Progetto

Le Res gestae Divi Augusti e il contesto archeologico:

il tempio di Augusto e Roma ad Ankara.

 

 

Il Progetto Ancyra è un'iniziativa promossa dall'Università degli Studi di Trieste, che si avvale di competenze scientifiche interdisciplinari e di tecnologie avanzate, finalizzata al recupero e alla conservazione di uno dei monumenti più importanti della civiltà romana in Turchia, il tempio di Augusto e Roma ad Ankara. Dopo i primi anni di ricerca e la pubblicazione dei risultati preliminari, nell'ottobre 2001 il monumento è stato inserito dal World Monuments Watch nella lista dei cento monumenti mondiali da salvare, come patrimonio culturale dell'umanità.

Dopo l’annessione della Galazia, realizzata in Asia Minore da Cesare Ottaviano Augusto nel 25 a.C., un tempio venne eretto ad Ancyra, importante centro amministrativo della nuova provincia romana. L'edificio è dedicato ad Augusto e alla dea Roma, personificazione divina della città conquistatrice. Alla morte del princeps, i Romani scolpirono sul marmo del tempio, con belle lettere rubricate in latino e in greco, le res gestae Divi Augusti. L’epigrafe è la copia del documento originale, che Augusto stesso aveva composto e per sua volontà fatto incidere su due pilastri di bronzo, collocati all’ingresso del suo mausoleo, a Roma. Questo originale romano è scomparso da secoli mentre è giunta fino a noi la copia iscritta sull’Augusteum di Ankara. Il testo dell’iscrizione rappresenta uno dei documenti più preziosi del mondo romano, perché non contiene soltanto un elenco delle imprese di Augusto, ma descrive la trasformazione istituzionale della res publica in impero. Supponiamo che altri esemplari del testo siano stati inviati dal potere centrale di Roma nelle sue province, ma ignoriamo il numero di queste riproduzioni e la loro destinazione. Fino ad oggi, oltre all’iscrizione del tempio di Ankara, sono venuti alla luce solo pochi resti frammentari delle Res gestae divi Augusti, e tutti dall’Asia Minore. La maggior parte di essi (circa 260 frammenti, taluni di proporzioni molto modeste) proviene dal sito dove sorgeva Antiochia e sono in latino, mentre tre blocchi dell’iscrizione provengono da Apollonia e presentano solo la versione greca. Entrambe queste città si trovano nella regione che anticamente costituiva la provincia romana della Pisidia galatica ed ora corrispondono ai centri urbani di Uluborlu e Yalvaç.

 

L’Augusteum di Ankara era un edificio pseudodiptero di ordine corinzio (36 X 54, 82 m.) innalzato su un podio di circa due metri.

M. Schede - D. Krencker 1936

 

 
Oggi, del grandioso tempio di Augusto e della dea Roma, restano solo il pronao, le due pareti laterali della cella (una intatta e l’altra parzialmente demolita), e l’opistodomo.
 
 
All’interno del pronao, a sinistra e a destra di chi entra, campeggia il testo latino di Augusto, disposto simmetricamente in sei colonne di scrittura, tre per parte, ciascuna delle quali misura 4 m. di larghezza e 2, 70 di altezza. La traduzione greca delle Res Gestae Divi Augusti si sviluppa invece all’esterno, lungo la parete ancora intatta della cella, iscritta in 19 colonne larghe circa un metro e alte 1, 25. La superficie complessiva dell’iscrizione latina e greca misura intorno ai 46 m² .

Un’altra importante iscrizione, riferibile all’età tiberiana, si trova sull’anta sinistra del tempio e reca la lista dei sacerdoti galati, preposti al culto imperiale. I personaggi sono ricordati in sequenza cronologica con l’indicazione dei legati della Galazia.

 

All’inizio del VI secolo, il tempio romano fu trasformato in chiesa. Verso la metà del XV secolo, i fedeli di Haci Bayram Veli, una delle grandi figure della confraternita dei Dervisci, costruirono in suo onore una piccola moschea con il minareto, in aderenza all’antico tempio. Successivamente rimaneggiata, la moschea continua ad essere un luogo sacro per la collettività islamica. La Moschea e il Mausoleo di Haci Bayram costituiscono ancor oggi uno dei centri religiosi più importanti della capitale, mentre il monumento romano è andato in rovina. Testimoni della grandezza passata rimangono i suoi ruderi, alti quasi 12 metri e lunghi 32,50.

Attualmente un ponteggio di tubolari metallici, ormai invecchiato e pericolante, imprigiona il manufatto augusteo, non solo vietando la vista delle celebri iscrizioni, ma minacciando la struttura architettonica del tempio stesso.

 

Della peristasi e degli ortostati originali, più in basso rispetto all’attuale piano di calpestio, s’intravede ormai solo qualche resto. Successivi interventi urbanistici hanno trasformato per sempre il sito antistante, che anticamente era destinato alle feste religiose, come ricorda l’iscrizione sacerdotale dell’anta sinistra. Oggi, una massiccia pavimentazione di cemento circonda la moschea e parte del tempio, mentre una strada, aperta al traffico urbano, scorre parallela alla parete laterale dell’edificio romano.

I resti del tempio dedicato ad Augusto, visibilmente meno suggestivi di altri monumenti antichi del mondo orientale ed occidentale, sono tuttavia unici perché – come abbiamo già ricordato - conservano sulle pietre del tempio l’apologia del princeps (Res gestae Divi Augusti), che illustra in modo esemplare la storia del passaggio dal potere personale all'impero, nel pieno rispetto delle istituzioni statali e con il consenso unanime. Questo testo mirabile sta rapidamente deteriorandosi aggredito dall’azione irreversibile dell’inquinamento, dalle catastrofi sismiche e dai danni climatici, dalle ingiurie del tempo, e da quelle non meno dannose dell’uomo.