Australia

Introduzione

Paesaggio Australiano

L’Australia è un continente dell'emisfero australe, circondato dagli oceani Indiano, a ovest e sud, e Pacifico a est. È formata da una serie di isole di cui le principali sono la cosiddetta Mainland e la Tasmania.
L’Australia è uno dei più piatti, bassi e aridi continenti della Terra. E’ un continente in lenta erosione. Ad oriente, l’Australia mostra gran parte dei suoi rilievi montuosi: una lunga catena corre da nord-est a sud-est per 3.500 km, con altitudine media di 1.200 m, dividendola in due parti. In questa catena si trovano numerosi rilievi con diverse denominazioni. Il Monte Kosciuszko delle Alpi Australiane è la cima più alta del continente con 2.228 m. Ad occidente, si estende lo scudo australiano, caratterizzato per lo più da aree desertiche e da modesti e pochi rilievi. Qui affiorano rocce molto antiche: nella parte occidentale la crosta continentale ha un’età di 3.500 milioni di anni. Altrove, altre rocce sedimentarie metamorfosate contengono zirconi di 4.400 milioni di anni. L’Australia è, dunque, più giovane di 200 milioni di anni dell’origine della Terra! Tra la Grande Catena Divisoria e il Grande Scudo Australiano si estende il Grande Bacino Artesiano, una vasta depressione dove sono situate alcune tra le più fertili pianure australiane. Esso è formato dai bacini del lago Eyre e del fiume Murray e dalla regione circostante il golfo di Carpentaria.La regione è prevalentemente pianeggiante, e nelle zone interne è desertica e rocciosa; comprende il deserto Simpson, costituito da dune sabbiose. Il lago Eyre è un esteso lago salato, situato nella parte orientale dell’Australia Meridionale e ad esso tributano numerosi sistemi idrografici.
Il clima dell'Australia varia notevolmente dal nord al sud, passando dal tropicale umido al temperato, tipico delle regioni del sud. Nella regione tropicale, che occupa il 40% della superficie, le piogge si concentrano nella stagione estiva, tra febbraio e marzo. Nel resto dell'anno sono frequenti gli alisei che soffiano da sud-est creando un clima secco e caldo. I deserti australiani, che coprono l'area centrale del Mainland, presentano un clima caldo con scarse precipitazioni. Le regioni temperate calde hanno quattro stagioni con temperature che oscillano fra i 21 °C di gennaio-febbraio e i 10 °C di luglio.

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Scoperta

Esplorazione

La sua esistenza fu ipotizzata già dai greci che, come per l’Antartide, immaginarono un blocco continentale opposto a quello settentrionale: la Terra Australis Incognita.
I primi abitanti dell'attuale Australia furono gli aborigeni, giunti dall'Asia circa 50.000 anni fa, che grazie a una particolare capacità d'adattamento riuscirono a popolare gran parte dell' isola, mantenendo sempre uno stile di vita seminomade. Si calcola che la popolazione aborigena all'arrivo dei primi europei contasse tra i 500.000 e il milione di individui. Nel 1422 navigatori cinesi mapparono il continente, talora sbarcandovi alla ricerca di minerali metalliferi.
Per le prime esplorazioni europee bisognò attendere il XVII secolo: l'Australia fu avvistata, per la prima volta, nel 1606, da Willem Janszoon che sfiorò l'attuale Capo York. Soltanto nel 1616 il primo europeo, Dirk Hartog, scese sul suolo australiano. Successivamente, fra il 1635 e il 1645, gli olandesi Peter Nuyts e Abel Tasman esplorarono gran parte della costa meridionale e l'attuale isola di Tasmania, giungendo fino in Nuova Zelanda. Scoperta Essi credevano erroneamente che il Sud dell'Australia costituisse un'isola diversa da quella toccata da Hartog e la battezzarono con il nome di Nuova Olanda, senza però occuparla e colonizzarla ritenendo che fosse solo un immenso deserto privo di risorse.
Nel 1770 James Cook sbarcò a Botany Bay, a pochi chilometri dall’attuale posizione di Sydney, prendendo possesso di tutta la costa orientale in nome della Corona Britannica e dandogli il nome di Nuovo Galles del Sud. Sulla spinta delle scoperte di Cook, l'Inghilterra iniziò ad avviare i primi progetti per l'Australia. Che la Nuova Olanda fosse un’unica area continentale fu dimostrato nel 1803 da Matthew Flinders che la circumnavigò e chiamò questa nuova terra Australia.
Nel 1786 il governo inglese approvò la costituzione di una colonia penale a Botany Bay, destinata a rinchiudere i prigionieri condannati all'ergastolo o particolarmente pericolosi per la società. I detenuti a Botany Bay erano incaricati ai lavori forzati per estrarre le prime risorse minerarie scoperte che venivano poi inviate in Gran Bretagna.

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Evoluzione del rapporto uomo ambiente

Ai tempi in cui Charles Darwin cominciò a tradurre le sue acute osservazioni nella teoria che lo avrebbe reso celebre, la comunità dei naturalisti stava discutendo di strani fossili ritrovati dagli esploratori coloniali in Australia. Uno di questi era Thomas Mitchell, Ispettore Generale del Nuovo Galles del Sud tra il 1828 e il 1855, che divenne un suo collaboratore.
Aborigeno Questi fossili vennero rinvenuti in caverne e bacini lacustri, tra cui il Lago Callabonna nel Sud dell'Australia, dove, nel 1892, un mandriano aborigeno scoprì un vero e proprio cimitero di animali pleistocenici. Uno dei più attivi ricercatori di quel periodo, l’anatomista inglese Richard Owen, che divenne il primo direttore del museo di storia naturale di Londra, sospettava che “l’intervento ostile dell’uomo” avesse avuto un ruolo critico nell’estinzione di questi animali.
Durante l'ultimo periodo del Pleistocene, negli ultimi 100 mila anni del periodo glaciale, più di cinquanta specie di animali si sono estinte nel continente australiano, inclusi rettili, uccelli e mammiferi. Sono sparite l’85% delle specie terrestri con peso corporeo superiore ai 44 chili. La maggior parte erano marsupiali, ma la lista include anche grandi uccelli che non volavano, come Genyornis newtoni. In totale sono andate perdute 60 specie di vertebrati, compresi marsupiali bizzarri, giganteschi canguri carnivori e tartarughe grandi come automobili. Tra i rettili scomparsi figura la lucertola Megalania prisca, della lunghezza di 7 m, dotata di grandi denti acuminati. Era il carnivoro più grande d'Australia, che ha dato origine a molte leggende aborigene. Nella parte meridionale del continente viveva un enorme serpente, Wonambi narracourtensis, del peso di quasi 50 kg e lungo 5 m. Durante il Pleistocene l'Australia ospitava anche due enormi specie di coccodrilli fluviali, del peso di 200 kg, con denti simili a quelli dei dinosauri carnivori. Il mammifero estinto di maggiore massa corporea era il Diprotodonte, un erbivoro avente la forma del Vombato, ma le dimensioni di un rinoceronte, con un peso di 2 t.
Moloch horridus ispirato a una crudele divinità aborigena, detto anche diavolo spinoso, un piccolo rettile presente in gran parte dei deserti del continente australiano. Una delle peculiarità della megafauna australiana era la scarsità di carnivori, ristretti a poche specie: Thylacole carnifex, conosciuto come il "leone marsupiale", delle dimensioni di un leopardo, la già menzionata lucertola Megalania, la tigre della Tasmania o Thylacinus e il gigantesco canguro-topo Ekaltadeta ima. Un lontano discendente di quest'ultimo è il ratto canguro muschiato, un piccolo animale, del peso di 1 kg, che vive attualmente nelle foreste del Queensland. Mangia piccoli animali ed è l'unico canguro a non saper saltare! I marsupiali carnivori australiani avevano raggiunto la maggiore diffusione nel primo e medio Miocene. Alcune di queste specie erano ancora viventi, ma già in declino, quando gli aborigeni hanno occupato il continente, circa 60 mila anni fa. Ovviamente qualche altro fattore, oltre all'influenza umana era al lavoro: con ogni probabilità, gli aborigeni hanno solamente accelerato il processo di estinzione. Nel XX secolo sono avvenuti nuovi ritrovamenti, e attualmente esistono dozzine di siti importanti sparsi tra l’Australia e la Nuova Guinea. Alcuni ricercatori addebitano all’ultima era glaciale la scomparsa dei grandi animali, ma non si piega come mai la megafauna, dopo aver resistito a una ventina di ere glaciali precedenti, sia stata sopraffatta proprio dall’ultima glaciazione. Altri studiosi affermano che sia stato l'uomo a spazzare via i grandi animali che probabilmente svolgevano un ruolo ecologico importantissimo nel riciclo delle sostanze nutrienti del suolo. Così si diffusero sempre di più piante, capaci di tollerare i terreni aridi, ma facilmente soggette agli incendi. Emù, specie originaria dell' Australia Scoppiarono roghi devastanti e l’idrologia del territorio subì un drastico cambiamento, alterando il clima. In risposta a tale situazione, gli antichi aborigeni svilupparono nuove tecniche di gestione della terra, appiccando piccoli incendi per evitare quelli di maggiore entità. In un ecosistema impoverito, la popolazione raggiunse così un nuovo equilibrio che sarebbe stato poi turbato sola- mente dall’arrivo degli europei nel XIX secolo. L’Australia ha il primato mondiale per quanto riguarda l’estinzione di animali. Si sono estinte 20 specie negli ultimi 200 anni, quasi il 50% delle estinzioni globali. Tale strage è dovuta principalmente agli animali non autoctoni introdotti dall’Europa, quali il gatto (diventato selvaggio) e la volpe, come pure i cani da caccia inglesi che hanno causato la grande diminuzione dell’emù e del canguro. Se Darwin tornasse oggi a visitare l'Australia troverebbe un continente ecologicamente fragile, minacciato da inquinamento, estinzioni e ancora alle prese con la proliferazione delle specie alloctone, come i rospi giganti introdotti nel 1935 dalle Hawaii per distruggere gli insetti che mettevano a repentaglio le piantagioni di canna da zucchero. Darwin noterebbe anche che la situazione degli aborigeni, che tanto lo impressionò nel corso del suo primo viaggio, è ancora oggi una questione controversa. In Tasmania fu particolarmente disgustato dal trattamento che gli inglesi riservavano a loro, tanto da annotare sul suo diario:

«Le varietà umane sembravano operare le une sulle altre nel medesimo modo delle differenti specie di animali: i più forti distruggono sempre i più deboli».(Lettera di Darwin ad Asa Gray, 1857)

Il futuro della colonia australiana e la sua rapida prosperità erano per Darwin molto dubbi.


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Darwin e l'Australia

Binalong Bay, una piccola cittadina a nord-est della Tasmania,
«“… l’Australia sta diventando,…, un grande centro di civiltà che, in epoca non molto lontana diventerà la regina dell’emisfero meridionale” Charles Darwin, Viaggio di un naturalista intorno al mondo (1845)»

Il primo sentimento che il naturalista Charles Darwin provò appena mise piede su suolo australiano fu l’orgoglio di essere inglese! Ammirò le strade regolari, larghe e pulite, le ampie case, le botteghe ben fornite, paragonando Sydney ad alcune grandi città inglesi. Bastarono, però, pochi giorni di visita nella città e nell’entroterra per fargli cambiare idea.
Pur essendo consapevole che una visita così breve non poteva dare un quadro complessivo della società australiana, Darwin rimase molto deluso dalle condizioni della popolazione. Essa era divisa in fazioni su ogni argomento: la parte più abbiente mostrava uno stato di dissolutezza notevole tanto che le persone rispettabili non potevano frequentarle. Osservò anche la gelosia dei figli degli ex detenuti, divenuti ricchi ed emancipati, verso i figli dei coloni liberi, ritenuti invasori.
Percepì alcune situazioni portate all’eccesso. Il denaro era l’unico scopo sia dei poveri che dei ricchi: lana e pascoli erano gli interessi principali di quest’ultimi. I capitali di una persona senza fatica potevano rendere il triplo rispetto all’Inghilterra. I beni di lusso abbondavano e costavano poco più che in madrepatria, mentre i generi alimentari erano più economici. Il mercato del lavoro era molto fluido tanto da consentire un impiego fin da giovane età, infatti i figli dei coloni tra i 16 e i 20 anni potevano già avere la conduzione di una fattoria, seppur lontana.
Il Beagle rimase all’ancora nel porto di Sidney dal 12 al 30 gennaio 1836. Darwin esplorò a cavallo la regione intorno a Sidney collezionando campioni di flora e fauna e facendo osservazioni sulla geologia delle Montagne Blu. Fiore denominato Lantana Fu impressionato dall’evidente erosione dovuta allo scorrere dell’acqua confermando nella sua mente il concetto che il mondo era stato modificato su vaste scale temporali. Andò anche a caccia di insetti, collezionando 90 diverse specie, 31 delle quali fino ad allora sconosciute alla scienza; dopo la sua visita, Darwin utilizzò per più di 40 anni la sua collezione di campioni australiani, continuando ad acquisire informazioni e materiali e a mantenere uno stretto rapporto con i naturalisti locali.
L’osservazione della fauna e della flora australiane, così uniche rispetto a quelle di altre parti del mondo, ebbero un grande effetto su Darwin. Non ebbe l’occasione di vedere canguri, ma fece la conoscenza di altre specie bizzarre: infatti Darwin fu il primo studioso inglese a vedere l’ornitorinco. Notò che aveva una strana somiglianza con il topo d’acqua, sia come apparenza che comportamento, nonostante fosse una specie totalmente diversa.
Da queste osservazioni di convergenza evolutiva tra specie australiane e di altri continenti, derivò il suo famoso commento che l’Australia doveva essere stata l’opera di un creatore diverso da quello che era stato responsabile per la costruzione del resto del mondo. L’isolamento geografico della flora e della fauna australiana diedero a Darwin indizi cruciali per sviluppare la sua teoria dell’evoluzione.
Grazie anche alle osservazioni di Darwin, oggi si ritiene che l’evoluzione dei mammiferi marsupiali abbia avuto luogo in Sud America durante il Paleocene (tra 65 e 56 milioni di anni fa circa). Successivamente, i marsupiali si sarebbero diffusi dal Sud America all’Antartide e dall’Antartide all’Australia, sfruttando il fatto che a quel tempo queste tre terre erano unite in un unico grande continente.
Durante l’epoca successiva, l’Eocene (tra 56 e 34 milioni di anni fa circa), avrebbe avuto luogo, sempre in Sud America, l’evoluzione dei mammiferi placentati. Alcune forme, simili agli attuali ungulati (cervi, camosci, caprioli) migrarono in Antartide, sfruttando le connessioni ancora presenti fra i due continenti. A differenza dei marsupiali, essi non ebbero la possibilità di raggiungere l’Australia.
L’Antartide giocò un ruolo importante nella dispersione di queste faune. Sembra che le sue enormi foreste di Notophagus fossero vere e proprie barriere tali da permettere il passaggio solo a marsupiali di piccola taglia. Un braccio di mare separò definitivamente l’Australia dall’Antartide. Circa 60 milioni di anni fa, l’Australia divenne una grande isola popolata solo da marsupiali che, a loro volta, rappresentano un esempio fantastico di radiazione adattativa.
Piccoli Conigli Australiani Così i mammiferi marsupiali, privi di competitori dopo l’isolamento del continente, riuscirono a evolversi e ad occupare rapidamente numerose nicchie ecologiche. Comparvero il mirmecobio, simile al formichiere, il diavolo della Tasmania simile al ghiottone, il diasuro simile al gatto, i topi ed i lupi marsupiali, fino ad arrivare all’attuale canguro.
Il 30 gennaio il Beagle fece vela per Hobart, capitale della Tasmania e vi rimase 10 giorni. Darwin osservò che il dingo, un mammifero simile al cane, non era presente in Tasmania e questo lo portò a concludere che tale animale doveva essere giunto sul continente dopo che l’isola se ne era staccata. La Tasmania, infatti, si separò dall’Australia 14.000 anni fa in seguito alla crescita del livello del mare nel periodo post glaciale.
Gli anni tra il 1836 al 1841 rappresentarono l’acme dell’industria baleniera in Tasmania: c’erano ben nove stazioni baleniere nei dintorni di Hobart, che fu fondata in questo sito proprio per l’abbondanza di cetacei vicino alla costa, che regolarmente risalivano il fiume.
Non era necessario avere grossi velieri per andare in cerca delle prede in mare aperto, la caccia veniva effettuata con barche “baleniere”, snelle, agilissime a vela e a remi. La preda veniva poi rimorchiata a terra per il macello e il processo di fusione del lardo nelle apposite industrie.
L’olio di balena veniva utilizzato per l’illuminazione delle lampade a olio, mescolato alla cera delle candele, per la filatura della lana e per lubrificare i macchinari. Più tardi fu usato nella manifattura di sapone, nell’industria tessile, per la produzione di juta, vernici, esplosivi, pitture e persino di cosmetici e delle prime margarine. Fu il primo degli oli, sia animali che minerali, a essere stato prodotto commercialmente con successo. Nel 1850, la domanda di olio di balena cessò e la caccia si orientò su quelle balene che fornivano i fanoni per produrre stecche flessibili, usate per i parasoli o per corsetti e busti delle dame dell’epoca. L’attività terminò completamente nel 1893, quando gli ultimi balenieri furono licenziati.
Nel 1979 l’Australia chiuse completamente l’industria baleniera e si dedicò alla protezione dei cetacei. Se Darwin ritornasse oggi nel porto di Hobart, noterebbe che la caccia spietata alle balene è finita, come per altro aveva previsto, e che le baleniere sono state rimpiazzate da navi che cercano di ostacolarne le attività.

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Economia

Nel 1779, scoprendo l'Australia al seguito dell'esploratore James Cook, il naturalista Joseph Banks suggerì che la Gran Bretagna avrebbe potuto risolvere i problemi di sovraffollamento delle sue prigioni trasferendo i detenuti nel Nuovo Galles del Sud, regione aspra e inospitale del nuovo continente: qui la minaccia di morte per inedia accolse i nuovi arrivati e continuò a pendere sul capo della colonia per almeno 16 anni. Nei decenni successivi anche i liberi cittadini cominciarono a essere attratti dall'Australia, ma fu la scoperta dell'oro, negli anni '50 del XIX secolo, a cambiare il volto della colonia. L'enorme afflusso di immigranti e la scoperta di numerosi e abbondanti giacimenti diedero una grande spinta all'economia e modificarono la struttura sociale coloniale in modo irreversibile. Corsa all'oro Gli aborigeni vennero spietatamente cacciati dalle proprie terre man mano che i nuovi coloni le requisivano per coltivarle o per scavare miniere. La rivoluzione industriale in Inghilterra aveva bisogno di materie prime e le risorse minerarie e agricole del nuovo continente dovevano oni internazionali riconosciute ufficialmente. Queste attività sono perfettamente controllate e seguite da guide formate dal WWF e da personale qualificato.Nel 1779, scoprendo l'Australia al seguito dell'esploratore James Cook, il naturalista Joseph Banks suggerì che la Gran Bretagna avrebbe potuto risolvere i problemi di sovraffollamento delle sue prigioni trasferendo i detenuti nel Nuovo Galles del Sud, regione aspra e inospitale del nuovo continente: qui la minaccia di morte per inedia accolse i nuovi arrivati e continuò a pendere sul capo della colonia per almeno 16 anni. Nei decenni successivi anche i liberi cittadini cominciarono a essere attratti dall'Australia, ma fu la scoperta dell'oro, negli anni '50 del XIX secolo, a cambiare il volto della colonia. L'enorme afflusso di immigranti e la scoperta di numerosi e abbondanti giacimenti diedero una grande spinta all'economia e modificarono la struttura sociale coloniale in modo irreversibile.
Gli aborigeni vennero spietatamente cacciati dalle proprie terre man mano che i nuovi coloni le requisivano per coltivarle o per scavare miniere. La rivoluzione industriale in Inghilterra aveva bisogno di materie prime e le risorse minerarie e agricole del nuovo continente dovevano espandersi per soddisfare la crescente domanda. L'Australia, oggi, gode di uno dei maggiori livelli di benessere al mondo: l'industria occupa il 21% della forza lavoro, mentre l'esportazione di materie prime costituisce la spina dorsale dell'economia australiana.
Le esportazioni sono rappresentate principalmente da prodotti non lavorati, mentre le importazioni riguardano diversi generi di prodotti finiti. Di conseguenza, analogamente a molti Paesi in via di sviluppo, l'economia dell'Australia è vulnerabile di fronte alle fluttuazioni dei prezzi sui mercati mondiali e all'inflazione dei principali Paesi fornitori.
L'agricoltura e l'estrazione di minerali hanno avuto un ruolo centrale nello sviluppo dell'Australia. È il maggior produttore ed esportatore mondiale di lana merino, prodotta negli stati del Nuovo Galles del Sud e dell'Australia Occidentale. L'allevamento dei bovini è diffuso in tutti gli stati e territori australiani. L'attività casearia si pratica quasi esclusivamente nella piovosa zona costiera e nel sud-est del paese in aziende che impiegano tecnologie avanzate.
Oltre a essere pressoché autosufficiente per quanto riguarda i generi alimentari, esporta grandi quantità di frumento e foraggio. Importanti sono anche le colture di avena, orzo, segale, mais, semi oleosi, tabacco, riso, cotone e canna da zucchero. La frutticoltura, piuttosto sviluppata, comprende mele, banane, uva, arance, pere, ananas e papaye. Inoltre, vengono coltivate diverse specie di viti destinate alla produzione di uva passa, specialmente nella valle del Murray.
Il problema dell'irrigazione è comune a tutte le zone agricole, fatta eccezione per quelle altamente piovose. In diverse aree l'aumento della salinità del terreno si profila come potenziale minaccia per la produzione; per ridurne l'impatto e per risparmiare sull'impiego di costose risorse idriche, sono in corso alcuni esperimenti con le biotecnologie.
L'industria mineraria rappresenta da molto tempo un importante fattore della crescita sociale ed economica. Attualmente il paese è del tutto autosufficiente per quanto riguarda la domanda dei minerali economicamente più importanti, e in diversi casi è addirittura tra i principali produttori mondiali. Quasi tutti gli stati possiedono risorse minerarie, ma è l'Australia Occidentale che contribuisce in maggior misura alla produzione mineraria totale che comprende carbone, lignite, bauxite, rame, oro, minerali di ferro, manganese, nickel, stagno e uranio; di quest'ultimo la produzione è interamente esportata, coerentemente con la politica antinucleare del paese.
L'Australia partecipa per circa il 12% alla produzione aurea mondiale. In seguito alla scoperta dei giacimenti di diamanti nella regione di Kimberley nel 1979, l'Australia ne è divenuta il maggiore produttore mondiale. Dalle sabbie delle spiagge dell'Australia Occidentale si estraggono anche titanio e zircone, con diversi altri metalli tra cui l'ilmenite. Concentrati di tungsteno si estraggono dall'isola King nello stretto di Bass. I principali giacimenti di petrolio e di gas australiani si trovano nello stato di Victoria e nell'Australia Occidentale.
Dopo la seconda guerra mondiale il potenziale industriale dell'Australia ha conosciuto una notevole crescita, grazie all'introduzione di nuove produzioni e allo sviluppo di quelle esistenti. Il Nuovo Galles del Sud e lo stato di Victoria, sono i principali centri industriali. Nel Nuovo Galles del Sud sono particolarmente sviluppate l'industria siderurgica e metallurgica, meccanica, in particolare il settore aeronautico, elettronica e petrolchimica e la produzione di fibre sintetiche e di cavi elettrici. A Melbourne rilevanti sono la produzione e l'assemblaggio di macchinari e autoveicoli, l'industria alimentare e quella delle confezioni. Geelong, vicino a Melbourne, è nota per i suoi lanifici e per l'industria automobilistica. In Australia meridionale, la cui economia è stata tradizionalmente di tipo agricolo e pastorale, si è assistito dopo il 1950 allo sviluppo di numerosi e importanti centri manifatturieri. In Tasmania, sostenute da un potenziale idroelettrico a basso costo, si sono sviluppate l'industria metallurgica della carta e degli alimenti.
Incoraggiato dallo sviluppo delle comunicazioni aeree di lunga distanza, il turismo ha conosciuto un rapido incremento dal 1970 e rappresenta oggi uno dei settori più dinamici dell'economia australiana.

La città di Sydney in Australia ▲ Torna su