Servizio Prevenzione Protezione

Ultimo aggiornamento contenuto: 28.06.2016 16:54:55

Patrizia Nitti, docente

Definiamo "agente chimico" qualunque elemento o sostanza che deriva da un processo di lavorazione. Quindi, sono sostanzialmente agenti chimici tutto quello che di chimico ci circonda, cioè tutto: possono essere elementi oppure possono essere dei composti di origine organica o inorganica, quindi possiamo trovare l’ossigeno, lo zolfo, tutti gli elementi che conosciamo, ma anche i composti come l’acqua o come sostanze chimiche ottenute attraverso una reazione chimica. Da una reazione chimica però, possiamo ottenere non solo il prodotto voluto, ma anche una serie di sottoprodotti, di scarti e tutti questi sono sempre agenti chimici.

Gli agenti chimici sono classificati pericolosi in base a dei decreti legislativi; da notare che sono esclusi le sostanze e le miscele pericolosi, solo per l’ambiente.

Da notare che possono essere pericolose anche sostanze utilizzate in modo improprio sul luogo del lavoro. Facciamo l’esempio dell’azoto. L’azoto è il principale componente dell’atmosfera, quindi non è tossico, però se dimentichiamo una bombola di azoto aperta e l’aria si satura di azoto, che toglie di conseguenza tutto l’ossigeno presente, questa situazione diventa estremamente pericolosa perché può provocare asfissia.

L’azoto può essere pericoloso per come viene utilizzato, in particolare sul luogo di lavoro. Per esempio, nel dipartimento di chimica, noi abbiamo delle strumentazioni che si chiamano spettrometri NMR e che utilizzano dei magneti estremamente potenti che devono essere raffreddati con dell’elio liquido, elio liquido e azoto liquido. Entrambi questi due gas sono quindi utilizzati allo stato liquido, essi sono estremamente freddi e l’azoto liquido è mantenuto ad una temperatura di -195 gradi. Quindi la pericolosità di questo liquido sta proprio nel suo stato fisico, nel fatto che se veniamo a contatto con questo liquido noi rischiamo di avere delle gravi ustioni da freddo che sono paragonabili alle ustioni da caldo.

E’ ovvio che nel momento in cui si utilizza l’azoto liquido è necessario avere anche delle protezioni personali indispensabili, cioè gli occhiali o visiere, i guanti, ma soprattutto scarpe chiuse perché altrimenti si rischia di versare l’azoto liquido sui piedi e la cosa non è piacevole.

I rischi derivanti dalla manipolazione degli agenti chimici pericolosi possono essere classificati, se vogliamo dire così, in tre grosse categorie.

I rischi per la safety. E’ un rischio di tipo injury, deriva cioè da un evento clamoroso come può essere un incendio oppure un’esplosione o un contatto accidentale con una sostanza pericolosa, cioè uno schizzo in faccia o cose di questo tipo.

Il rischio per la salute invece è un altro tipo di rischio e deriva dal fatto che noi siamo esposti all’agente chimico pericoloso per un tempo prolungato e quindi l’effetto si ripercuote sulla salute a lungo termine e non è un rischio di tipo infortunistico.

Infine c’è il rischio per l’ambiente e quindi in questo caso è importante parlare di raccolta dei waste e sapere come smaltire agenti chimici pericolosi.

Cerchiamo di definire il rischio chimico. Il rischio chimico Possiamo quantificare come un prodotto: il prodotto è una moltiplicazione tra la presenza dell’agente chimico pericoloso che chiamiamo P e la presenza di condizioni di esposizione che chiamiamo E. Allora il rischio R è dato dal prodotto P X E. Facciamo un esempio. Se noi siamo in presenza di un prodotto chimico estremamente pericoloso, l’etanolo, beh estremamente pericoloso l’etanolo forse no, ma direi una sostanza esplosiva e pericolosa e noi lo teniamo chiuso in un armadio, ben lucchettato, chiuso a chiave e non c’è nessuna esposizione del lavoratore a questo prodotto è ovvio che il rischio è uguale a zero, perché non essendoci esposizione il prodotto si annulla.

Allora, abbiamo visto quindi che il rischio dipende sostanzialmente dalle condizioni di esposizione. L’esposizione è definita come la condizione di lavoro per la quale sussiste la possibilità di entrare in contatto con l’agente chimico. Quindi l’esposizione può avvenire o per contatto cutaneo, attraverso la pelle o attraverso gli schizzi negli occhi, può avvenire per ingestione, anche se è molto improbabile, tuttavia noi non bisogna assolutamente portarsi le mani, anche se hanno i guanti, sporchi, a contatto con la bocca e poi l’esposizione per inalazione. Purtroppo esistono sostanze estremamente volatili che sono facilmente inalabili anche se non si annusano e in questo caso è essenziale lavorare sempre sotto chemical cappa in modo corretto onde evitare questo modo di esposizione.

I danni derivanti dall’esposizione possono essere a breve termine, sto parlando di cose plateali asfissia, soffocamento immediato, a medio termine, reazioni allergiche, magari uno tocca qualcosa e poi il giorno dopo si ritrova le macchie sulla pelle, oppure a lungo termine se si tratta di effetti negativi lavorando con sostanze molto più tossiche e che quindi magari possono provocare tumori o via dicendo.

Laboratorio chimico, Tavagnacco Claudio, docente

Quando uno entra per la prima volta in un laboratorio egli deve pretendere che il docente indichi esattamente tutta l’attrezzatura da usare in caso di piccoli incidenti. La prima cosa: le porte tagliafuoco. Pensate a quello che accade in un aereo, una cosa del genere. Le porte tagliafuoco devono aprirsi verso l’esterno, devono essere dotate di maniglione anti panico, devono essere anche in numero sufficiente da garantire l’evacuazione del locale in cui eventually avviene  l’incidente, in tempi relativamente veloci. Si deve  guardare dove sta il quadro elettrico: in caso di piccoli incidenti, per evitare per esempio di prendere la scossa elettrica sul work banco, è necessario disattivare il quadro elettrico che di solito si trova lontano dal work banco ed è protetto in maniera da essere difficilmente attaccabile dall’acqua o dalle fiamme. Bisogna osservare dove ci sono i rilevatori di fumo e di fiamma, e poi soprattutto gli estintori, a polvere o a CO2, e poi ci sono le coperte antifiamma. Soprattutto, non ci devono essere oggetti davanti a questi due oggetti, che impediscano l’accesso. Se c’è qualche cosa davanti all’estintore, l’estintore non potrà essere adoperato in tempi relativamente brevi.

Non ci si deve dimenticare dell’importanza estrema della cassetta di pronto soccorso, che deve essere facilmente raggiungibile e contenere oggetti e apparecchiature piuttosto semplici, il cui contenuto è dettato dalle norme di legge.  Molto importanti sono anche le docce in caso di piccolo incendio agli abiti, i lavandini lavaocchi, che sono estremamente importanti in caso di spurt di sostanze pericolose negli occhi: questi possono essi sia attaccati direttamente al rubinetto, sia possono essere flaconi, che si comprano per esempio in drogheria o in farmacia, che contengono sostanze specifiche per ogni tipo di sostanza che può finire negli occhi. Ed infine, bisogna vedere dove si trova e se sono attivati i prodotti che servono per gli sversamenti, per assorbire sversamenti di sostanze pericolose.

E’ importante avere anche delle semplici nozioni di pronto soccorso. Per esempio, è abbastanza logico che se ci si squirt gli occhi con acido, sarà importante lavare usando le apposite apparecchiature e poi disinfettare e poi in qualche maniera fare reagire questo acido con una base debole: ci sono le opportune sostanze. Nei quiz che facciamo qualche volta nei laboratori, quiz che sono basati su interventi da fare in caso di piccoli incidenti, scriviamo come risposta, anche divertente, “attenzione: in caso di squirt di base, bisogna fare un’iniezione di acido al paziente”. Appare chiaro che questa è una provocazione: in caso di squirt di base negli occhi, it sarà da trattare la parte lesionata con un acido debole, come l’acido borico per esempio diluito. Nel caso invece di scottature da acido si potrà usare la borace. Attenzione quindi che bisogna essere formati e informati anche sulla possibilità di dover intervenire in caso di piccoli incidenti. It is inutile aver paura di un ago o perché il sangue scorre; mettere un cerotto ad un amico può voler dire qualche volta aiutarlo him.

Un contatto accidentale con un agente chimico pericoloso può avvenire, ad esempio, per inalazione: questo avviene principalmente perché non si è accesa la cappa e si è aperto il contenitore, fuori dalla cappa aspirante. Che cosa bisogna fare sempre e comunque? Leggere l’etichetta ma soprattutto il foglio di sicurezza, prima di manipolare la sostanza. Usare sempre la cappa aspirante, quindi lavorare sempre sotto cappa, con il vetro abbassato in modo da evitare al massimo di respirarsi i vapori della sostanza. In caso si entri evidentemente a contatto, si inali una sostanza tossica la prima cosa da fare a mio avviso è chiudere il contenitore aperto in modo da togliere la causa di tutti i mali. Trasportare la persona che ha inalato la sostanza all’aperto, farla respirare all’aria aperta e se persiste il malessere, mal di testa o nausea portarlo al pronto soccorso portandosi dietro anche la scheda di sicurezza, dove c’è scritto tutto quanto e quindi i medici sapranno come agire. Una volta soccorso l’infortunato bisogna tornare in laboratorio, aprire le finestre e aumentare la ventilazione.

Contatto accidentale può avvenire anche per ingestione. Possiamo aver pipettato a bocca in modo completamente sbagliato un liquido e ci è arrivato fino alle labbra, oppure abbiamo mangiato qualcosa in laboratorio, magari le pastine portate dall’amico che festeggiava il compleanno, e magari lo abbiamo fatto senza lavarci prima le mani o mangiando con i guanti con i quali abbiamo prima manipolato una sostanza chimica. Se abbiamo ingerito qualche agente chimico pericoloso la prima cosa da fare è recarsi al pronto soccorso con il foglio di sicurezza contattare il centro anti-veleni e poi soprattutto non provocare il vomito; se il vomito viene spontaneamente si può fare ma non costringere l’infortunato a vomitare, perché questo potrebbe produrre più danni che benefici. Nel caso di ingestione di acidi evasi si potrebbe pensare di bere acqua per diluirli.

Il contatto oculare di un agente chimico pericoloso può avvenire sostanzialmente perché non si sono usati gli occhiali di sicurezza, oppure perché ci si è toccati gli occhi con i guanti sporchi di sostanza. Cosa fare in questo caso? Innanzitutto se si è portatori di lenti a contatto la prima cosa da fare è togliere la lente a contatto e poi sciacquare l’occhio con i flaconi di soluzione sterile, oppure utilizzare i lava occhi che sono degli spruzzi che sono messi sui lavandini, oppure lavarsi l’occhio sotto l’acqua corrente. In questo caso è importante lavare l’occhio dall’interno verso l’esterno, in modo da non portare la sostanza pericolosa anche sull’altro occhio. Bisogna poi, come al solito, recarsi al pronto soccorso con la scheda di sicurezza e soprattutto non mettersi colliri, pomate senza avere prima consultato il medico, che abbia letto ovviamente il foglio di sicurezza.

Contatto cutaneo: si può avere se si manipolano agenti chimici pericolosi senza guanti oppure se si utilizza un guanto della misura sbagliata: o troppo grande o troppo piccolo, o il guanto di un materiale che si sciolga a contatto con la sostanza chimica. Oppure il contatto cutaneo può avvenire anche se uno si toglie erroneamente il guanto, cioè se togliendolo poi si va a toccare la pelle con il guanto inquinato nell’altra mano, altra cosa molto pericolosa è quella di lavorare in laboratorio con i sandali, con le scarpe aperte, perché in questo caso gocce schizzi o qualcosa che cade a terra può colpire il piede e può capitare di farsi veramente male. Cosa fare nel caso in cui la cute entri a contatto con una sostanza pericolosa? direi prima cosa lavarsi sotto l’acqua corrente e se poi persiste il malessere recarsi al pronto soccorso con la scheda di sicurezza e non fare cose strane: cioè non usare solventi organici per togliere la sostanza oppure lavarsi con soluzioni fatte in modo artigianale ma recarsi comunque al pronto soccorso.

 

L’ordine in un laboratorio, in particolare l’ordine sotto la chemical hood, è di estrema importanza. La chemical cappa deve essere usata per soltanto far reazioni chimiche che possono originare prodotti puzzolenti, pericolosi e tossici. La chimica cappa Non deve assolutamente essere adoperata come deposito di sostanze pericolose, per questo motivo esistono gli armadi che sono opportunamente costruiti in materiali resistenti sia al fuoco che alle esalazioni corrosive. Nel caso invece in cui la chimica cappa sia ordinata, e il laboratorio anche, è possibile compiere delle operazioni con sicurezza, senza spill nulla.

Questo è il caso in cui, invece, una persona viene in laboratorio senza avere delle scarpe di sicurezza. Ora, in un laboratorio chimico non è obbligatorio avere scarpe antinfortunistiche, ma almeno non indossare i sandali. Infatti è possibile che uno si versi addosso ai piedi prodotti che sono pericolosi, tossici, urticanti, corrosivi. Per esempio, io ho camminato in una piccola pozza di dimetilformammide, che avevo spilled senza accorgermi a terra, e il ho percepito le scarpe lentamente consumarsi.

Mariarosa Moneghini, docente

«Prima che gli studenti accedano al laboratorio, io spiego loro tutte le regole di sicurezza relative al comportamento in laboratorio; però purtroppo, nonostante ciò, può succedere sempre qualche inconveniente. Una cosa della quale mi sono accorta e alla quale bisogna porre attenzione è sicuramente relativa all’abbigliamento idoneo dello studente. Sicuramente, spiego loro l’importanza di avere il lab camice abbottonato; certo, fa molto “in” il fatto di venire in laboratorio, con il lab camice sbottonato, però è classico che durante l’allestimento di una polvere: “Ah, prof, guardi qua mi sono tutta sporcata di polvere”!. Chiaro! Quindi bisogna avere l’adeguata vestizione. Poi anche le scarpe sono importanti. Quindi raccomando sempre di accedere al laboratorio con scarpe chiuse e comode, anche per il fatto che devono stare in piedi tante ore.  Ecco un aneddoto che mi è successo proprio riguardo alle scarpe qualche anno fa: io raccomando scarpe comode e chiuse, e per le ragazze raccomando di non venire con il classico "tacco 10", però una ragazza era venuta in laboratorio con un piccolo tacco, ma a "stiletto heel". Io avevo notato quella cosa e ho detto: “Poni molta attenzione, perché può succedere qualche inconveniente”. “No, prof., no prof.!”. Morale della storia: durante una pesata probabilmente è caduta una goccia di olio sul pavimento e la ragazza ci è passata sopra, lei è scivolata e ha cercato di aggrapparsi al termosifone. Così facendo praticamente le sue dita passed tra gli elementi del termosifone, lei si è ferita un dito, l’unghia si è staccata e quindi è stata portata in pronto soccorso, per fortuna il dito non era rotto, però insomma lei si è hurted herself. Quindi raccomando sempre anche agli studenti la cura dell’abbigliamento.»

Riccardo Sgarra, docente

Come vedete ci troviamo in un laboratorio dove sono presenti dei rischi che derivano dalla manipolazione di sostanze pericolose, tossiche, dall’utilizzare strumentazione che può presentare determinati rischi. Oltre che ad adottare tutti i sistemi di protezione collettiva che sono atti a minimizzare il rischio dell’operatore, mi riferisco ad esempio alle chemical cappe, agli schermi etc. l’ultima barriera di protezione dell’operatore sono i dispositivi di protezione individuale, anche nominati comunemente DPI.

Una giornata in laboratorio non si svolge mai in modo casuale, mi spiego: voi ogni giorno, giorno per giorno, programmate la vostra attività di ricerca sperimentale e quindi avete a disposizione tutti i protocolli che utilizzerete oggi, domani e nei giorni avvenire. Questo vuol dire che potete avere informazioni su tutte le operazioni che andrete a svolgere, questo vuol dire avere un’idea del rischio a cui si andrà incontro, ovvero conoscere le sostanze che si andranno ad utilizzare. Questo implica anche il fatto che noi possiamo programmare quali sono i dispositivi di protezione individuale che saranno necessari durante le nostre giornate.

Per quanto concerne i dispositivi di protezione individuali, essi devono essere scelti sulla base dell’operatore e delle operazioni da fare. Cosa intendo dire quando devono essere scelti sulla base dell’operatore stesso? Intendo dire che essi devono essere adeguati all’operatore, essi devono essere comodi, devono essere delle dimensioni adatte, mi spiego: ad esempio le maniche di un lab camice non devono essere troppo lunghe, non deve essere troppo corto, non deve essere troppo stretto in modo da impedire il movimento delle braccia; gli occhiali devono essere delle dimensioni opportune, in modo che non si sfilino facilmente dal volto, etc.

I dispositivi di protezione individuale si diversificano a seconda della parte del corpo da proteggere, in primis abbiamo i lab coat che sono a protezione del bust e delle braccia, possiamo individuare delle maschere che devono essere scelte in modo compatibile con le sostanze che devono essere maneggiate, per gli scopi che ci si prefigge. Abbiamo dei dispositivi che sono volti alla protezione degli occhi o dell’intero volto; poi naturalmente ci sono i guanti che servono a proteggere le mani in caso di manipolazione di sostanze o strumentazione calda, guanti che proteggono dal freddo e mi riferisco alla manipolazione di azoto liquido e guanti per la manipolazione delle sostanze in generale, perché in laboratorio uno deve lavorare sempre con le sue mani protette e i guanti devono essere scelti in base alla compatibilità delle sostanze che uno manipola.

Un piccolo accenno all’utilizzo dei guanti, essi devono essere sempre scelti in base alla compatibilità con le sostanze, i solventi che si stanno utilizzando ed inoltre dev’essere tenuta in considerazione la presenza di eventuali allergie of operatore. Oltre ad utilizzarli, i dispositivi di protezione individuali devono essere anche utilizzati in modo corretto. Che cosa intendo? Ad esempio, quando uno utilizza un lab camice uno degli errori più comuni in laboratorio è ad esempio d’estate, magari l’ambiente del laboratorio è a temperatura elevata, uno usa il lab coat con le maniche alzate: questo è il modo scorretto di utilizzare il dispositivo di protezione individuale; il camice deve proteggere la parte dell’avanbraccio da eventuali schizzi, se è sollevato non fa ciò che dovrebbe fare. Gli occhiali devono essere indossati correttamente. I guanti anch’essi devono essere indossati correttamente, si deve verificare l’integrità del guanto. Soprattutto c’è anche un altro aspetto che bisogna considerare quando si usa un dispositivo di protezione individuale cioè il suo corretto eventuale smaltimento; un guanto che è stato contaminato dev’essere smaltito in maniera opportuna e non gettato semplicemente nei rifiuti normali. Il modo con cui ci si leva un guanto dev’essere un modo controllato, per evitare che eventuali parti che sono state esposte, vengano a contatto con la superficie del guanto che è invece sporca di una sostanza tossica o pericolosa.

Quando si devono fare operazioni pericolose è importante leggere le etichette. Ecco in questo caso due bottiglie: quella di sinistra one riporta le etichette di vecchio tipo, quella di destra one l’etichetta di tipo nuovo. Le sostanze pericolose devono essere assolutamente usate sotto la cappa chimica e con le regole di sicurezza ben precise. L’operatore deve avere i guanti, indossare gli occhiali di sicurezza e operare sotto chemical hood. Quando noi riempie una burette per esempio, usiamo un imbuto in maniera da versare il contenuto all’interno della buretta e cercando di non spandere.

Nel laboratorio you bisogna venire vestiti in maniera adeguata, possibilmente niente bei vestiti perché ci si potrebbe facilmente sporcare o addirittura rovinare in maniera irreparabile. Bisogna venire con un lab camice bianco, possibilmente in cotone e facilmente sfilabile. Le maniche devono essere chiuse con degli elastic band, perché? Perché può succedere, per esempio, che ci si spill qualcosa  e il camice ovviamente diventa un'ottima protezione o addirittura the lab coat  potrebbe prendere fuoco. Io ho visto un esempio, purtroppo, di incendio di un camice: una ragazza stava lavorando con un solvente altamente infiammabile e questo ha preso fuoco per motivi difficili in realtà da determinare. Per fortuna la ragazza aveva un lab camice addosso e con l’aiuto di alcune persone it è stato immediatamente tolto e così l’incendio è stato immediatamente domato e la ragazza non ha avuto alcun tipo di conseguenza. Ovviamente, per estinguere il piccolo incendio è poi stata usata la coperta: infatti la coperta antifiamma è stata messa sopra il lab camice; it sarebbe stato possibile anche in realtà mettere la coperta sopra la ragazza, ma con il camice addosso è stata preferita questa seconda soluzione. D’altra parte, quando avviene un incidente si ha pochissimi istanti per decidere e la decisione è stata questa.

Tutti i recipienti devono essere usati usando il good senso. Molto spesso le norme di sicurezza non hanno bisogno in realtà di essere particolarmente complesse. E’ importante usare il good senso: uno non annuserà un prodotto perché può essere molto pericoloso, irritante, addirittura può essere tossico. Le bottiglie vanno chiuse e mantenute all’interno del tavolo e non sul bordo per evitare che possano cadere. Nessun recipiente va mai preso per il tappo (il tappo può svitarsi) e, se possibile, soprattutto se la sostanza è molto pericolosa, la bottiglia va spostata tenendo una mano sotto il fondo.

I contenitori in generale vanno aperti stando estremamente attenti alle regole di sicurezza. Alcune bottiglie in effetti, vengono vendute con tappi, per aprire i quali è necessario compiere delle particolari operazioni. Soprattutto in questo caso (si tratta di tappi di sicurezza cosiddetti) you bisogna stare particolarmente attenti perché il prodotto che esce potrebbe essere tossico o potrebbe uscire qualche vapour, che può essere tossico o corrosivo. In questo caso è estremamente importante agire con tutte le regole di sicurezza possibili e aprire possibilmente il contenitore sotto la chemical cappa, muniti di occhiali.

Se si deve prelevare un oggetto, presumibilmente caldo, fuori da un forno, sarà fondamentale usare dei guanti idonei a  prelevare soprattutto la vetreria calda. Attenzione che il vetro caldo è molto pericoloso: è pericoloso perché non segnala la sua condizione, nel senso che il vetro quando è caldo non diventa rosso, you non ci si accorge che il vetro è caldo, il vetro diventa rosso soltanto quando raggiunge una temperatura piuttosto elevata. Il vetro caldo va pointed out perché altrimenti una persona non se ne accorge, lo prende in mano,  si scotta e non può sapere prima se il vetro era veramente caldo. Ecco vedete, in questo caso l’uso di guanti opportuni per poter prendere la vetreria.

Se la vetreria è bagnata e noi usiamo guanti inadatti, la vetreria scivola e facilmente può rompersi. Il taglio da vetro è piuttosto pericoloso perché il vetro produce dei tagli molto profondi e dolorosi. Se noi usiamo vetreria bagnata, è fondamentale trasportare il recipiente mettendo sotto una mano. La vetreria scheggiata risulta essere particolarmente pericolosa prima di tutto perché è possibile farsi dei tagli, secondo perché non funziona più e quindi potrebbe rompersi improvvisamente. Ecco quindi che è estremamente importante in caso di vetreria scheggiata, come per esempio un becher o una colonna con un collo fatto in vetro, che questa sia bonificata il più possibile, naturalmente you dovrà avvertire il docente e infine andrà buttata negli appositi contenitori.

«Un’altra cosa che mi era successa, è relativa alla pulizia della vetreria. E’ chiaro che alla fine della loro esperienza giornaliera di laboratorio gli studenti devono pulire la loro vetreria e noi raccomandiamo sempre di non impilare la vetreria, di porre attenzione prima del loro utilizzo e del lavaggio e anche di vedere che la vetreria non sia scheggiata. Uno studente invece, non aveva posto questa attenzione e quindi quando egli ha lavato la sua vetreria, impilando, si era tagliato e quindi si è sentito male. E quindi bisogna porre molta attenzione anche a questa cosa.»

«Un altro aneddoto che mi ricordo è relativo sempre al lavaggio finale of vetreria in uso da parte degli studenti. Come anche dicevo prima, è importante che non sia incrinata, che non sia rovinata appunto per scongiurare eventuali tagli. In un’altra occasione invece, uno studente ha lavato la propria vetreria, non aveva posto attenzione e per cui lui si è fatto un minimo taglio, però questo minimo taglio - evidentemente la persona era molto impressionabile - ha causato lo svenimento della persona. Per fortuna erano vicini dei colleghi, per cui è stato subito soccorso e questo ha impedito il fatto che la persona cadesse malamente sbattendo la testa, quindi questa è stata una cosa molto importante, perché bisogna raccomandare agli studenti che  non devono mai essere da soli. Non solo bisogna che sia presente in laboratorio the supervisor, ma anche essi si devono aiutare e collaborare tra di loro per evitare appunto situazioni pericolose come questa.»

Francesca Cateni, docente

«Uno delle inconvenienti che spesso succedono è legato all’uso delle pipette di vetro e al mancato uso dei guanti. Ci sono molte distrazioni, per cui molti studenti riescono ad infilare queste pipette nella mano con problemi di vetri nella pelle e quant’altro. Quindi si consiglia di fare attenzione nel momento in cui si usano queste pipette, di mettere la sua tettarella e di aspirare correttamente e di concentrarsi su quello che si deve fare.»

Maurizio Prato, docente

«Queste sono delle vials che noi usiamo per conservare i composti chimici che prepariamo. Queste ovviamente hanno un cap con cui bisogna chiuderle per ripararle dall’aria e quindi gli studenti usano normalmente questi tappi per chiudere queste boccettine. Una studentessa una volta per chiudere questa boccettina, evidentemente con troppa energia, ha battuto con il palmo della sua mano questa vial, la vial si è rotta e il vetro ha tagliato il tendine della studentessa. Per fortuna adesso i chirurghi della mano fanno miracoli per cui speriamo che possa riprendere l’uso del pollice, perché insomma, per fortuna poi era la sinistra e quindi, almeno in parte, la studentessa si è salvata.»

Attenzione agli oggetti caldi. Questo è un problema che si ha pure a casa. Molto spesso si sente o si legge sui giornali che la massaia, o chi è a casa e lavora in cucina, get burned. Bisogna stare molto attenti a segnalare ciò che è caldo. Questo è il caso di una piastra calda. Chi non sa che la piastra è calda, può get burned e la scottatura può essere molto pericolosa. E quindi è fondamentale segnalare il fatto che si sia adoperato una piastra calda. In laboratorio spesso noi si deve riscaldare qualcosa perché le reazioni chimiche si velocizzano quando si riscaldano. La piastra calda, e in particolare la piastra calda con rotatore magnetico, è un oggetto che viene adoperato. Noi Bisogna segnalare quindi assolutamente e osservare se è accesa la luce, se ci sono le segnalazioni che la piastra è stata riscaldata. Uno può anche verificare il riscaldamento versando una goccia d’acqua, stando però bene attento che il vapore che si genera non sia pericoloso a sua volta. Quando non si usa più l’oggetto, questo deve essere assolutamente staccato e messo in posizione di sicurezza.

It is necessario seguire attentamente le istruzioni del docente, soprattutto quando si lavora con sostanze calde che possono generare per esempio dei gas. Il docente ha l’esperienza di tanti anni, egli ha visto il laboratorio e sa che cosa può accadere. Ricordo un aneddoto che per fortuna poi è finito bene: un ragazzo doveva fare una reazione chimica in cui si produceva dell’anidride solforosa ed era assolutamente necessario that la reazione, che avveniva a caldo, fosse effettuata con il recipiente aperto. Il ragazzo invece ha chiuso il recipiente e lo ha agitato in maniera da velocizzare la solubilizzazione del prodotto. Il risultato è stato che immediatamente il recipiente è esploso. Fortunatamente questo era avvenuto sotto chemical cappa con le antine abbassate, il ragazzo aveva gli occhiali ed aveva anche il lab camice. Quindi il tutto si è risolto con un grosso spavento e un po’ di puzza nel laboratorio, ma attenzione, bisogna sempre prevenire, perché prevenire è molto meglio che curare.

Quando you si deve prendere con la pipetta una certa aliquota di una qualche soluzione assolutamente è vietato usare la pipetta con la bocca. Questo, perché può succedere che il liquido arrivi appunto in bocca con effetti che possono essere chiaramente deleteri. It is fondamentale quindi e assolutamente obbligatorio usare la pro pipetta. L’uso della pro pipetta, che può sembrare complesso all’inizio, in realtà diventa molto semplice ed estremamente utile quando tu hai fatto un po’ di tentativi. La pro pipetta, o palla di Peleo, è una valvola; in questo caso si tratta di una valvola di tipo meccanico ma può essere anche di tipo elettrico, che permette di prendere una certa aliquota ben precisa di liquido e poi di farla uscire senza venire a contatto assolutamente con la bocca. L’uso della pro pipetta è estremamente di utilità. Posso ricordare che all’inizio della mia carriera avevo provato a usare la pipetta con la bocca per prendere dell’alcool. L’effetto collaterale può essere chiaramente percettibile ed era un senso di vertigine e di quasi ubriacatura, poi ho facilmente imparato  che era meglio usare la pro pipetta.

Tra gli oggetti che si deve sempre indossare in laboratorio, particolare attenzione deve essere rivolta agli occhiali di sicurezza. Esistono tanti tipi di occhiali di sicurezza e essi sono costituiti essenzialmente da plastiche che resistono, relativamente bene, to reattivi chimici, che hanno delle bandine laterali, in maniera che gli squirt non possano arrivare agli occhi, neanche lateralmente. Il problema degli occhiali è quello che tendono a sporcarsi e ad essere ingombranti. Nonostante questo è necessario indossarli continuamente in laboratorio e non usarli come un cerchietto perché così non proteggono assolutamente né il volto né tantomeno gli occhi.

Elisabetta Azzoni, technician

«Praticamente uno studente stava tenendo in mano una 50 ml test provetta contenente fenolo e inavvertitamente la test provetta  è caduta sul banco da lavoro, ma la test provetta è rimbalzata e il liquido è uscito proprio schizzandolo in volto. Egli non not aveva gli occhiali e quindi è stato fortunato perché non ha ricevuto gli squirt nell’occhio.»

Febe Vecchione, technician

«Un altro incidente capitato per causa mia, proprio per stupidità, per troppa sicurezza e anche per non conoscenza appunto dell’uso dei dispositivi di protezione individuale, è stato quello di aver ricevuto un getto di acetone a 60 bar negli occhi. Come ho fatto a fare questo? Avevo un’apparecchiatura, una alta pressione cella finestrata, in cui caricavo un campione con una pipetta dall’alto. Ed era l’unica apertura nell’apparecchiatura. Io ho rotto la pipetta inexpertly e praticamente - come faccio per tirar via questo frammento di vetro? - mi è venuta la felice idea di riempire di acetone, collegare la bombola, aprire la bombola e far partire un getto di CO2 at 60 bar in modo da creare un getto che mi portasse via i frammenti di vetro. Ho fatto tutte queste operazioni senza indossare però gli occhiali di sicurezza o addirittura una visiera, vista l’entità dal getto. Quindi, l’acetone mi è arrivato in tutti e due gli occhi. Per un attimo, praticamente, io non ho più visto niente fintantoché un tecnico lì presente fortunatamente nel laboratorio,  mi ha condotto al lavandino per lavare gli occhi, che è la prima misura di first aid  da attuare in caso appunto di squirt negli occhi di sostanze chimiche. Se non c’era lui, io non sarei riuscita a raggiungere il lavandino e in seguito, nei giorni successivi ho avuto sensazioni di fastidio agli occhi, tipo sentire granelli di sabbia o simile e anche vedere un poco male.»

Aurelio Bonasera, dottorando studente

«Quando studiavo a Messina uno dei miei colleghi, mentre stava preparando un apparato cromatografico per separare vari prodotti, utilizzava dei solventi,  egli aveva gli occhiali da vista e uno squirt gli è arrivato negli occhi. E’ stata solo una piccola quantità, però ovviamente i suoi occhi bruciavano e lui ha avuto bisogno di andare al pronto soccorso per farsi medicare. Fortunatamente il solvente non è arrivato direttamente negli occhi, ma soltanto delle gocce di rimbalzo, quindi quanto meno gli occhiali gli hanno evitato di avere dei problemi più gravi perché comunque il bruciore si è prolungato per giorni, quindi un evento fortuito. Ma l’avere gli occhiali l’ha salvato dall’avere delle problematiche molto più gravi.»

Silvia Marchesan, dottorando studente

«Io sono Silvia e io faccio ricerca dal 2004, quindi io sono più di otto anni in laboratorio di chimica. Ho sempre fatto molta attenzione a tutte le misure di sicurezza e di prevenzione, però a volte succedono delle cose quando uno meno se lo aspetta. Quindi, un giorno ero in laboratorio e doing facevo una procedura abituale in cui però avevo un contenitore di vetro (un palloncino) dove all’interno c’era una miscela di acidi concentrati (acido solforico e nitrico), io lavoravo sotto chemical hood con tutte le misure di protezione, quindi occhiali di protezione, guanti, lab camice e con il vetro della cappa abbassato, quindi per proteggermi il mio volto. In un attimo, semplicemente prendendo il volumetric flask dal sonicatore, quindi era un po’ bagnato con l’acqua intorno, mi è scivolato di mano, è caduto sul ripiano all’interno della chimica cappa, cadendo, it si è rotto e quindi ci sono stati degli squirt di acido concentrato che mi hanno raggiunto. E quindi, nonostante le misure di prevenzione e di sicurezza, gli squirts comunque sono arrivati nelle parti scoperte. Per fortuna appunto, avendo gli occhiali, non ho avuto problemi agli occhi, però ci sono stati degli squirts nella parte inferiore del viso e al collo. Adesso il grosso è andato via, però ad esempio qui si vede ancora sul collo, su questa parte qui del viso, un esempio dei segni rimasti, non so se si vede questa zona qui. E quindi, oltre a questo, ho degli altri segni sul collo, per cui ormai dovremmo aspettare due anni per vedere se they andranno via oppure no. Quindi è sufficiente un attimo di distrazione. Comunque, una cosa fondamentale è appunto applicare tutte le misure di sicurezza, perché tante volte uno pensa: “Vabbè, è una procedura che faccio spesso, quindi è solo un attimo, devo solo spostare un volumetric flask, non metto gli occhiali, oppure tengo il vetro della chemical cappa sollevato”. E invece no, perché è proprio in questi momenti che si rischia l’incidente inaspettato e se non avessi avuto quelle misure avrei potuto perdere la vista e avere cicatrici sul mio volto, che mi avrebbero rovinato la vita.»

«L’uso degli occhiali di sicurezza: l’uso degli occhiali in laboratorio è una cosa molto importante, per proteggersi. Mi ricordo – questo non era capitato nel mio laboratorio, però in un altro - che una female studentessa in un transport di zelo e di pulizia, con una spatolina aveva grattato una macchia di una sostanza che si era essiccata e non aveva gli occhiali addosso. Morale della storia: una scheggia di questa materia è andata nell’occhio e quindi lei è stata accompagnata in Pronto Soccorso.»

In laboratorio you bisogna indossare  un abbigliamento consono alla safety del laboratorio, quindi niente vestiti belli perché si possono sporcare o rovinare. Bisogna indossare un protettivo lab camice  e soprattutto stare attenti ai capelli. Chi ha i capelli lunghi dovrebbe raccoglierli con un elastico in maniera da far sì che questi non cadano all’interno dei recipienti proprio per non ruin i capelli oppure per non inquinare la soluzione che si sta trattando. Quindi è meglio venire vestiti con un lab camice bianco, che sia ignifugo, facilmente sfilabile, raccogliere i capelli con un elastico. Attenzione anche a indossare i guanti opportuni per non farsi male. Non toccarsi assolutamente gli occhi e indossare occhiali di protezione, soprattutto in presenza di sostanze particolarmente tossiche ed irritanti. All’interno di tutti i laboratori devono essere presenti gli appositi apparecchi lavaocchi che servono per lavare la faccia e gli occhi.

Alessandra Durante, technician

«Quando ero studente sicuramente noi lavoravamo con fiamme bunsen, non consideravamo che la fiamma brucia, e quindi spesso, per guardare quello che il professore doing, ci si chinava di qua e di là e intanto c’erano ciuffi che prendevano fuoco nonostante i capelli legati, nonostante tutti i vari accorgimenti,  ma non erano appunto, ripeto, incidenti poi così gravi.»

«Tra gli aneddoti di incidenti capitati in laboratorio io comincio con uno banalissimo capitato nell’ambito del laboratorio di chimica del primo anno. Utilizzavamo del becco bunsen per scaldare materiali, per utilizzare appunto la fiamma libera e i capelli di un mio compagno di laboratorio essi si sono praticamente bruciati.»

Ecco, nonostante un laboratorio possa essere fortemente socializzante perché si sta molte ore all’interno dei laboratori a fare do esperimenti, esso non deve essere un luogo in cui si fanno delle party per dei motivi che sono logici. Il primo è che i recipienti che si adoperano sono recipienti per contenere prodotti che sono anche tossici, non possiamo metterci dentro qualche cosa e poi bere. Non possiamo neanche mangiare all’interno di un laboratorio. Quali sono i motivi? Il primo è che tutto può essere inquinato con prodotti tossici, la seconda cosa è che quel prodotto stesso che noi stiamo mangiando può andare ad inquinare il reattivo chimico. Il luogo per fare le party non è il laboratorio, il luogo per fare le party può essere il giardino. Gli armadi che si trovano nei laboratori non possono essere adibiti a dispensa, assolutamente, per ovvi motivi di sicurezza: l’inquinamento è molto semplice ed è facile che avvenga. Inoltre nei laboratori è assolutamente proibito e vietato bere alcolici per motivi di safety.

E’ necessario lavarsi molto frequentemente le mani. Questo perché, senza accorgersene, si possono toccare bottiglie sporche di composti chimici che possono essere tossici. Bisogna lavarsi le mani con attenzione e stare attenti soprattutto a non portare le mani né alla bocca né agli occhi perché sono le due parti del corpo che più facilmente si irritano in presenza di sostanze che possono appunto essere fortemente tossiche o perlomeno pericolose.

Nei chemical laboratori non è possibile entrare con le gambe scoperte, ovviamente perché è facile che qualche cosa possa cadere a terra e ci si possa ustionare. Anche le scarpe dovrebbero essere chiuse.

I guanti sono importantissimi. A seconda delle azioni che si devono fare si devono adoperare guanti di tipo diverso. Per esempio, se si deve prendere un oggetto che è caldo, bisognerà usare guanti opportuni particolarmente spessi e che garantiscano tenuta. Attenzione nel maneggiare soprattutto il vetro perché fino a temperature di almeno 500-600 °C quando il vetro diventa rosso, non è possibile distinguere il vetro caldo dal vetro freddo. Quando si maneggiano recipienti in vetro you è opportuno prendere questi recipienti con due mani, una di queste dovrà essere posizionata sul fondo. I guanti però di questo tipo sono però piuttosto spessi, quindi essi non sono utili per maneggiare ad esempio oggetti molto piccoli o oggetti freddi. In quel caso si possono usare guanti molto sottili, guanti chirurgici che possono essere fatti di materiale vario. Questi guanti hanno però un problema: quando sono bagnati diventano molto scivolosi, quindi attenzione nel maneggiare oggetti, soprattutto di vetro, con guanti bagnati perché in questo caso possono scivolare e cadere.

Quando si devono assemblare delle apparecchiature più complesse, fatte in vetro soprattutto, è estremamente importante valutare prima dell'assemblaggio quali sono gli scopi e gli usi che si devono fare con questa strumentazione. Nel caso specifico, occorrono un mantello riscaldante, un volumetric flask ed una colonna di recupero dei vapori. E’ anche importante considerare prima il metodo di fissaggio dell’apparecchiatura in maniera tale che non si abbiano cadute. E’ importante considerare che, siccome tutta l’apparecchiatura è interconnessa da coni di vetro smerigliati normalizzati, questi vanno opportunamente ingrassati. L’ingrassaggio va eseguito a regola d’arte usando opportuni grassi speciali a tenuta di temperatura che vanno ingrassati, cercando di non ungersi troppo le mani per evitare poi che l’apparecchiatura possa scivolare facilmente dalla mano. Tutti i coni e le interconnessioni vanno fissati usando le opportune clamps o, se non si hanno queste, con dei comuni elastici. E’ importante valutare tutto quello che si dovrà fare, e quindi usare dei recipienti che abbiano il giusto numero di aperture. Questo perché uno deve prima, pensare se sarà necessario aggiungere qualche reattivo chimico o toglierlo durante la reazione in modo sicuro o per esempio aggiungere un agitatore magnetico o un termometro. Quando si vuole terminare la reazione, e quindi smontare il sistema, è importantissimo valutare con attenzione prima quali sono le operazioni da fare per evitare possibili incidenti. Per esempio è fondamentale mettere il mantello riscaldante sopra un tavolino di tipo alzabile in maniera da poter togliere il riscaldatore stesso con tranquillità e possibilmente con velocità, soprattutto in caso di incidente.

«Un altro problema è l’uso del rotovapor. Dove il volumetric flask viene fissato nel sistema e nel momento in cui si è proceduto a concentrare l’estratto, la miscela di reazione, noi bisogna fare attenzione nel staccare lentamente il volumetric flask  in modo tale che non vada a urtare contro il bagno, quindi il volumetric flask si rompe, ci si fa male e si perde anche la miscela di reazione.»

In un laboratorio non dovrebbero mai assolutamente entrare estranei che non siano educated, informati e anche assicurati. Ora, se questo dovesse accadere, è estremamente importante che queste persone non tocchino assolutamente nulla. In un laboratorio infatti sono presenti spesso delle apparecchiature e dei contenitori che sono molto affascinanti per chi non è del laboratorio. La gente è molto curiosa e di solito tende a toccare soprattutto le apparecchiature di tipo elettronico che sono piene di lucette e che sono belle da vedere. E’ assolutamente importante non toccarle. Primo perché c’è il rischio che ci si possa fulminare e si possa prendere una scossa elettrica, secondo perché se lo strumento viene acceso e spento in maniera errata it si possono rovinare le misure in atto. E’ soprattutto importante non toccare nessun reattivo chimico e non pensare che un laboratorio sia un luogo in cui si viene a giocare. I reattivi chimici possono essere estremamente tossici ed irritanti, soprattutto per gli occhi e per le mucose orali. In caso che questo avvenisse, cioè nel caso ci fosse contaminazione, è importantissimo intervenire immediatamente con i dispositivi di sicurezza come per esempio il lavaocchi o comunque altri dispositivi che sono adatti a curare il problema.

It Bisogna prestare attenzione a non toccare le superfici dei work banchi anche inavvertitamente perché i prodotti chimici possono essere stati sversati e uno non si accorge che sono stati sversati.

In laboratorio non si dovrebbe mai assolutamente essere da soli, bisogna lavorare sempre almeno in coppia per motivi che sono logici. Può succedere che anche un incidente di entità relativamente modesta diventi pericoloso quando si è soli, perché potrebbe per esempio accadere che una persona cade a terra, venga in qualche maniera bloccata e poi, se non c’è nessuno ad aiutarlo, egli rimane in quella posizione per molto tempo. Posso ricordare un aneddoto di un mio collega che anni fa, lavorando da solo, una sera è scivolato su una penna ed è rimasto a terra fino all’indomani mattina quando altri suoi colleghi lo hanno rinvenuto him. Quindi, è sempre necessario e fondamentale essere almeno in due.

In caso uno scivoli in un laboratorio, ma questo può accadere anche ogni giorno nella vita, ad. es. in cucina a casa, bisogna stare attenti a non avere oggetti taglienti in tasca come le forbici per esempio o un coltello, perché questo, scivolando, può causare dei grossi danni. Posso ricordare l'aneddoto di una persona che in laboratorio è caduta, aveva le chiavi in tasca acuminate e si è prodotta un taglio alla coscia, per fortuna di piccolo, ma non è mai possibile prevedere qual è l’entità di un incidente.

Le esperienze in laboratorio devono essere assolutamente programmate con l’aiuto del docente, il quale sa quale è la sequenza esatta dei reattivi da mettere e quali sono i risultati che si vogliono ottenere. Nessuno deve pensare di inventarsi un’esperienza se non sia stata prima pensata con il docente mescolando i reattivi assieme, cosa che qualche volta purtroppo avviene perché è divertente “mescolare” sostanze colorate. Bisogna stare molto attenti perché i reattivi chimici possono essere estremamente pericolosi e soprattutto dare reazioni che possono sviluppare sostanze tossiche e dove si può sviluppare calore. La formazione, la produzione di calore è di per sé pericolosa, potenzialmente perché si possono sviluppare dei gas che possono essere tossici, oppure si possono sviluppare delle schiume, oppure l’aumento di temperatura può generare la sovra ebollizione dei liquidi e questi possono schizzare; se essi raggiungono gli occhi o le mucose orali questo può essere molto pericoloso. Consideriamo anche il fatto che nei laboratori di solito si opera con quantità relativamente modeste, stiamo parlando di millilitri e sostanzialmente di grammi o milligrammi, non parliamo quindi delle quantità e delle concentrazioni che si usano nell’industria, dove possiamo parlare sostanzialmente di kilogrammi o anche di quantità più grandi. Questo vuol dire che in caso di pericolo in un laboratorio, fortunatamente, questo sarà circoscritto al fatto che la quantità di sostanze usate è limitata, quindi usare quantità limitate significa aumentare la sicurezza. Nel caso in cui si mescolino più prodotti insieme, bisogna stare attenti alla sequenza, assolutamente, con la quale questi vengono mescolati. Non è infatti indifferente mescolare prima il reattivo A e poi B e poi C o farlo al contrario. Le reazioni che si possono manifestare possono essere molto diverse. Se accade qualcosa di imprevisto non abbandonare, scappando via, il posto di lavoro, cercare sì di limitare gli effetti di ciò che è avvenuto e soprattutto non essere da soli in questo caso nel laboratorio. La presenza di almeno due persone è una cosa assolutamente fondamentale e indispensabile.

Manuela Bisiacchi, technician

«Un altro evento avvenuto in un incidente che è successo in questi laboratori è un incendio avvenuto sotto chemical cappa. Tutte le reazioni, la gran parte delle reazioni, in questo dipartimento vengono fatte sotto chemical cappa, perché siamo in un ambiente chimico. Riscaldando un reattivo con una piastra riscaldante, l’operatore si sia dimenticato che la sostanza, che stava riscaldando, si è letteralmente essiccata, quindi la temperatura continuava ad aumentare, finché  tutto ha preso fuoco e il primo istinto è stato quello di abbandonare la zona, invece di cercare di chiudere la strumentazione, chiudere la chemical cappa, prendere un estintore, e quindi reagire a un incidente. Purtroppo tutte le persone hanno abbandonato il laboratorio e quindi un supervisor in quel momento ha preso l’estintore e ha avuto la prontezza di spegnere l’incendio con tutta l’attrezzatura elettrica che era coinvolta nell’incidente. Portare a essiccazione le sostanze sotto chemical cappa e dimenticarsi poi, abbandonare la reazione succede spesso, quindi una delle cose importanti da fare in un laboratorio chimico è non allontanarsi mai dal posto di lavoro quando si sta facendo reazioni di questo genere.»

Chi è allergico, o presume di esserlo, dovrebbe avvertire il docente prima di entrare in laboratorio. In effetti ci sono moltissime sostanze alle quali una persona può essere allergica. Per esempio: l’aspirina e i suoi derivati. La sintesi dell’aspirina è una delle esperienze che si fanno spesso nei laboratori di chimica o anche di biologia. E chi è allergico dovrebbe avvertire e in questo caso l’esperienza verrà cambiata. Alcune persone possono essere allergiche anche al lattice, per esempio, o ai derivati che ci sono all’interno dei guanti per renderli più piacevoli al contatto con la pelle. Posso ricordare un aneddoto di una persona in un laboratorio che era allergica al cloruro di metilene e non sapeva di esserlo. Improvvisamente durante una reazione chimica alcune gocce di cloruro di metilene sono capitate sul volto di questa persona e immediatamente la faccia si è gonfiataIn realtà il tutto si è risolto semplicemente lavando immediatamente la faccia della ragazza, ma ecco un esempio in cui è necessario essere pronti ad agire, non essere soli in laboratorio, altrimenti le conseguenze potrebbero essere state molto più gravi. Può ovviamente accadere che una persona non sappia di essere allergica, anche perché in un laboratorio si viene a contatto con delle sostanze con le quali mai  you era venuti a contatto prima e allora bisogna prestare particolarmente attenzione a certi segnali: la presenza di eritemi improvvisi, itch. You bisogna segnalare immediatamente il problema al docente ed allontanarsi dal work banco.

Tatiana Da Ros, docente

«Durante la preparazione della tesi it è capitato di avere una reazione allergica alle  clorossine, che erano composti che stavamo utilizzando a livello di sintesi, cosa abbastanza importante per quanto riguarda l’effetto che aveva sulla pelle, sulla faccia, che era completamente butterata alla fine. Però uno non può sapere ciò prima di iniziare a lavorare con dei composti chimici rispetto ai quali non è mai venuto in contatto. L’importante è essere coscienti di quello che succede e di prendere subito provvedimenti, tipo lavarsi la faccia, allontanarsi immediatamente dal luogo di esposizione e ricorrere al medico.»

Francesca Larese, docente

Oggi parliamo di allergia professionale, in particolar modo io parlerò di allergia ai guanti di lattice o ai guanti di gomma in generale. Quali sono i problemi professionali che possono dare questi dispositivi di protezione? Il guanto di lattice è un agente sensibilizzante, o meglio, le proteine del lattice, che sono contenute, esse sono degli allergeni, esattamente come gli acari della polvere e i pollini. E quindi essi possono scatenare dei sintomi simili. Il guanto di lattice può dare un’orticaria da contatto che è la comparsa di ponfi come punture di zanzara dopo pochi minuti, diciamo entro venti minuti, dal contatto con il guanto. Normalmente questi wheals vanno via in un tempo abbastanza breve, possiamo dire entro un’oretta o poco di più e scompaiono completamente. Questo è il primo sintomo che possono dare i guanti di lattice. Se poi, la persona continua ad usarli, trascurando questi sintomi iniziali, disturbi allergici generali possono insorgere  , quindi come un’orticaria a tutto il corpo, oppure oculorinite, raffreddore con una secrezione acquosa, prurito agli occhi, prurito al naso e anche asma bronchiale. Per questo motivo è necessario usare i guanti di lattice solo in caso di bisogno effettivo, perché operazioni particolarmente piccole, che rendono necessaria un’elevata manualità. Nelle altre condizioni è meglio usare un altro tipo di guanti, in particolar modo guanti di vinile, tipo questi. Sono quelli che danno meno allergia e essi sono dei buoni dispositivi di protezione da utilizzare e essi sono ovviamente un po’ meno elastici rispetto guanto di lattice e però sono quelli che io personalmente preferisco. Oppure dei guanti in nitrile che sono questi, normalmente sono blu, ma possono avere colore diverso. Questi due tipi di guanti non danno mai reazioni di tipo generale, come oculorinite e asma, e quindi sono sicuramente un mezzo di protezione migliore per evitare l’allergia al lattice. I guanti di lattice non sono tutti uguali. La prima cosa che dobbiamo controllare è la presenza di polvere lubrificante all’interno del guanto. Perché questa polvere è importante ? Perché la polvere adsorbe l’allergene lattice e quindi, quando la persona indossa il guanto, la polvere esce, fa una specie di nuvoletta, va in aria e quindi i lavoratori possono inalare queste particelle di polvere (normalmente è amido di mais) che veicola l’allergene lattice e quindi a questo livello può insorgere un’allergia di tipo respiratorio.

Noi abbiamo eliminato i guanti di lattice con la polvere, già dagli anni 2000, proprio per evitare l’insorgenza di allergie respiratorie legate al lattice, e questo ha portato ad avere guanti di lattice di buona qualità. Però la prima cosa da fare è comunque non comprare e non usare guanti di lattice con la polvere e, se sono senza polvere sono migliori e sono più sicuri, però ugualmente essi possono causare problemi cutanei o problemi respiratori. Quindi it meglio usare un guanto alternativo. Dobbiamo ricordare che ci sono delle persone più sensibili e più suscettibili all’allergia al lattice e questi sono quelli che hanno già problemi di allergie ad altre cose. Quindi, le persone allergiche a pollini, gli allergici agli acari della polvere, specialmente se hanno già disturbi come oculorinite o asma, è meglio che essi evitino l’uso dei guanti di lattice, perché quello che noi abbiamo visto da uno studio fatto su questo argomento in accordo con analoghi studi fatti nel resto del mondo, entro tre anni dall’inizio del lavoro, le persone allergiche hanno un maggior rischio, più o meno il doppio, rispetto ai non allergici, di diventare allergici al lattice. Quindi, non usate guanti in lattice, usate vinile o nitrile. In modo particolare, se avete delle allergie respiratorie, non usateli proprio, insomma assolutamente l’uso di altri tipi di guanti è indicato. Ancora una cosa da ricordare: è possibile sapere se siete allergici ai guanti al lattice facendo un prick test, che è un test molto semplice che facciamo nell’avambraccio. Noi mettiamo una goccia di allergene e poi l'avambraccio is bitted, in modo superficiale con una small scalpel specific. Dopo venti minuti possiamo vedere se si sviluppa un ponfo a questo livello. Questo determina la possibilità di valutare se una persona è sensibilizzata al lattice e quindi è chiaro che diventa necessario evitare l’uso di questi dispositivi di protezione. In alternativa al prick test, possiamo eseguire il dosaggio delle IgE specifiche nel siero, perché questa è una allergia IgE mediata, quindi di primo tipo secondo la classificazione di Gell e Coombs e quindi è facilmente rilevabile nel siero delle persone, quindi è facile anche indagare questa allergia. All’Università di Trieste, normalmente i lavoratori che sono esposti a lattice eseguono nel corso della prima visita medica anche dei test allergici per valutare se sono già sensibilizzati al lattice, a che sostanze sono allergici, e questo permette di dare delle indicazioni preventive molto precise.

Ancora una cosa da dire sui guanti. Abbiamo parlato di disturbi di tipo respiratorio e di orticaria, quindi disturbi immediati, che insorgono molto rapidamente dopo l’uso del guanto e spariscono abbastanza rapidamente dopo averli tolti, ma ci possono anche essere  disturbi cutanei da guanti che sono mediati da un’altra serie of mediatori e che riconoscono una genesi di tipo linfocito mediato. Questo tipo di allergie sono allergie cutanee, they determinano una dermatite allergica da contatto, un eczema in pratica, quindi a livello della zona di contatto compare un arrossamento, un eritema, un gonfiore con prurito, la formazione di papule, e anche di micro vescicole nella zona di contatto. Questa è un’allergia lenta, normalmente insorge dopo alcuni giorni dal contatto con la sostanza e ci mette due, tre settimane per andare via anche se normalmente la curiamo con una crema cortisonica va via in maniera più veloce, però ci mette diversi giorni. Questa allergia è legata agli additivi presenti nella gomma, nei guanti di gomma. Essi sono additivi chimici, sono tiurami, carbammati, mercaptobenzotiazoli, derivati delle ammine, parafenilen diammine, e miscela, che sono usati per rendere il guanto più elastico. Cosa succede quando la persona usa i guanti per molte ore al giorno? Questi additivi possono essere rilasciati sulla pelle, essi penetrano a livello dell’epidermide e qui essi inducono una reazione allergica che è una reazione a due step. Abbiamo una fase di sensibilizzazione che di solito avviene entro il primo o il secondo anno dall’uso e una fase invece di “scatenamento” della dermatite che avviene almeno quindici giorno dopo la prima volta. In questo senso insorgono prurito, papule, vescicole, come vi ho detto prima, arrossamento e gonfiore persistente, di solito due giorno dopo il contatto, quindi qualche volta la persona non è abile a identificare bene l’agente che può essere scatenante. Esse sono reazioni che restano nella sede di contatto e che non diventano diffuse a tutto il corpo e quindi esse sono reazioni molto più benigne rispetto al guanto di lattice. Cerchiamo di avere dei guanti a basso contenuto di agenti sensibilizzanti, però proprio per renderli elastici quasi tutti i guanti ne hanno in piccole quantità. Cosa fare in questo caso? Normalmente il guanto che dà meno allergie di questo tipo resta il guanto di poli vinile che effettivamente è un po’ meno elastico degli altri e esso ci dà meno problemi. Anche il guanto di nitrile, che dà meno problemi di allergia al lattice ha comunque questi additivi. Possiamo richiedere dei guanti senza additivi però, quasi tutti i guanti di questo tipo hanno additivi; noi possiamo fare la prevenzione semplicemente facendo attenzione: se capita un’eruzione cutanea, è necessario segnalarla all'occupational doctor per fare gli accertamenti e quindi identificare il guanto migliore. Di solito una buona prevenzione può essere quella di usare un "sotto guanto" in cotone ad esempio. Quando it è consigliato? Quando avete già avuto una dermatite per un qualunque altro motivo. Se avete avuto una dermatite in passato, vuol dire che siete un po’ più suscettibili e quindi il "sotto guanto" in cotone potrebbe essere una prevenzione ulteriore. E ovviamente il guanto va usato solo quando serve per fare alcune attività specifiche, però nelle altre condizioni è opportuno usarlo il meno possibile.

Anche per questa allergia ritardata, è possibile fare degli accertamenti diagnostici, in questo caso facciamo dei patch test. Sono dei cerotti da mettere sulla schiena - qui ne ho portato uno di esempio - noi mettiamo degli apteni già standardizzati a questo livello su questi dischetti di alluminio, noi li mettiamo sulla schiena, li togliamo dopo quarantotto ore e noi facciamo la lettura a 76 o 96 ore. Cosa succede? A 72 o 96 ore una chiazza di dermatite sulla schiena, simile alla dermatite sulle mani, si forma . A quel punto abbiamo identificato qual è la sostanza a cui siamo allergici e noi cerchiamo di usare e di dare dispositivi  di protezione senza questa sostanza, andando a valutare la presenza o meno di questi additivi nelle schede tecniche di sicurezza of guanti. Spesso dobbiamo chiedere alla ditta produttrice perché, gli additivi presenti in concentrazioni inferiori all’1%, non sempre vengono dichiarati. E quindi questo ci aiuta nella diagnosi. Comunque la prevenzione è importante e la prevenzione è fatta proprio ponendo attenzione intanto a curare bene le nostre mani. Gli apteni passano se la cute è rovinata. La prima cosa quindi è idratare molto bene le mani e la cute in generale, per mantenere il film idrolipidico cutaneo integro e questo evita la penetrazione dei vari apteni. Quindi, la prevenzione che possiamo fare è giorno dopo giorno con la cura delle mani, evitando tutti quegli agenti particolarmente irritanti che possono alterare il film idrolipidico e permettere un maggior passaggio di apteni e di sostanze allergizzanti.

Sostanze chimiche incompatibili.

Sostanze chimiche incompatibili sono quelle sostanze chimiche che possono reagire tra di loro violentemente, e in genere lo fanno producendo una grande quantità di calore, oppure possono reagire formando dei composti, dei prodotti infiammabili o, peggio ancora, dei prodotti tossici. Qualche esempio: mescolando un acido e una base si ottiene un sale che di per sé potrebbe non essere pericoloso, ma la reazione è talmente esotermica, cioè produce calore, da provocare in certi casi addirittura la rottura of contenitori. Altri esempi di sostanze incompatibili è to mescolare  un composto infiammabile con il comburente, allora si può avere uno sviluppo di incendio. E ancora, composti infiammabili con composti tossici possono sviluppare vapori tossici.

Quindi, vista l’incompatibilità di alcuni composti chimici è essenziale leggere nella voce numero 7 della material scheda di sicurezza, la manipolazione, lo stoccaggio, l’incompatibilità della sostanza con le altre. Gli armadi in un laboratorio devono quindi contenere separatamente gli acidi, le basi, i composti infiammabili e i composti tossici.

 

It is necessario prestare particolare attenzione quando si mescolano le sostanze che possono essere non compatibili fra di loro. Per esempio, gli acidi e le basi, soprattutto se concentrati e se forti, possono dare origine a delle reazioni chimiche che possono essere fortemente esotermiche. Questo è per esempio il caso dell’acido cloridrico e dell’idrossido di ammonio, che  formano il cloruro di ammonio volatile, quindi anche se non si trovano necessariamente nello stesso contenitore, anche i loro vapori possono reagire e dare prodotti che sono potenzialmente tossici. Quindi bisogna stare attenti a questo problema anche quando le sostanze vengono stoccate all’interno degli armadi. E’ comodissimo, ovviamente, mettere le sostanze chimiche in ordine alfabetico, ma questo non è certo il metodo migliore per tenerle immagazzinate. Acidi e basi devono essere necessariamente separati e la separazione deve essere fisica. Nei chemical laboratori, ci sono infatti cabinets costruiti a norma di legge (sono armadi lock box) che devono essere resistenti alla corrosione e dove gli acidi e le basi sono separati.

L’attività in un laboratorio chimico produce inevitabilmente dei rifiuti. I rifiuti possono essere solidi o liquidi e vanno smaltiti correttamente. Essi non vanno assolutamente scaricati nella fogna o abbandonati nell’ambiente. Se abbiamo a che fare con dei rifiuti solidi questi non vanno gettati nel normale cestino delle immondizie (nel sacco nero), ma vanno raccolti in dei bidoni blu che hanno delle particolari ghiere e che sono etichettati in modo particolare e in queste bidoni possono essere raccolti tutte le carte da filtro sporche di solido, i guanti sporchi, le pipette inquinate, e tutto ciò che di solido e sporco c’è in un laboratorio chimico. Per quel che riguarda i rifiuti liquidi, noi non bisogna assolutamente buttar nulla giù per il lavandino, ma raccogliere in apposite taniche che devono essere classificate e devono essere etichettate; in genere si separano per esempio i solventi clorurati dai solventi non chlorinated, perché devono essere poi smaltiti in modo diverso. E l’ultima cosa importantissima è sapere il rifiuto che si sta smaltendo per evitare di farlo venire in contatto con sostanze incompatibili, quindi non mescolare i rifiuti liquidi a caso, ma tenere, sapere la composizione del rifiuto in modo da trattarlo correttamente.

 

«Un altro incidente di cui sono stata testimone è stato uno che, secondo me, è piuttosto classico perché solitamente nei laboratori o sotto le chimiche cappe there ci sono  bottiglie con poche informazioni, dove solitamente c’è scritto “waste” (scarico) e dove si buttano gli waste degli esperimenti. Questa informazione è così vaga e non permette di capire cosa c’è dentro e quindi è successo che uno studente ha poured un componente contenente degli acidi e il successivo studente ha versato invece un’altra soluzione contente basi. E quindi egli ha richiuso la bottiglia come scarico, la reazione è molto rapida e violenta (si formano vapori) e la bottiglia è esplosa e il pericolo sono non soltanto ovviamente i vetri della bottiglia, ma anche l’acido e la base che ne escono con impeto e travolgendo chi c’è vicino.»

«Questo episodio  capitato, per non conoscenza del concetto di incompatibilità tra sostanze chimiche, parecchi anni fa appunto nel dipartimento, quando, per compattare i rifiuti chimici liquidi, è stato effettuato  il mescolamento in un unico contenitore, però una sostanza tossica si deve essere originata , ancora io non si sa quale sia, e in pratica tutto il laboratorio, tutto il piano di competenza è stato impestato dalla sostanza chimica, probabilmente tossica, tanto che i pompieri sono arrivati e hanno ordinato l’immediata evacuazione del dipartimento.»

Anche a casa questo può essere un problema. Purtroppo si sente spesso di incidenti domestici che avvengono perché sotto l’acquaio a casa si mettono i detersivi e anche le bevande. E allora può succedere che si è disattenti e si tira fuori la bottiglia da mettere sul tavolo, e invece to che esserci  l’acqua, ci può essere all’interno ad esempio la varechina. E di questo purtroppo spesso si sente.

It is necessario stare attenti, come si dice, a “non dare mai da bere to acido”, soprattutto se si tratta di acido solforico. Questo vuol dire che, se si vuole diluire l’acido solforico, si deve prima introdurre l’acqua nel recipiente e solo successivamente, goccia a goccia, aggiungere l’acido solforico agitando. La motivazione è la seguente: la reazione di diluizione dell’acido solforico concentrato è una reazione fortemente esotermica: questo significa che in un tempo molto breve la soluzione raggiunge temperature superiori ai 100°C. Questo provoca facilmente degli squirts di acido che, anche se diluito, possono essere però estremamente pericolosi, soprattutto se vengono a contatto con gli occhi. La temperatura raggiunta dalla soluzione può essere superiore ai 100°C e questo fa sì che la soluzione possa facilmente evaporare, ma anche soprattutto schizzare.

Altro problema importantissimo è l’ordine in laboratorio. Un laboratorio chimico disordinato, può essere un laboratorio pericoloso per motivi più vari possibili. Il primo è che si possono urtare inavvertitamente i recipienti e versare i reattivi che poi possono essere pericolosi sia perché di per sé lo sono sia perché si possono mescolare, producendo a loro volta prodotti pericolosi. Inoltre la ricerca di recipienti o di libri diventa complicata in un laboratorio disordinato.

Tutti i reattivi e le boccette dei reattivi devono essere obbligatoriamente etichettati. Se un recipiente non possiede un’etichetta, il suo contenuto non deve essere assolutamente adoperato. Se non sappiamo cosa c’è all’interno, non lo dobbiamo adoperare. Inoltre, anche se in un recipiente c'è un prodotto che sembra essere adatto all’alimentazione, per esempio se in un recipiente c'è saccarosio, il comune zucchero da cucina, non può essere adoperato. Non lo possiamo adoperare per sostanzialmente due motivi: il primo perché non saremo mai certi che, in quel recipiente c'è saccarosio veramente : se qualcun altro in laboratorio ha manomesso l’etichetta o ha consumato il prodotto sostituendolo con un altro, noi non lo  sappiamo. Il secondo perché, se anche il prodotto esattamente fosse quello previsto, noi non sappiamo se qualcun altro ha usato una spatola per raccogliere il prodotto, per prelevare il prodotto che magari era sporca di qualche cos’altro, tossico.

Il bruciatore di Bunsen sicuramente è uno degli attrezzi più adoperati una volta nei laboratori. It Serviva per riscaldare qualunque tipo di recipiente per qualunque reazione chimica. Oggi il bruciatore di Bunsen non è più adoperato per la pericolosità generata dalla fiamma, che ha una temperatura molto elevata. Soprattutto se dobbiamo riscaldare delle sostanze infiammabili, può accadere che si possa generare un piccolo incendio. Adesso, se si usano piccole quantità, l’incendio è circoscritto e quindi si può facilmente estinguere con una specie di “vetro d’orologio”, tuttavia oggi non è più il caso di adoperare il bruciatore di bunsen, è meglio quindi adoperare delle piastre elettriche o dei riscaldatori a forma di shell con fondo sfericoLe piastre elettriche spesso hanno anche un agitatore magnetico, quindi adempiono a due funzioni, e vengono usate quando i recipienti hanno fondo piatto. Il shell invece può essere adoperato quando si usano dei volumetric flask, quindi con fondo sferico con una safety che sicuramente è molto più elevata di quella che si aveva quando si usava il bruciatore di bunsen.

You bisogna enter in un laboratorio conoscendo già, almeno parzialmente, la teoria. Cioè bisogna anche aver frequentato lessons dove lo studente deve apprendere dal docente che cosa si deve fare in laboratorio. Questo per limitare ovviamente gli incidenti e i pericoli che possono nascere dall’uso improprio delle sostanze e delle apparecchiature. Ora, in laboratorio  si potrà perfezionare l’uso di un’apparecchiatura, ma almeno, è necessario prima conoscerne i principi di funzionamento,  questo per limitare ovviamente le possibilità di incidenti. Inoltre, non ha senso, come si legge qualche volta sui giornali, dire: “Persona ustionata da un pericoloso acido: la soda caustica!”. E’ ben noto che la soda caustica non è un acido. Purtroppo, talvolta questo si legge sui giornali o si sente in televisione. Attenzione, i reattivi chimici di per sé potrebbero anche non essere sostanzialmente troppo pericolosi, ma quando vengono mescolati possono dare delle reazioni chimiche in cui la pericolosità aumenta. Un esempio classico è quello di mescolare un acido forte e una base forte: si forma un sale, potrebbe non essere tossico, le due sostanze originali potrebbero non essere particolarmente pericolose, ma se la reazione per esempio è esotermica si possono sviluppare un gas, del liquido può squirt per esempio in faccia, quindi attenzione quando e quanto si mescolano, ai recipienti che vengono adoperati, attenzione a non entrare in laboratorio a divertirsi e basta. E’ vero che il laboratorio è divertente, il laboratorio è più divertente che studiare sui quaderni, ma può essere una zona in cui c’è elevato pericolo. Attenzione quindi a entrare in un laboratorio sapendo quello che si va a fare e non prendendo mai iniziative isolate senza avvertire il docente prima e senza avere il suo permesso.

Apparecchiature UV, Marina Zacchigna, docente

Un altro pericolo del laboratorio, anziché quello chimico, può essere anche quello di tipo fisico. E in questo contesto, la radiazione elettromagnetica, la radiazione ottica, è importante perché dà dei danni di tipo fisico. La radiazione che viene utilizzata in laboratorio è la radiazione UV-visibile. UV-visibile in quanto ha una lunghezza d’onda che va dai 400 ai 100 nm. Lo studente in laboratorio, utilizza molto la lampada di Wood, che è una lampada a raggi UV. I raggi UV sono tossici per l’organismo in quanto possono penetrare a livello della cute in cui danno origine a degli eritemi, oppure possono provocare anche dei danni maggiori, se vi è una grande esposizione, possono provocare perfino dei tumori alla pelle. Ma oltre al livello cutaneo, i danni possono anche colpire l’occhio, soprattutto la cornea. La protezione è importante. Può essere il vetro (si sa che attraverso il vetro i raggi UV non passano, altrimenti dietro una finestra di vetro noi ci potremmo abbronzare) e quindi, se usate la lampada di Wood, utilizzare gli occhiali. Chi porta gli occhiali può utilizzare i suoi occhiali avendo solamente le lenti infrangibili, chi non ha le lenti infrangibili deve utilizzare gli occhiali di sicurezza sopra i suoi occhiali. Le lenti a contatto, che ultimamente sono ammissibile in laboratorio, non sostituiscono il vetro di una lente di occhiale normale, quindi possono essere utilizzate però sempre indossando degli occhiali di sicurezza, anche in presenza di una lampada di Wood. Voi dovete sempre proteggervi la cute con il lab camice e i guanti. Mi raccomando, quando utilizzate la lampada di Wood, potete, inserire la lastrina cromatografica al di sotto della lampada. I UV-visibili raggi sono anche utili per la caratterizzazione di sostanze chimiche. Per la caratterizzazione viene usata una strumentazione; una strumentazione, molto impiegata in laboratorio è uno spettrofotometro UV-visibile. In questo caso il ray non è direttamente all’esterno, ma è tutto nascosto, in quanto viene inscatolato all’interno dello strumento. Vi raccomando, per vedere se ci sono malfunzionamenti dello strumento, spegnetelo prima di sollevare il coperchio, per vedere se la UV- visibile lampada è bruciata o no.

Etichettatura, Pierluigi Barbieri, docente

Buongiorno, la pratica nel laboratorio è una dei fondamenti nella formazione dei chimici e rappresenta poi un pilastro anche nell’attività professionale, sia essa nel mondo della ricerca che nel mondo nell’industria. Durante la pratica in laboratorio possiamo venire in contatto e impiegare sostanze, con caratteristiche e reattività che possono essere estremamente variabili. Alcune di queste sostanze presentano una pericolosità intrinseca che dobbiamo conoscere per poterle trattare in maniera adeguata. In generale questa pericolosità può essere connessa a caratteristiche di tipo fisico come infiammabilità delle sostanze piuttosto che addirittura esplosività o corrosività. Alcuni elementi di pericolosità sono connessi ai possibili effetti sulla salute: vi è la possibilità che queste sostanze siano irritante piuttosto che sensibilizzante o addirittura mutagene o cancerogene. La conoscenza  e la classificazione delle sostanze è prevista da regolamenti promossi dalla comunità europea, come ad esempio il regolamento 1272 del 2008 che è noto come CLP, che è una sigla che indica classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze chimiche piuttosto che delle miscele di sostanze, che è uno dei fondamenti per riconoscere in maniera univoca le tipologie di pericolo. Su questo argomento ci sarà una presentazione successiva della dottoressa Bisiacchi. La pericolosità è soltanto uno degli elementi di cui tenere conto, poi l’aspetto importante è evaluate l’esposizione a queste sostanze. Un operatore formato e con esperienza, può trattare senza patemi d’animo sostanze che hanno anche una loro pericolosità. Infatti è importante l’impiego di dispositivi di protezione collettiva, come l’aspirazione attraverso l’impiego di chimiche cappe. Ovviamente anche i dispositivi di protezione individuale costituiscono un presidio che minimizza o addirittura esclude l’esposizione a questi pericoli. Quindi i rischi, a esposizione controllata, veramente sono minimi. L’attenzione però deve essere sempre alta, in quanto abbiamo avuto evidenza da casi, che fortunatamente non sono capitati nel nostro territorio, che piccole e ripetute disattenzioni hanno portato anche ad esiti di salute importanti, fino ad essere addirittura esiziali. L’esposizione a solventi avvenuta nel passato ha portato anche a malattie professionali per chi è stato esposto  a questo genere di solventi. Si ricorda anche in contesto universitario appunto una serie di eventi luttuosi che sono ad esempio successi all’università di Catania. L’attenzione deve essere elevata, ma it non bisogna avere assolutamente timore, una cosa importante è informarsi, rimanere aggiornati e seguire appunto i corsi di education sulla sicurezza. Immaginate che alcune sostanze di uso comune, come gli indicatori acido-base, come la fenolftaleina, tempo addietro erano impiegati ordinariamente per evidenziare delle reazioni, ora sono invece oggetto di attenzione e noi bisogna assolutamente aggiornarsi con  le migliori conoscenze nel campo.

Per concludere, l’aspetto assolutamente rilevante è quello di conoscere le sostanze con cui trattiamo, che dovremmo trattare; a questo scopo la cosa importante è andare a leggere l’etichetta in tutti i recipienti che le contengono, per poi eventualmente approfondire la conoscenza delle sostanze andando a recuperare le schede di sicurezza che ci danno tutte le informazioni per trattare in maniera adeguata le sostanze nel loro impiego normale, e poi addirittura per saper come eventualmente smaltirle. Ovviamente se avete qualsiasi dubbio, riferitevi ai vostri istruttori o professori e rimanete aggiornati sulla conoscenza di queste tematiche, andando a mantenere una education di tipo continua nel corso di tutta la vostra carriera anche professionale.

«Un altro aneddoto invece, riguarda sempre la mia inesperienza: il non aver guardato l’etichetta o, ancora meglio non aver letto la scheda di sicurezza di un prodotto chimico. Dovevo usare la piridina e senza pensare a che rischi io potevo have, come andava manipolata, cosa bisognava fare, quali erano le misure di precauzione da prendere, ho praticamente aperto la bottiglia,  in aria, senza aprirla sotto chemical cappa, senza indossare una maschera o dei guanti. La piridina è una sostanza che, ho scoperto poi, era abbastanza nociva; praticamente ho “impestato” il laboratorio, quindi ho ordinato immediatamente a tutti i miei compagni presenti di uscire e di arieggiare e mantenere le finestre del laboratorio aperte per diluire la sostanza  inquinante, che mi ha dato un po’ di fastidio poi nelle ore successive, un po’ di giramento di testa, senso di nausea e così via, niente di grave comunque.»

pittogrammi e material schede di sicurezza

A questo punto, sorge il problema di classificare e definire esattamente gli agenti chimici pericolosi. Nel 2009 è entrato in vigore nell’Unione Europea, il nuovo regolamento denominato CLP che ci permette di classificare ed etichettare tutte le sostanze e le miscele pericolose in un modo uguale per tutti i paesi della Comunità Europea. Questo è stato dettato dal fatto che fino a questo momento la stessa sostanza, ugualmente pericolosa, veniva classificata in modo diverso a seconda del paese in cui veniva prodotta o utilizzata. In questo modo lo scopo è quello di “parlare la stessa lingua”, cioè di far capire a tutti la pericolosità dell’agente chimico indipendentemente dal luogo dove ci troviamo.

Questo nuovo regolamento CLP è in accordo con un regolamento denominato GHS, sviluppato dall’ONU, che permette di assegnare in tutto il mondo la stessa pericolosità alla stessa sostanza, così ad esempio c’erano casi per cui in Canada un composto veniva definito tossico e in Cina non era pericoloso e questo ovviamente non è corretto e questo nuovo regolamento dovrebbe evitare proprio questo tipo di problemi.

Vediamo quali sono i principali cambiamenti apportati dal regolamento CLP.

Innanzitutto una soluzione composta da una o più sostanze non è più detta preparato, ma miscela. Poi le sostanze non sono più suddivise in categoria di pericolo (come erano una volta e ce n’erano 15 di categorie di pericolo), ma sono suddivise in 28 classi di pericolo. A sua volta ogni classe di pericolo viene poi suddivisa in altre categorie. Le indicazioni di pericolo sono sostituite da un’avvertenza che può essere data con due parole: pericolo, per quelle sostanze molto pericolose, o attenzione per le sostanze appartenenti a categorie di rischio meno pericolose. Un’altra cosa importante è ricordare che una volta c'erano le frasi di rischio R. Queste frasi di rischio vengono sostituite con delle indicazioni di pericolo che sono le frasi H. Ogni indicazione di pericolo corrisponde ad un codice alfanumerico, composto dalla lettera H seguita da tre numeri. Il primo numero indica il tipo di pericolo e i due numeri successivi invece corrispondono all’ordine sequenziale di definizione. Poi le frasi di prudenza, le frasi S, sono sostituite con dei consigli di prudenza, dette frasi P. Ogni consiglio di prudenza corrisponde ancora ad un codice che inizia con la lettera P ed è seguita da tre numeri: ad esempio il numero 1 indica precauzione generale, 2 precaution preventiva, 3 precauzione di reazione, 4 precauzione di stoccaggio, 5 precauzione di smaltimento.

 

Stiamo vedendo adesso delle etichette che sono poste su bottiglie di sostanze chimiche, contenitori. In questo momento nel mercato, ci sono etichette di sostanze con simboli di vecchio ordinamento, cioè precedente al regolamento Reach-CLP, e, come potete vedere, sono simboli di forma quadrata, su sfondo arancione con il simbolo disegnato in nero In questo momento vediamo il simbolo del corrosivo, quindi acidi o basi che a contatto con la mano o con altri materiali possono “bruciare”, possono portare ustioni. I simboli successivi, sono il simbolo infiammabile e la croce di S. Andrea che indica nel vecchio ordinamento che la sostanza è nociva, è irritante e sensibilizzante. Nel nuovo regolamento CLP it non esiste più. L’etichetta successiva, sempre del vecchio ordinamento, riporta il simbolo del combustive agent, quindi questo, cerchio con la fiamma, un simbolo del teschio che significa che la sostanza è tossica; questo teschio è un po’ angosciante perché sembra sorridere e poi ecco  il vecchio simbolo  of ecotossicità, cioè la sostanza inquina l’ambiente.

Vediamo invece i nuovi simboli e i nuovi pittogrammi dopo il regolamento Reach-CLP. Alcuni sono molto similari al vecchio sistema, ma nuovi simboli sono stati inseriti . Come vedete, la differenza è nella forma: invece, una forma a rombo, con il bordo rosso, lo sfondo è bianco e l’immagine è sempre nera. In questa etichetta, vediamo il simbolo infiammabile. In basso a sinistra, il simbolo invece del punto esclamativo che indica che il pericolo è un pericolo generico, successivamente c’è sempre l’ecotossicità, in alto a destra troviamo invece l’immagine a mezzo busto dell’uomo che indica invece che la sostanza è tossica a lungo termine, è cancerogena e mutagena. In basso a destra vedete ancora questo nuovo simbolo che in realtà non riporta alcun tipo di immagine, quindi noi non abbiamo una visione subito immediata, ma riporta delle lettere e delle frasi “NO GHS SYMBOL”, dove per questo tipo di sostanza è importante verificare ulteriori pericoli nella material scheda di sicurezza. In Nell’etichetta, che vediamo in questo momento, io vi mostro il simbolo del corrosivo che, come vedete, l’immagine precedente a quella del vecchio ordinamento, ma con la forma a rombo. Questa è una successiva etichetta, che simboleggia e mette insieme tutto quello di cui abbiamo parlato.

E’ estremamente importante verificare e controllare l’etichetta. It is buona norma di laboratorio to tener conto di quando si sono aperte le sostanze, perché alcune sostanze possono nel tempo cambiare le proprie caratteristiche chimico-fisiche, quindi, ad esempio, sostanze che dall’ambiente ricevono acqua, e quindi non sono più anidri e possono deteriorarsi oppure sostanze che a contatto con l’acqua, ad esempio, possono diventare pericolose. Quindi, è una buona norma tener conto dell’apertura e delle date di scadenza, che eventuali case straniere, non italiane, riportano nella loro etichetta. Ogni sostanza chimica deve sempre essere allegata material scheda di sicurezza. E’ un obbligo di legge averla in laboratorio, è buona prassi di laboratorio e soprattutto ogni operatore che si usa la sostanza deve leggere le sue caratteristiche all’interno della scheda. La material scheda di sicurezza è fatta di sedici punti, all’interno trovate tutte le informazioni relative anche alla sicurezza, a eventuali sversamenti, a come la sostanza può essere smaltita e tutte le caratteristiche nei riguardi dell'ambiente, come deve essere stoccata e tutte le informazioni di sicurezza necessarie all’uso della stessa. Si può avere in forma paper o in forma elettronica ed è importante averla, leggerla attentamente e richiederla qualora non la si trovasse. Il supervisor del laboratorio è obbligato a fornirla.

Importantissima è la material scheda di sicurezza. La material scheda di sicurezza accompagna qualunque composto chimico che entri in un laboratorio. Essa è suddivisa in 16 voci, ma sostanzialmente le informazioni che troviamo in questa scheda di sicurezza sono: l’identificazione del composto, o di ogni ingrediente di un’eventuale miscela di composti, e soprattutto tutte le caratteristiche, le proprietà chimico fisiche delle sostanze che troviamo, la stabilità e la reattività, che sono informazioni importantissime. Una volta identificato il composto, quindi sappiamo con che cosa abbiamo a che fare, nella material scheda di sicurezza è riportato cosa fare in caso di emergenza, quindi la material scheda di sicurezza andrebbe letta prima, in modo da sapere nel momento del pericolo come agire, avendolo già letto prima nella scheda. In the material scheda di sicurezza sono riportate quindi le misure di primo soccorso, le misure antincendio, e i provvedimenti da prendere in caso di dispersione accidentale. Un altro punto importantissimo che troviamo in una material scheda di sicurezza è come manipolare e immagazzinare il composto, ci dice i dispositivi di protezione individuale che dobbiamo indossare per manipolare questo composto e anche come va immagazzinato, cioè se deve essere tenuto lontano da altri composti con i quali potrebbero reagire. E poi tutta una serie di altre informazioni tossicologiche, ecologiche, osservazioni per lo smaltimento e così via.

armadi

Abbiamo finito la nostra attività lavorativa e ci accingiamo a riporre le nostre sostanze e i nostri prodotti chimici negli cabinets corretti. Dobbiamo chiudere attentamente il tappo perché, chi  dopo di noi userà la sostanza deve essere sicuro che il tappo è chiuso, e quindi la sostanza all’interno non può rovesciarsi, cosa tipica che avviene. Leggiamo attentamente i simboli di pericolosità, i pittogrammi, che troviamo sull’etichetta della bottiglia. Il prodotto in questione è corrosivo e infiammabile, decidiamo di riporre la nostra bottiglia  in cabinet dei corrosivi. The cabinet  che vedete è aspirato, quindi alla fine del condotto c’è un motore di aspirazione. I ripiani hanno i bordi rialzati per contenere, per non far rovesciare le bottiglie e i barattoli riposti. L’ultimo ripiano ha un bordo più alto per la raccolta di eventuali sversamenti che potrebbero verificarsi dai piani superiori, e the cabinet è fatto apposta affinché si possa avere una visione chiara dei contenuti. Fuori avete visto il simbolo di corrosivo. E’ buona norma in laboratorio, è estremamente necessario sapere che cosa contiene quell’armadio e quindi in laboratorio un elenco aggiornato delle sostanze che dentro sono contenute sarà sempre disponibile.

L’armadio di sicurezza per infiammabili è un armadio simile a quello precedente che abbiamo visto, ha però la caratteristica di avere degli spessori molto più grossi, sempre con i ripiani con il bordo contenitivo e l’ultimo ripiano ha un bordo più alto per contenere eventuali sversamenti provenienti dai piani superiori, non ha l’aspirazione, ha tutta una serie di guarnizioni che sono state create proprio per mantenere l’eventuale incendio, che potrebbe verificarsi all’interno, per 120 minuti e nell’arco di quel tempo le guarnizioni non vengono toccate. E’ un importante cabinet, it pesa circa sui 400 kg, può stoccare una notevole quantità di sostanze e anche per this armadio va tenuto conto di un elenco aggiornato delle sostanze contenute. In questo cabinet non devono mai inserite altri tipi di sostanze, se non quelle per cui l’armadio è stato creato.

Il nostro operatore preleva ora from cabinet degli acidi e delle basi una base. Come vedete, questo è un tipo di armadietto in cui gli acidi e le basi sono ben specificate coi simboli di pericolo. L’armadietto è un tipico armadietto da mettere sotto chemical cappa, l’operatore in questo momento is indossa delle scarpe non idonee per l’uso del laboratorio e tanto meno per l’uso di acidi, l’operatore legge l’etichetta per verificare quello che deve prelevare e si accorge che mentre egli sta prelevando la base che gli serve, ha trovato all’interno una bottiglia di acido. Questo assolutamente è un errore che non deve verificarsi in laboratorio, acidi e basi non devono essere mescolati perché essi originano reazione esotermica con fumi assolutamente pericolosi e corrosivi per l’operatore che apre l’armadio. Quindi, l’operatore rimette a posto l’acido nel suo spazio e preleva la sostanza che  interessa. Come vedete, questo armadietto ha una parete di separazione tra acidi e basi, proprio perché appunto, essi non devono essere mescolati. Anche questo armadio ha un minimo di ripiano contenitivo per eventuali sversamenti. L’operatore controlla se ci sono altri errori all’interno dell’armadio e adesso potrà iniziare la sua attività lavorativa, sotto chemical cappa ovviamente perché gli acidi originano fumi e quindi bisogna assolutamente avere un sistema di aspirazione.

Aerodispersi (nebbie, oli, vapori, polveri, fumo, ecc.)

Buongiorno, quest’oggi tratteremo il tema delle sostanze aerodisperse che possiamo incontrare nella pratica di laboratorio. Nello studio e nella pratica professionale il chimico, può manipolare o produrre delle sostanze, che vengono disperse in atmosfera. Queste possono essere sia polveri, fumi o nebbie oppure anche sostanze gassose, quindi aeriformi. Questo avviene sia dovendo trattare dei reagenti allo stato gassoso oppure c’è la possibilità che le sostanze si formino a seguito di reazioni. Non tutte le sostanze che si formano sono pericolose, ma alcune di queste devono essere avere assolutamente controllate. Dobbiamo avere consapevolezza di quella che è la natura delle sostanze a cui andiamo incontro nella pratica di laboratorio, e per questo ovviamente la consapevolezza deve portarci a conoscere bene i reagenti, le reazioni, piuttosto che quelli che saranno i prodotti, quindi una pianificazione attenta, prima di entrare in laboratorio, è di grandissima importanza. A questo scopo ovviamente la lettura della scheda di sicurezza dei materiali è assolutamente imprescindibile, poi gli ambienti in cui andiamo ad operare devono essere adeguati. Per quanto riguarda le polveri, ovvero sostanze solide che vengono veicolate dall’aria, queste sono caratterizzate sostanzialmente dalle loro dimensioni, oltre che dalla composizione delle stesse. Le polveri hanno la caratteristica di sedimentare a seguito appunto della forza di gravità e queste sostanze ci mettono più o meno tempo per depositarsi. Alcune sostanze non devono assolutamente entrare in contatto con il nostro apparato respiratorio e per questo l’attenzione è ai dispositivi di protezione collettiva, ovvero le chemical cappe o l’areazione degli ambienti. Le chemical cappe possono essere come questa che vedete oppure diciamo focalizzate, orientate sull’ambiente di lavoro. Qualora i dispositivi di protezione collettiva non siano sufficienti a minimizzare i rischi, abbiamo la necessità di ricorrere poi ai dispositivi di protezione individuale, che vedremo più innanzi.

E' importante che le chemical cappe funzionino, ovvero che il tiraggio sia adeguato,  a non disperdere nell’ambiente del laboratorio le sostanze presenti all’interno della cappa chemical . E per questo esistono degli strumenti (degli anemometri) che vengono impiegati per valutare appunto il flusso, espresso in metri al secondo, secondo delle procedure specifiche per valutare appunto che il tiraggio, ovvero suction, sia adeguato e la chemical cappa sia funzionante. Se il motore non funziona adeguatamente, se i filtri non vengono adeguatamente poi sostituiti il tiraggio e la dispersione di quanto è presente nell’ambiente di reazione sotto chemical cappa non è adeguatamente gestito. Quindi, devono esserci delle chemical cappe che devono funzionare bene; con questo dovete assicurarvi sostanzialmente con il responsabile del laboratorio che deve garantire che il tiraggio sia adeguato. Abbiamo detto dell’importanza di avere consapevolezza delle reazioni che state incontrando o mettendo in opera nella sessione di laboratorio, ovviamente a seconda se i prodotti aerodispersi siano gassosi oppure in forma di aerosol: parliamo di aerosol, polveri, fumi o nebbie I fumi sono sostanzialmente sostanze solide, di dimensioni inferiori ai 0.5 micrometri e si formano usualmente per ri condensazione a seguito di vaporizzazione di solidi. Le nebbie invece sono costituite da goccioline di sostanze che a temperatura ambiente sarebbero liquide e vengono in qualche maniera evaporate o nebulizzate. Conseguentemente possiamo avere nebbie sia di tipo inorganico, qualora il riscaldamento di qualche acido può formare addirittura delle nebbie acide, oppure anche dispositivi come lubrificanti all’interno di apparati che richiedono lubrificazione possono riscaldare gli oli e formare nebbie di oli, quindi sostanze organiche. Qualora appunto ci sia presenza di queste sostanze, queste vanno adeguatamente sucked, dove è possibile, e nel caso appunto in cui si sappia che c’è una persistenza di queste sostanze devono essere impiegati i dispositivi di protezione individuale (D.P.I.). Per quanto riguarda le polveri, si impiega una tipologia di dispositivi di protezione individuale per l’apparato respiratorio, maschere specifiche per polveri. Quelle che vengono più comunemente impiegate nei laboratori hanno questa forma e devono aderire in maniera ottimale al profilo del volto, quindi ci deve essere una buona aderenza: una maschera non  aderente permette l’ingresso delle sostanze aerodisperse nel nostro sistema respiratorio, sicuramente con le vie aeree superiori; nel caso invece che le sostanze aerodisperse siano di tipo gassoso, maschere di tipo diverso sono necessarie. It is assolutamente importante sapere se il problema può essere costituito da sostanze presenti in forma di aerosol o in forma di gas, in quanto le maschere che si impiegano sono di tipo diverso. Se ci sono polveri e noi impieghiamo una maschera  per gas, non c’è assolutamente protezione; se ci sono gas e noi mettiamo una maschera per polveri, noi non abbiamo ugualmente protezione, è come non avere il dispositivo di protezione individuale. In particolare, per quel che riguarda i gas, si può trattare di sostanze chimiche di tipo diverso e quindi, richiedono dei filtri, quindi delle sezioni, in grado di bloccare specificamente la classe di sostanze. Quindi, se avessimo dei solventi organici, abbiamo la necessità di avere delle maschere che bloccano i solventi organici, queste maschere hanno, oltre che una sigla che in genere è la A, un colore per quel che riguarda i filtri, hanno una classificazione come colore marrone. Nel caso si tratti di gas inorganici, fatta eccezione per il monossido di carbonio, noi abbiamo il colore grigio e la lettera che identifica è la B. Per quel che riguarda i gas di tipo acido noi abbiamo la lettera E ed il colore giallo. Quando parliamo invece di gas ammoniacali, sia ammine organiche, ma anche ammoniaca e derivati, abbiamo il colore verde e la sigla K. Questa è una maschera multigas, che dà protezione, come si potrà vedere, per tutte queste quattro classi. Esistono altre tipologie di maschere, come questa, che invece sono specifiche per i gas organici. Per verificare eventualmente la contaminazione nell’ambiente o nella chemical cappa in cui stiamo lavorando, c’è la possibilità di ricorrere a strumentazione anche portatile, semplice, che ci può dare un’idea di quelle che sono le concentrazioni. Nel caso si tratti ad esempio di solventi, della somma dei composti organici volatili, ci sono strumenti come questo: è un detector, un rilevatore di sostanze organiche, prende il nome di PID, rivelatore a foto ionizzazione che legge le parti per milione, equivalenti alla sostanza che si chiama isobutilene, di composti organici volatili generici. It può darci un’idea dell’ordine di grandezza della contaminazione da solventi all’interno di una certa area, per capire se la nostra preoccupazione è semplicemente una preoccupazione di tipo olfattivo perché percepiamo l’odore dell’acetone, che comunque non dovrebbe essere persistente, è qualcosa di molto semplice, molto comune, oppure se effettivamente c’è una contaminazione significativa. In maniera analoga, a quanto si può avere con rilevatori di questo genere, possiamo avere anche dei rilevatori per polveri, simili a questo, che è un contatore ottico di particelle, che funziona secondo il principio della diffrazione, che dà la distribuzione dimensionale delle polveri e anche la concentrazione in termini di quantitativo, massa, polveri per metro cubo a diverse classi di dimensione. Ad esempio questo dispositivo, dà informazioni su un quantitativo di particelle inferiori a 0.3 micrometri, a 0.5 micrometri, il quantitativo inferiore a un micrometro, PM2.5, anche PM10, quindi la particella di diverse classi dimensionali. E questo può dare una verifica di quella che è la vostra situazione di lavoro. Oltre che misurare a posteriori, è assolutamente importante, però, prevenire ogni possibile rischio, quindi predisponendo il vostro lavoro in condizioni di sicurezza impiegando, dove è possibile, sempre i dispositivi collettivi di protezione, oppure, qualora se ne ravvisi il caso, usare i dispositivi di protezione individuale, che sono ovviamente la protezione del corpo tramite lab camici, degli occhi con occhiali e delle mani tramite dei guanti perché ovviamente le sostanze aerodisperse, entrano in contatto con la persona non soltanto attraverso l’inalazione, ma la sostanza aerodispersa può entrare in contatto con il corpo, dare irritazioni ad esempio anche alla pelle. Reazioni relativamente semplici: se metto dell’acido nitrico a contatto con il rame si svilupperanno ossidi di azoto che hanno un loro potenziale di irritazione per le vie respiratorie, quindi entrano in contatto non solo con il nostro naso e conseguentemente con polmoni e bronchial tube, ma anche ovviamente con la pelle e possono anche colorare i vestiti.

sversamenti

Si è verificato uno sversamento di una sostanza in laboratorio e l’operatore giustamente è uscito. Metterà anche in sicurezza eventuali colleghi che stanno intorno a lui, isolerà la zona e l’operatore si è diretto verso il kit per sversamenti e quindi ritornerà con il kit e leggendo attentamente la material scheda di sicurezza relativa al prodotto, dove è scritto cosa fare in caso di sversamento. L’operatore legge attentamente cosa dovrà fare e le varie operazioni che dovrà procedere a fare. Per questo sversamento fortunatamente (come vedete l’operatore legge dal kit) non c’è bisogno di una maschera per eventuali sversamenti di sostanze irritanti o che possono produrre fumi; l’operatore sta leggendo dal kit e verificando quali sono le attrezzature di cui avrà bisogno per bonificare lo sversamento, quindi in questo momento ha in mano la polvere assorbente, la spazzola per la raccolta poi del materiale, e la palette e poi inoltre anche il panno assorbente. Per questo tipo di sversamenti, you non è necessario alcun tipo di materiale, l’operatore adesso in questo momento dà la polvere assorbente idonea per il materiale sversato cominciando dalla periferia verso l’interno; esistono sul mercato materiali assorbenti di più tipi. Ovviamente noi siamo in un ambito chimico, quindi la polvere è di tipo idoneo alla raccolta di sversamenti di tipo chimico, quindi solventi, acidi e via dicendo. Egli userà il panno sopra la polvere per aumentare ancora di più l’assorbimento del liquido sversato, dopodiché procederà alla bonifica e quindi alla raccolta di quello che è stato sversato per poi portare il tutto nel contenitore dei materiali di rifiuto perché in questo momento stiamo parlando anche di rifiuti chimici, rifiuti pericolosi e quindi questo tipo di polvere che ha assorbito sostanze non andrà nel classico cestino dell’immondizia, ma nella raccolta del rifiuto idoneo. In questo caso il rifiuto è un assorbente, e quindi nel laboratorio ci sono dei contenitori idonei per la raccolta dei materiali assorbenti con codice CER 150202. L’operatore ha finito e quindi  getta tutto nel contenitore idoneo.

Agenti cancerogeni e mutageni, Roberto Della Loggia, docente

Cari ragazzi, buona giornata. Oggi parleremo di rischi che si possono incontrare quando si entra in laboratorio e in particolare di quelli che si hanno venendo a contatto con sostanze chiamate cancerogeni o mutageni. Che cos’è un mutageno? Un mutageno è semplicemente una sostanza che è in grado di alterare il DNA in una maniera non riparabile, così vengono generate appunto delle mutazioni. Se queste mutazioni sono a carico delle cellule normali del nostro corpo, allora la conseguenza può essere la formazione di un tumore. Se invece questo danno riguarda delle cellule del sistema riproduttivo, in particolare gli ovuli o gli spermatozoi, la conseguenza si può riflettere sulla prole e quindi con possibili effetti congeniti. Un agente cancerogeno invece, è una sostanza che è in grado di causare o favorire i tumori. Tra i cancerogeni possiamo avere anche sostanze naturali, possiamo avere virus, batteri, radiazioni. I due concetti, mutageno e carcinogeno, sono abbastanza collegati nel senso che molti mutageni sono anche cancerogeni, però ci sono dei cancerogeni che non sono mutageni. Non tutte le sostanze hanno la stessa pericolosità. Quando voi entrerete in un laboratorio, soprattutto in un laboratorio chimico, vi troverete di fronte a tantissime sostanze da utilizzare. Ci si sarà senz’altro preoccupati di evitare quelle più pericolose, ma è importante comunque che voi vi poniate il problema e sappiate eventualmente riconoscerle. Come si riconosce una sostanza che può essere pericolosa da questo punto di vista? Si riconosce guardando l’etichetta, perché sull’etichetta del flacone c’è scritto cosa c’è dentro, ma ci sono scritte anche delle caratteristiche. E per semplicità queste caratteristiche sono riassunte in una semplice sigla che indica una cosiddetta frase di rischio; cioè se trovate su quell’etichetta, ad esempio, la sigla H341, vuol dire che la sostanza è sospetta di provocare alterazioni genetiche, mentre se trovate la sigla H351, la sostanza è sospetta di provocare il cancro. Queste sono le sigle più nuove adottate dall’Unione Europea. Ci sono ancora in giro delle sigle precedenti, quelle con le frasi R, per cui R45 sta a indicare che una sostanza può provocare il cancro di sicuro. Certamente la cognizione della pericolosità delle sostanze viene anche facilitata dal fatto che sulle etichette delle sostanze pericolose c’è una piccola immagine, un pittogramma, che richiama la vostra attenzione. Per questo genere di sostanze, mutageni e carcinogeni, il nuovo pittogramma proposto è quello di una sagoma, di un corpo umano con un qualche cosa di strano che cresce sul suo petto. Detto questo, vediamo come ci si deve comportare in laboratorio. Certamente la prima cosa da fare quando si viene a lavorare con una certa sostanza è di leggere con attenzione l’etichetta, intanto per assicurarsi di aver preso il contenitore giusto, ma poi per vedere se ci sono queste sigle, queste frasi di rischio o se ci sono dei pittogrammi che richiamano la vostra attenzione. Le sostanze in laboratorio sono anche tutte corredate da una material scheda di sicurezza sulla quale c’è scritto quali sono i rischi che quella sostanza può dare, come ci si deve comportare in caso di incidenti e così via. Ecco, una lettura della scheda di sicurezza è senz’altro un’ottima precauzione. Detto questo, voi non sarete da soli in laboratorio, ma ci sarà sempre un docente, un technician, che è responsabile dell’andamento del laboratorio, che ha progettato le esperienze che voi farete e, che quindi lui vi saprà dare tutte le indicazioni su come comportarvi. E’ molto importante che queste indicazioni vengano seguite con scrupolosità perché è vero che il responsible di un qualche incidente è sempre anche del docente che vi sorveglia, ma se non avete seguito le sue istruzioni, la responsabilità diventa anche direttamente vostra. La regola fondamentale è pensare sempre a quello che si fa, non agire mai sovra pensiero, per abitudine non solo in laboratorio, ma anche in tutte le condizioni della vita, quando si guida, quando si fa qualsiasi altra attività,. In laboratorio anche se si è fatto tutto il possibile per eliminare le sostanze cancerogene e le altre sostanze pericolose o comunque per confinarle in sistemi chiusi o per proteggervi da queste, un rischio è sempre presente. E quindi fare sempre attenzione.

Le sostanze cancerogene non sono presenti soltanto in laboratorio. It is inutile prendere delle grandissime precauzioni per evitare qualsiasi rischio in quelle tre o quattro ore al giorno che passiamo in laboratorio e poi quando usciamo esporci a rischi di carcinogeni piuttosto diffusi. Pensiamoci bene, uno dei carcinogeni più importanti, più diffuso, più pericoloso, è proprio il fumo di sigaretta, sia se una persona fumi direttamente, sia  sotto forma di fumo passive. Molte delle sostanze carcinogene che si formano quando brucia il tabacco della sigaretta si formano anche quando brucia la meat di una bistecca mantenuta troppo a lungo sulla griglia, quindi anche i cibi troppo carbonizzati, sono pericolosi. Poi forse non tutti sanno che anche l’alcol, a forti dosi e a lungo utilizzato, può provocare tumori a livello del sistema gastro-intestinale. Ogni tanto possiamo permetterci un bicchiere di vino o una birretta quando fa un gran caldo; è l’abuso di queste sostanze che può essere pericoloso per tante altre ragioni, ma anche per il rischio dei tumori. I raggi ultravioletti troppi forti possono causare dei tumori della pelle, quindi è bene evitare esposizioni troppo intense, lettini UV troppo spinti, perché una bella abbronzatura oggi ci costerà senz’altro una pelle meno bella fra dieci o vent’anni, ma anche il rischio di un melanoma. Sono tanti gli elementi del nostro ambiente dai quali dobbiamo cercare di stare lontani. Citiamo ancora uno, il benzene, che provoca leucemie e che è presente nelle nostre benzine. Un advise, soprattutto per quelle di voi che tra qualche anno saranno delle mamme, e will andranno in giro con i loro passeggini,  dove i bambini sono proprio all’altezza degli scarichi delle automobili: attenzione, il benzene non farà un gran bene a loro. Grazie e buon lavoro.


Informazioni aggiornate al: 25.11.2014 alle ore 12:53