incidente con il relativo danno per appunto la gravità del danno, ebbene la prevenzione, dice anche la parola, agisce prima agisce sul fattore probabilità per diminuire il rischio, la protezione invece diminuisce l’altro fattore ovvero la gravità del danno ed è chiaro quindi che la prevenzione è prioritaria rispetto alla protezione, quindi possiamo dire in parole molto semplici: prevenire è meglio che proteggere. Detto questo, la prima cosa che è da fare, sembra banale, è effettuare la valutazione di tutti i rischi presenti in un ambiente di lavoro, è il compito principale del datore di lavoro assieme a quello che possiamo chiamare il suo braccio destro, ovvero il Servizio Prevenzione e Protezione in collaborazione con il medico competente. Valutazione dei rischi, andando nel dettaglio significa individuare i pericoli, tutti i pericoli presenti sul luogo di lavoro, valutarli quantificandoli con la relazione che abbiamo visto in precedenza, per identificare quelle che sono le misure di prevenzione e protezione idonee a eliminare o ridurre il rischio a valori accettabili.

Vi ricordo che le misure di prevenzione e protezione vanno appunto programmate. Quindi bisogna sceglierle coerentemente con le condizioni tecniche dell’ambiente di lavoro, con l’ambiente esterno e soprattutto in base anche all’organizzazione del lavoro, tante possono essere le misure di prevenzione e protezione da applicare, il datore le può utilizzare tutte o alcune di queste purchè appunto il rischio venga ridotto o comunque portato a livelli accettabili. Ancora vi ricordo che per i lavoratori le misure di prevenzione e protezione non devono comportare alcun esborso: facciamo un esempio pratico: dovete lavorare in laboratorio, avete bisogno di guanti, occhiali, o maschere questi non li dovete comperare voi ma ve li deve fornire l’ateneo. Il documento di valutazione dei rischi è un documento importantissimo, non è carta straccia, non è tempo perso, racchiude tutto quello che ho detto prima ovvero l’identificazione dei pericoli la valutazione dei rischi e la definizione delle misure necessarie di prevenzione e protezione ed è un documento che viene richiesto qualora si verifichi un incidente. Viene richiesto dagli organi di vigilanza e controllo per esempio la Asl o i Vigli del Fuoco, quindi per non sentire del tipo frasi: ma non sapevo, dov’era scritto e così via dicendo.

 

risk assesment

Prima di tornare qui a Trieste dove faccio ricerca, ho fatto un’esperienza di post Dottorato, quindi sempre un’esperienza di ricerca di quasi tre anni, a quello che sarebbe il CNR australiano a Melbourne. E lì prendono la sicurezza molto sul serio, soprattutto la prevenzione, cosa che mi piacerebbe vedere di più anche in Italia. Per esempio prima di iniziare una qualunque procedura all’interno dei laboratori, quindi per esempio quando bisogna fare degli esperimenti che verranno ripetuti nell’arco dei mesi. La prima cosa che si fa è il risk assesment, ma si fa proprio su carta. In cui si valutano tutti i rischi possibili ma soprattutto il peggior scenario possibile e si cerca prima di iniziare l’esperimento di vedere come ridurre le probabilità che ci possano essere degli incidenti. Per esempio evitare l’utilizzo di sostanze particolarmente cancerogene e sostituirle con altre. Oppure ridurre i quantitativi delle cose che si usano, in modo che se tutto va storto le conseguenze siano limitate, e cose di questo tipo. Questo si fa tutto sulla carta e poi ovviamente viene anche controllato dalle persone più esperte, che quindi valutano che effettivamente si siano ridotti i rischi al minimo.

Poi un’altra cosa molto semplice, ma secondo me è anche importante, che si faceva sempre in Australia era che nel momento in cui una persona nuova veniva a lavorare anche per un periodo limitato e poteva essere di vario livello, poteva essere uno studente, poteva essere un post doc, un professore non importava il livello della persona. La prima cosa che si faceva era di individuare le zone dove lavorava e quindi c’era innanzitutto chi di competenza che mostrava le uscite di sicurezza, cosa fare in caso di emergenza etc. E poi c’era una persona del laboratorio, questa era una cosa che facevo anch’io, non prendeva tanto tempo, rapidamente si faceva un giro dei laboratori dell’area dove questa persona lavorava e si spiegavano velocemente quali erano i principali rischi, ad esempio: in questo laboratorio c’è rischio chimico, proprio passavamo all’interno del laboratorio vedendo i vari strumenti. Tipo questo strumento c’è il rischio del laser, questo strumento c’è un rischio di un altro tipo, e poi c’era un foglio fuori con le foto delle persone responsabili di sicurezza e il numero di telefono, per cui se succedeva qualcosa o si avevano dei dubbi potevano semplicemente contattare le persone.

Una volta individuati i rischi è importante eliminarli o ridurli praticamente al minimo, come si può fare? Sono delle misure molto drastiche, non sempre applicabili. Facciamo degli esempi pratici, avete mai visto le taglierine a ghigliottina? Quelle di vecchio tipo non hanno una protezione in plexiglass, quindi c’è il rischio di farsi molto male e di tagliarsi, quindi la misura è di sostituirle: buttare via le taglierine vecchie e sostituirle con una nuova con al protezione in plexiglass. Oppure utilizzo di un trapano, non il solito trapano Black and Decker, ma il trapano a colonna, vecchio, obsoleto, senza schermi protettivi la misura è quella di buttarlo via;non usare  il trapano vecchio e ordina un trapano nuovo, marchiato CEE con tutte le protezione per evitare di farsi male, ma nel frattempo, appunto, sospendi l’attività. Oltre a pensare di ridurre i rischi, bisogna pensare di eliminarli o ridurli alla fonte. Cosa vuol dire questo? Facciamo un esempio questa volta non attiene all’Università, facciamo l’esempio di un industria, di un capannone industriale, in un reparto dove si svolgono operazioni come la verniciatura o la saldatura che se svolte nell’ambiente di lavoro interno possono mettere a repentaglio la salute e la sicurezza, non soltanto degli addetti stessi ma anche delle persone che lavorano lì vicino. E allora cos’è la misura? La misura è ad esempio di adibire una stanza all’operazione di verniciatura ovviamente stanza ad esempio con aspirazione localizzata e tutte le misure di protezione necessarie ma ancora meglio sarebbe di commissionare l’operazione di verniciatura ad una ditta esterna quindi eliminando proprio il problema alla radice. Se non si può agire sulla fonte tante volte si può pensare alla sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è o lo è di meno. Questo vale tantissimo in ambito chimico. Se si deve manipolare una sostanza chimica molto pericolosa la prima domanda da farsi è: ma la posso sostituire con qualcos’altro che sia meno pericoloso o che non lo sia affatto, pur mantenendo gli obiettivi della ricerca della didattica. Per esempio in tutti i corsi di studio dell’ex Facoltà di farmacia si utilizzava per la sintesi di un medicinale una sostanza particolarmente pericolosa: lo scopo dell’esperimento non era di dimostrare come si sintetizzava questo farmaco, ma era quello di far vedere il decadimento della sostanza pericolosa in soluzione. A questo punto si è trovata una sostanza che era esteticamente identica alla sostanza pericolosa che ha praticamente lo stesso comportamento, quindi: sono state conciliate le due esigenze quella di operare in sicurezza e quella di rispettare le esigenze della didattica dell’esperimento. A questo punto, però, se i rischi non si possono completamente eliminare bisogna appunto conviverci, allora tiro fuori una frase che fa parte della strategia militare: per affrontare e soprattutto per sconfiggere il tuo nemico lo devi conoscere. Cosa vuol dire questo? Bisogna attuare un processo educativo, per tutti. Un processo educativo per tutti, di consapevolezza dei rischi, ovvero parliamo di informazione e formazione per tutti. Per i lavoratori, per voi studenti per i docenti, quindi parleremo di formazione per i dirigenti per i preposti e anche per i rappresentanti per i lavoratori per la sicurezza RLS che sono le persone che io chiamerei come i sindacalisti della sicurezza, persone a cui fare riferimento per tutto ciò che concerne aspetto sicurezza. La formazione è molto importante e in caso di incidente penso che dopo il documento di valutazione dei rischi, gli organi di vigilanza e controllo richiedono proprio gli attestati della formazione, con il controllo degli effettivi contenuti.

voi, vi ricordate quando eravate piccoli?

Darling vedi, qui è rotto e ti puoi fare male. Allora io te l’ho tutto nastrato di rosso, così te lo ricordi e tu stai attento.

questa è «informazione»

Perché se cadi ti fai male e poi dobbiamo portarti all’ospedale dal dottore.

questa è «education»

Quindi, se vuoi e vogliamo andare dall’altra parte, bisogna fare il giro giusto passando al di fuori della striscia rossa.

queste sono «procedure»

Adesso lo facciamo insieme.

questo è «addestramento»

Vedi, questo è un buco e ti puoi fare male. Te l’ho nastrato di rosso, così te lo ricordi, perché se cadi dentro, ti puoi fare male e se ti fai male, noi ti dobbiamo portare dal veterinario e dobbiamo farti curare. Se vuoi andare dall’altra parte, bisogna fare il giro intorno al nastro rosso. Adesso lo facciamo insieme

…previa verifica della comprensione della lingua…

Vi ho appena parlato di consapevolezza, accanto al concetto di consapevolezza, quindi potete capire che tutti si partecipi per la scelta delle misure da applicare. Parliamo del primo step, del primo gradino della piramide della sicurezza, quindi è molto importante la consultazione, la partecipazione, dei vostri rappresentanti. Inoltre è molto importante fornire ai lavoratori adeguate istruzioni, ovvero delle adeguate procedure di sicurezza, cioè come lavorare in maniera corretta senza farsi male, tutto questo magari viene detto in maniera teorica nel corso di formazione, magari viene messo in pratica durante l’apprendimento che è l’aspetto pratico della formazione, però, come si dice in latina repetitia iuvant è cosa buona ripetere questi concetti quindi è importante queste istruzione trascriverle e affiggerle in modo che uno sappia perfettamente come si opera in sicurezza. Ad esempio scrivere in maniera sintetica come si utilizza correttamente una cappa chimica o una cappa biologica, oppure come utilizzare le macchine plastificatrici presenti negli uffici oppure come utilizzare una centrifuga un sonicatore in sicurezza. Tutto questo di cui ho parlato adesso può essere visto come un insieme di misure organizzative, sono delle misure a costo zero, o quasi, quindi non ci sono scuse nel non applicarle, sono praticamente il primo passo per poter costruire quella che è la sicurezza in azienda e soprattutto non si pensi che investire in sicurezza costi, perché costa molto di più una vita umana persa oppure un giovane che subisce un infortunio con delle conseguenze che poi lo segneranno per tutta la sua vita. Tornando alle misure di prevenzione e protezione questa è una misura che vale specialmente nei laboratori: ovvero l’utilizzo limitato degli agenti chimici fisici biologici negli ambienti di lavoro. Cosa vuol dire questo? Questa è una misura che se viene attuata può comportare dei risparmi, anche in termini economici, il che non guasta. Per esempio nei laboratori chimici deve essere rispettato il principio delle quantità minime: non bisogna accumulare le sostanze chimiche con cui si lavora nel laboratorio, accumularle su banconi su pianali sotto cappa o ancora peggio sui pavimenti perché se per esempio una sostanza è infiammabile magari in quel momento c’è una fonte di innesco si può generare un incendio, oppure se una sostanza è particolarmente tossica e viene buttata giù dal bancone inavvertitamente, si può genere uno sversamento con formazione di vapori tossici, quindi mette a repentaglio la salute di tutti voi. Allora cosa bisogna fare? Bisogna rispettare il principio delle quantità minime, bisogna cioè vincere la nostra abituale pigrizia e quindi la mattina andare in arg. Prendere l’agente chimico che ci serve per lavorare quella giornata, lavorare, lavorarci e soprattutto la sera riportarlo indietro per evitare l’accumulo di sostanze nel laboratorio. Inoltre sempre con riferimento del ricordarci in ogni momento che siamo esposti a dei rischi, assieme alle procedure di sicurezza e alle istruzioni per i lavoratori è importante l’utilizzo della segnaletica di sicurezza. Praticamente la segnaletica di sicurezza ci dice in maniera sintetica quali sono i rischi a cui possiamo andare incontro, sono una specie, chiamamolo di Bignami della sicurezza. Avete visto tante volte in giro i pittogrammi gialli, quelli vi dicono qual è il rischio presente in quella stanza, accanto a questi ci sono ad esempio i pittogrammi rotondi blu che indicano invece le prescrizioni per ridurre il rischio, o ancora ci sono i pittogrammi sempre rotondi bianchi bordati di rosso, che invece indicano i divieti da attuare, per non parlare poi della segnaletica di salvataggio e di emergenza appunto da utilizzare in caso di incendio o altre emergenze. Inoltre molto importante è mantenere un livello di attenzione sempre alto, senza stancarsi, senza stressarsi, perché se uno è stanco sbaglia gli cala la soglia di attenzione quindi l’incidente è dietro l’angolo. Quindi è molto importante rispettare i principi dell’ergonomia nell’organizzare il lavoro, nel concepire i posti di lavoro, nel scegliere le attrezzature, nella definizione dei metodi di lavoro soprattutto per ridurre gli effetti sulla salute di quelli che possono essere le attività monotone e ripetitive. Facciamo anche un esempio: una delle attività più frequenti nel nostro Ateneo è il lavoro al video terminale, se la postazione di lavoro non è concepita, non è organizzata, secondo dei determinati standard questo vi può provocare dei danni che vanno dai danni alla vista ai disturbi muscolo-scheletrici per arrivare poi a problemi di stress legati al lavoro. Per esempio una delle misure che viene data è quella di ogni due ore di lavoro fermarsi almeno un quarto d’ora, ma in questo quarto d’ora voi non dovete approfittare e magari vedere la posta su internet, oppure guardare il sito Booking o il sito Trivago per prenotarvi l’albergo per la vostra prossima vacanza, dovete fare altro innanzitutto distogliere lo sguardo e soprattutto sgranchirsi dedicarsi ad altre attività, fare proprio una pausa.

lavorare al fuori dalla cappa chimica

Durante un laboratorio di chimica organica per studenti, mi ricordo che un mio collega stava maneggiando un imbuto separatore, per estrarre una sostanza da una soluzione organica. Solo che si metteva continuamente a chiaccherare coi suoi colleghi e si metteva continuamente fuori cappa con questo imbuto. Finchè non aprì il rubinetto di colpo e tutta la soluzione schizzò via imbrattando laboratorio e colleghi. Sicuramente questo non è un comportamento corretto in laboratorio, una cappa c’è per lavoraci sotto la cappa e non al di fuori, quindi quando si lavora bisogna lavorare nel migliore dei modi, per se e per gli altri, anche perché il costo della tintoria poi lo paghi tu.

Tutte queste misure di cui vi ho parlato sono misure di tipo preventivo, che vi ripeto: agiscono prima, agiscono sulla probabilità che si verifichi l’incidente. Esiste una misura che è un trait d’union tra le prevenzione e la protezione: ovvero è il controllo sanitario dei lavoratori ovvero la cd. Sorveglianza sanitaria. Che viene effettuata prima di iniziare a lavorare, durante l’attività lavorativa pe monitorare il vostro stato di salute e per eventuali cambi di mansione, è una misura sia preventiva perché limita la probabilità che si verifichi l’incidente sia proprio perché vuole diminuire la sorveglianza sanitaria e gli eventuali danni che in questo caso sono appunto delle malattie professionali, i cui effetti si possono vedere dopo tanti anni che è cessata l’esposizione. Diretta conseguenza del controllo sanitario dei lavoratori può essere l’allontanamento del lavoratore dal suo posto di lavoro, qualora la sua attività costituisca un serio rischio per la sua salute Quindi il medico competente deve prevedere sì l’allontanamento oppure adibire il lavoratore allontanato ad un’altra mansione, questo sempre se possibile. Applicazione pratica di questa misura è il caso delle donne in stato di gravidanza, per cui è proprio vietato adibirle ed esporle ad egenti chimici, agenti fisici, egenti biologici, radiazioni ionizzanti rumori radiazioni nonché attività faticose come può essere ad esempio la movimentazione manuale dei carichi. Un’altra misura molto importante è quella di limitare il numero di lavoratori potenzialmente esposti al rischio, cosa vuol dire questo? Ad esempio nei nostri laboratori chimici, biologici, oppure officine meccaniche dobbiamo fare entrare praticamente soltanto chi deve effettivamente lavorare, dobbiamo praticamente interdire l’accesso agli estranei. Perché se per esempio in un laboratorio chimico io sto lavorando ed accidentalmente sverso una sostanza tossica per terra e in quel momento magari è venuto l’amico a trovarmi anche l’amico praticamente si respira la sostanza tossica e quindi rischia di danneggiarsi la sua salute. Detto questo, rimaniamo sempre nell’ambito dei laboratori: è molto importante tra le misure l’utilizzo dei cosiddetti dispostivi di protezione collettiva, che sono dei dispositivi che come dice il loro nome proteggono tutti: non soltanto chi in quel momento sta lavorando in laboratorio, ma anche tutte le persone presenti, il primo dispositivo di protezione collettiva che ci può venire in mente sono le cappe chimiche. Proteggono sia voi, ma se la cappa chimica è dotata di velocità di aspirazione o adeguato livello di contenimento protegge anche tutte le altre persone presenti in quel momento in laboratorio. Ricordo che la protezione collettiva è prioritaria rispetto a quella che è la protezione individuale, cioè se io devo manipolare una sostanza tossica io prima devo prevedere di lavorare sotto cappa e non utilizzare la maschera per proteggermi le vie respiratorie, è ovvio che la cappa chimica poco potrà fare per proteggermi da eventuali schizzi o le mani, quindi devo indossare guanti camice e occhiali. Quindi ricapitolando, se io ad esempio ho una sostanza chimica, ad esempio un acido, pensiamo ad un acido: mi posso schizzare con l’acido, prima di tutto devo cercare di lavorare con tutti i sacri crismi evitando di produrre schizzi di acido. Lavoro sotto cappa per proteggere le vie respiratorie quindi per ridurre al minimo i rischi da inalazione, per proteggere pelle e occhi uso rispettivamente: guanti, camice e gli occhiali. I dispostivi di protezione individuale sono quindi quello che è l’ultimo, tra virgolette, baluardo di difesa quando il rischio poi non può più essere annullato con una dispositivo di protezione collettiva

diti fratturati

Un aneddoto che mi è successo circa un anno fa, da raccontare per quanto riguarda la sicurezza è nella sezione di macinatura di campioni di rocce. Inavvertitamente ho usato un mortaio di carburo di tungsteno, estremamente pesante, diametro di circa 10-12 cm, peso circa 10 kg. Urtando contro la sua sede è caduto a terra, d’istinto mi è venuto di mettere il piede per salvare il mortaio, anche perché il mortaio costa parecchi soldi, si parla di 15 mila euro per tutto il sistema. Per cui ho messo il piede, questo mortaio con il suo peso è arrivato sulle dita è ha fratturato due dita del piede. Naturalmente questo non sarebbe successo se avessi usato le scarpe con il puntale anti infortunistico, invece ero provvisto di un paio di scarpe normali, cosa che in un laboratorio dove si maneggiano pesi e cose consistenti non dovrebbero essere usate e quindi ne ho pagato direttamente le conseguenze.

E se per sfortuna l’incidente dovesse capitare bisogna essere pronti a fronteggiarlo: ovvero dobbiamo avere a disposizione delle procedure chiamiamole di emergenza, scritte in maniera sintetica che mi dicono cosa fare in caso di incidente, ovvero può essere un incendio un allagamento una fuga di gas una contaminazione con una sostanza chimica pericolosa per inalazione per ingestione per assorbimento cutaneo una contaminazione con un agente biologico potenzialmente infetto, per punture o per taglio, o per schizzi di sangue infetto e così via dicendo. Per poter intervenire in caso di emergenza abbiamo bisogna di tutta una serie di presidi di sicurezza, avete visto in giro per l’Ateneo gli estintori, servono per intervenire su un principio di incendio, ovviamente non a spegnere l’incendio vero e proprio, avete visto forse anche le cassette di primo soccorso e i pacchetti di medicazione che contengono tutti i presidi per poter prestare un primo soccorso ad un infortunato, per tamponare un ustione per tamponare una ferita, nell’aspettare che arrivino i soccorsi se l’incidente è veramente grave. Ma avete visto sicuramente anche, per chi di voi frequenta i laboratori, le coperte anti-fiamma che servono se proprio la persona prende malauguratemente fuoco sul camice. Avete visto poi ci sono presidi come le docce di emergenza o i flaconi lava-occhi o i lavandini lava occhi, per non parlare poi, sempre con riferimento all’ambito chimico dei kit anti sversamento o delle maschere anti gas con filtro universale che si utilizzano nel caso in cui io sversi una sostanza tossica per terra. Tutti questi presidi devono essere segnalati, devono essere accessibili, non esiste che io non posso prendere un estintore e soprattutto vi ricordo che nell’emergenza è molto importante il fattore tempo, bisogna intervenire rapidamente, che io non possa prendere un estintore perché coperto da una pila di9 scatoloni oppure che qualcuno ha messo la cassetta di Primo Soccorso in alto su un armadio dove può accedere solo il giocatore di pallacanestro. Oppure che non possa usare il flacone lava-occhi perché vuoto perché nessuno ha controllato se è pieno, oppure che trovo i presidi sanitari nella cassetta di primo soccorso scaduti oppure, ancora peggio, che trovo il lavandino lava-occhi incrostato di calcare. Quindi tutti questi dispositivi devono essere accessibili, deve essere segnalata la loro presenza, e soprattutto devono essere sottoposti a controllo e manutenzione. E a proposito di prevenzione tra le misure di prevenzione e protezione da attuare quella di prevedere una manutenzione del nostro ambiente di lavoro di quelle che sono le attrezzature, di tutti gli impianti con cui abbiamo a che fare. Per esempio torniamo alle cappe chimiche, se una cappa chimica non funziona è come non averla, quindi bisogna prevedere almeno una volta l’anno il controllo del suo contenimento della sua velocità di aspirazione una pulizia dei filtri. Infine tutto quello che abbiamo detto è servito, si spera, al contenimento del rischio, lo abbiamo azzerato o almeno lo abbiamo portato ad un livello tollerabile; non bisogna però accontentarsi non bisogna fermarsi qui bisogna sempre pensare a quello che tutto ciò, soprattutto tenendo conto del progresso della scienza e della tecnica, tutto ciò che ci può portare a un miglioramento dei livelli di sicurezza del nostro ambiente di lavoro nel tempo.

 

becker per spegnere un incendio 

Come addetto all’antincendio, un giorno camminavo lungo il corridoio del quinto piano, che è adibito solo a laboratori di ricerca, e vedo in fondo al laboratorio un fumo che fuoriesce da un contenitore dei rifiuti che all’epoca mettevamo in contenitori di cartone con del nylon particolare. E vedo uno studente che entra e esce dal laboratorio con un becker molto piccolo, di piccole dimensioni, che contiene acqua e che va dal lavandino al contenitore, che intanto sta fumando proprio in maniera copiosa, e cerca di spegnere questo fumo con queste piccole quantità d’acqua. Ovviamente gli ho fatto capire subito che questo non servirà assolutamente a niente, anche perché molto probabilmente alla sostanza che è all’interno l’acqua non fa neanche bene, visto che non si sa cosa sta bruciando, quindi il primo impulso è stato quello di prendere un estintore a polvere di cui siamo dotati e spegnere quindi questo contenitore giallo. E quindi direi che spegnere un incendio con piccoli quantitativi d’acqua in un piccolo beckerino fa un po’ ridere e quindi non è proprio il caso; quando si vede un incendio è meglio adoperarsi subito coi sistemi antincendio che la struttura fornisce… e questo fa un po’ ridere ma…

attivazione impianto antincendio

Altro aneddoto da raccontare, è successo un avviamento dell’impianto di spegnimento in un’aula dove poco prima era stata svolta una lezione, qualcuno nelle bombole predisposte all’esterno dell’aula ha tolto lo spinotto della sicura, qualcuno vi si è appoggiato sopra e naturalmente questo ha innestato l’antincendi. Quindi il prodotto, che cade dall’alto ha invaso completamente l’aula. Fortunatamente in quel momento l’aula era completamente non usata e quindi senza personale, senza studenti, senza docenti. Questo però ha innestato tutto il sistema antincendio e quindi tutta la palazzina ha avuto una specie di evacuazione, che poi si è risolta nell’allontanamento delle persone, che erano presenti nell’atrio fuori dall’ala nel punto di raccolta.

vetreria scheggiata

Mi ricordo che nel laboratorio di didattica di chimica analitica, una mia collega era stanca e voleva tornare a casa e mi aveva chiesto se potevo lavare della vetreria per lei. Il becker che stavo utilizzando era completamente graffiato nella sommità e quando l’ho lavato mi sono graffiato la mano perché chiaramente avevo le mani coperte dai guanti, ho sfregato comunque il bordo superiore perché era incrostato di sali, ma mi sono tagliato la mano. Quindi secondo me, questo aneddoto vorrebbe significare: “abbiate accortezza di… abbiate la stessa premura nel controllare la vetreria, per voi stessi come per gli altri, perché nel momento in cui passate un pezzo di vetreria che è rovinato, potreste ferire altre persone e come non l’avreste voluto per voi stessi, neanche per gli altri.


Informazioni aggiornate al: 25.11.2014 alle ore 12:52