Trieste, dicembre 1998
 

Cara amica / Caro amico,

indirizzo questa lettera aperta a tutti gli studenti dell’università di Trieste che, in qualche misura, si considerano credenti e cristiani. Io ne conosco solo pochi. Se ti interessa, riflettici. Se la puoi estendere ad altri, farai cosa utile.

I cristiani cattolici in qualche modo c’entrano con la "pastorale" della chiesa. Tu poi sei universitaria/o, quindi hai a che fare con la pastorale universitaria. Ne sei oggetto o soggetto?

Forse, prima di rispondere a questa domanda, te ne verrà in mente un’altra. Che cos’è, nella chiesa, la pastorale universitaria? Rispondo alla domanda citando un brano di un nostro documento del 1988:

 

1 .1 Azione pastorale della Chiesa è quella nella quale essa partecipa all’azione di Gesù pastore: Colui che guida gli uomini sulla strada che porta verso il Padre e verso i fratelli.

1.2 La Chiesa è nel mondo e resta in esso: opera, come il lievito, nell’immersione e nel contatto. Vive nell’ambiente in cui Dio la chiama a vivere, per rendervi presente Dio.

1.3 L’articolazione tradizionale della Chiesa è prevalentemente territoriale, ma, nella crescente mobilità del mondo moderno, sono necessarie anche altre articolazioni: l’attenzione all’ambiente università è una di queste.

1.4 E’ certo che i cristiani all’università ci sono, ma sembra non esservi una sufficiente sensibilità ecclesiale nell’ambiente universitario.

1 .5 La pastorale universitaria, vista nelle varie sue attuazioni concrete nel nostro paese, si orienta prevalentemente sue due linee:

a) La formazione cristiana degli studenti, tenuto conto che gli anni di università rappresentano per tutti un momento particolarmente significativo per la crescita della persona, per molti un periodo di vita al di fuori del proprio ambiente di origine, per alcuni la permanenza in ambienti gestiti da enti cattolici.

b) La testimonianza cristiana all’interno dell’università, come contributo perché l’università sia strumento positivo di crescita per la società. La Chiesa, annunciatrice dei beni eterni, non è staccata dall’impegno di costruire le speranze terrene; anzi più grande è il dovere dei cristiani di collaborare con tutti gli uomini per un mondo più umano (cfr. GS 57). La Chiesa, e quindi la pastorale universitaria, intende indirizzare il cristiano ad evitare sia un assenteismo distaccato che un integralismo invadente, per spingerlo, in crescente compartecipazione, alla fatica della ricerca di modelli nuovi e sempre migliori per la valorizzazione dell’uomo in quanto tale.

 
Tu, se ti consideri cristiana/o, non puoi non farti guidare da Gesù pastore e, in quanto universitaria/o, non puoi non farti guidare da lui anche in questa esperienza che impegna alcuni anni determinanti della tua crescita. Questo si traduce dicendo che sei oggetto della pastorale universitaria.

D’altra parte ne sei anche soggetto, se ti consideri un cristiano maturo (e tu probabilmente hai già ricevuto la cresima, sacramento della "maturità cristiana"). Un cristiano maturo non può non sentirsi responsabile nei confronti delle persone che vivono la sua stessa esperienza nel suo stesso ambiente. Tuo dovere è farti strumento nelle mani di Gesù pastore per aiutare ragazzi e ragazze che frequentano l’università di Trieste a capire il senso della vita, a scegliere il cammino giusto, ad arrivare, se possibile, all’amicizia personale con Gesù.

Probabilmente tu sei già oggetto e soggetto di pastorale "cristiana". Quello su cui vorrei invitarti a riflettere è l’aggettivo "universitaria".

Per chi è già impegnato nella propria comunità si pone spesso un problema serio di ordine pratico. Nelle parrocchie dei piccoli centri ed anche in diverse parrocchie di città le persone disponibili e capaci di un servizio ecclesiale sono poche e tra queste poche si annoverano gli "intellettuali", gli universitari. Da un lato il parroco non è disposto a farne a meno e dall’altro le persone interessate non vogliono staccarsi da un lavoro spesso gratificante e temono di buttarsi in un ambiente nuovo. Io penso che queste persone devono spostare il baricentro del loro cuore verso l’università di Trieste. Per chi ha chiaro il concetto di baricentro ciò non significa chiudere con quanto si faceva nel proprio ambiente di provenienza per dedicarsi completamente al nuovo, ma cercare un proprio equilibrio, diverso da caso a caso, unico per ciascuna persona. Certo è che la pastorale universitaria all’interno dell’università la possono fare soltanto gli universitari.

Come? Qui il discorso è aperto. C’è un minimo indispensabile per tutti, dove minimo non significa piccolo: la propria testimonianza di vita. Poi ci possono essere tanti altri modi all’esterno e all’interno dell’università. Occorrono il sostegno e la collaborazione alle iniziative della pastorale diocesana, dagli aspetti più materiali, come affiggere i manifesti e imbucare le lettere e dare un volantino al proprio vicino (che non è poi un fatto esclusivamente materiale!), al pensare le strade migliori da imboccare. E il pensiero e la fantasia sono fra le doti più importanti che puoi mettere a disposizione. E poi interessarsi e partecipare agli organismi rappresentativi, collaborare col CUES (Centro Universitario Etica e Scienza), aiutare i portatori di handicap, interessarsi al nostro sito Internet, che fra poco entrerà in attività … Insomma la cosa doverosa per un cristiano è non chiudersi nel proprio bozzolo.

Questo come soggetto di pastorale. Come oggetto, a Trieste puoi trovare, se cerchi, persone, occasioni, iniziative, gruppi che ti aiutano a crescere non semplicemente come cristiano, ma come cristiano in università. Il C.D.P.U. ti mette a disposizione alcune possibilità, prima fra tutte la cappella universitaria.

Cordialmente tuo
                                                                                                            
 

(sac. dott. Lucio Gridelli)